Russia, torna la crisi della benzina: regioni costrette a razionare il carburante dopo gli attacchi alle raffinerie

Mosca reintroduce i limiti alla vendita di benzina e diesel: tetti ai rifornimenti, stop alle taniche e code ai distributori mentre le riserve locali rischiano di esaurirsi in poche settimane

La Russia torna a fare i conti con una crescente emergenza carburanti. Dopo la chiusura delle urne, diverse regioni del Paese hanno iniziato a reintrodurre, senza particolare clamore, misure di razionamento per la vendita di benzina e diesel, nel tentativo di fronteggiare una penuria che si è aggravata anche a causa dei nuovi attacchi condotti dalle forze ucraine contro alcune infrastrutture energetiche russe. Il problema riguarda in particolare il sistema delle raffinerie, con gli impianti colpiti nelle aree di Mosca, Samara e Ufa, strutture che complessivamente rappresentano circa il 45% della capacità di raffinazione complessiva della Russia. La situazione ha già prodotto effetti concreti sul territorio: in alcune regioni sono tornati i limiti ai rifornimenti, sono state introdotte restrizioni per gli automobilisti e sono ricomparse le code davanti ai distributori di carburante.

Carburanti sempre più cari: prezzi aumentati del 21% dall’inizio dell’anno

La crisi arriva in un momento particolarmente delicato per il mercato energetico russo. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità locali, il costo dei carburanti in Russia è aumentato mediamente del 21% dall’inizio dell’anno, alimentando le difficoltà per automobilisti, imprese e trasportatori. Per contenere la pressione interna sull’offerta, Mosca ha già adottato misure straordinarie sul commercio estero. È in vigore infatti un divieto di esportazione della benzina fino al 31 gennaio del prossimo anno, mentre per il diesel lo stop alle esportazioni è previsto fino alla fine di ottobre. La strategia del governo russo punta a garantire una maggiore disponibilità di carburante sul mercato interno, ma diverse regioni stanno comunque registrando problemi di approvvigionamento.

Kaluga torna al sistema delle targhe pari e dispari: “tornano le code ai benzinai”

Una delle situazioni più emblematiche arriva dalla regione di Kaluga, dove il governatore Vladislav Shapsha ha annunciato il ritorno a un sistema già utilizzato in passato durante le fasi di emergenza: la vendita alternata del carburante in base alle targhe pari e dispari dei veicoli. Contestualmente è stato introdotto anche il divieto di riempire taniche e contenitori esterni, una misura pensata per evitare accumuli e garantire una distribuzione più uniforme delle scorte disponibili. Commentando la situazione, Shapsha ha dichiarato: “tornano le code ai benzinai. Siamo tutti frustrati”. La decisione è entrata in vigore mentre diverse stazioni di servizio hanno iniziato a segnalare difficoltà nella gestione delle forniture.

In Siberia limite di 15 litri per auto: riserve destinate a finire in 20 giorni

Le restrizioni sono arrivate anche nella regione siberiana di Zabaikalsky, dove le autorità hanno imposto un limite massimo di 15 litri di carburante per automobile in 48 distributori. Secondo quanto riferito dalle autorità locali, le riserve di carburante regionali potrebbero esaurirsi entro 20 giorni. Una situazione che evidenzia la pressione crescente sulla rete distributiva russa, soprattutto nelle aree più lontane dai principali centri industriali ed energetici.

Anche la regione di Leningrado limita i rifornimenti

Già nei giorni precedenti altre zone della Russia avevano adottato misure restrittive. Nella regione di Leningrado, la vendita di benzina è stata limitata a 30 litri per automobile fino al primo ottobre. Il governatore Aleksandr Drozdenko ha inoltre ammesso che la crisi ha avuto conseguenze dirette sulla rete dei distributori: un benzinaio indipendente su cinque ha temporaneamente chiuso. La riduzione dell’attività degli impianti privati rappresenta uno degli elementi più significativi della difficoltà attuale, perché riduce ulteriormente la capacità di distribuzione del carburante ai cittadini.

La pressione sulle raffinerie dopo gli attacchi alle infrastrutture energetiche

Alla base della crisi c’è anche il deterioramento della capacità produttiva causato dai raid contro le raffinerie russe, che hanno interessato alcuni dei principali poli della trasformazione petrolifera nazionale. Gli impianti di Mosca, Samara e Ufa, coinvolti nelle recenti azioni, hanno un ruolo strategico nel sistema energetico russo e insieme rappresentano una quota rilevante della capacità di raffinazione del Paese. Le difficoltà non riguardano quindi la disponibilità di petrolio greggio, ma soprattutto la capacità di trasformarlo rapidamente in benzina e diesel pronti per il consumo interno.

Una crisi che coinvolge automobilisti e settore economico

Le restrizioni introdotte nelle diverse regioni stanno aumentando le preoccupazioni anche per le conseguenze sull’economia locale. Il carburante rappresenta infatti un elemento essenziale per il trasporto delle merci, per le attività agricole e per la mobilità quotidiana. La combinazione tra riduzione della capacità di raffinazione, aumento dei prezzi e difficoltà logistiche sta creando una situazione in cui molte amministrazioni regionali hanno scelto di intervenire direttamente con misure di controllo della vendita. Mentre Mosca cerca di stabilizzare il mercato interno attraverso il blocco delle esportazioni e una maggiore redistribuzione delle scorte, diverse regioni continuano a fare i conti con una disponibilità di carburante sempre più limitata.