Diesel da record negli Usa: camionisti in ginocchio e stangata sui portafogli degli americani

Il carburante che alimenta gran parte del sistema logistico americano ha raggiunto livelli mai visti, con una successione di record nel mese di settembre

Negli Stati Uniti il prezzo del diesel è diventato uno dei segnali più evidenti delle conseguenze economiche della crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente. Dopo l’inizio della guerra che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran, il prezzo medio nazionale del carburante ha superato i 5 dollari al gallone soltanto per la seconda volta nella storia americana. Da quel momento la corsa non si è più arrestata. Settembre è stato scandito da una serie di primati. Il 3 settembre il prezzo medio nazionale del diesel ha superato il precedente massimo storico raggiunto nel giugno del 2022, durante la crisi energetica successiva all’invasione russa dell’Ucraina. Il 10 settembre è stata oltrepassata per la prima volta la soglia dei 6 dollari al gallone, mentre il 19 settembre il valore medio ha superato anche quota 6,50 dollari. Una progressione che sta trasformando il costo del carburante da problema settoriale a fattore capace di condizionare una parte molto ampia dell’economia americana. Il quadro arriva mentre il conflitto con l’Iran è entrato nel settimo mese e continua a esercitare pressioni sul mercato internazionale dell’energia. Bloomberg sottolinea come i costi del carburante siano ormai vicini ai massimi storici, con ripercussioni sulle famiglie e sulle piccole imprese.

Perché il diesel pesa molto più delle auto che lo utilizzano

La diffusione delle automobili diesel negli Stati Uniti è relativamente limitata: meno del 3% delle autovetture americane utilizza questo tipo di carburante. Il dato, tuttavia, non fotografa il vero peso del diesel nel sistema economico del Paese. I distillati, dei quali il diesel rappresenta la componente principale, valgono infatti circa il 22% del consumo energetico complessivo del settore dei trasporti statunitense. La ragione è legata soprattutto al trasporto merci: il carburante alimenta una larga parte dei grandi autoarticolati che ogni giorno attraversano gli Stati Uniti, collegando porti, centri logistici, aziende agricole, magazzini, industrie e supermercati. È proprio questa centralità nella logistica a rendere il rincaro particolarmente delicato.

I camion diesel trasportano prodotti alimentari verso i supermercati, merci all’ingrosso nei depositi e una quantità enorme di beni destinati alle attività economiche e ai consumatori. Quando aumentano i costi necessari per spostare questi prodotti, la pressione finisce inevitabilmente per propagarsi lungo la filiera. Il prezzo visibile alla pompa rappresenta quindi soltanto la manifestazione più immediata di un fenomeno molto più ampio: il diesel entra nel costo della produzione agricola, della raccolta, della distribuzione, del trasporto su strada e delle consegne finali. L’aumento può così comprimere i margini delle imprese oppure essere trasferito, almeno in parte, sui prezzi dei beni.

Dal campo al supermercato, il diesel spinge verso l’alto il costo delle merci

Quando il costo per percorrere ogni chilometro aumenta, anche il prezzo richiesto per movimentare le merci tende a crescere. Quel costo può successivamente essere incorporato nei prezzi praticati da grossisti, distributori e negozi. È per questa ragione che l’impatto del diesel finisce per raggiungere categorie di persone che non possiedono e non guidano alcun veicolo diesel. L’aumento del carburante utilizzato dai camion può riflettersi indirettamente su frutta, verdura e generi alimentari, ma anche su numerose altre merci che devono attraversare il Paese prima di arrivare a destinazione. Bloomberg evidenzia proprio il rischio di prezzi più elevati per i prodotti quotidiani, margini più stretti per le piccole imprese e bollette del carburante sempre più difficili da sostenere per gli autotrasportatori.

Scorte ridotte e raffinerie sotto pressione aggravano la crisi del diesel

Alla base della corsa dei prezzi non c’è soltanto l’aumento delle quotazioni del petrolio. Nelle ultime settimane il mercato americano dei distillati ha dovuto fare i conti anche con un quadro particolarmente teso sul fronte dell’offerta. All’inizio di settembre le scorte statunitensi di diesel risultavano ai minimi storici per il periodo dell’anno, mentre alcune raffinerie del Midwest stavano lavorando a livelli superiori al 103% della capacità nominale. Il contesto è stato aggravato dalle difficoltà nei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz e dalla riduzione della capacità di raffinazione russa, fattori che hanno contribuito ad aumentare la pressione sui prodotti raffinati. Il diesel era già arrivato a circa 5,85 dollari al gallone nei primi giorni di settembre. Nelle settimane successive la corsa è proseguita, fino al superamento dei 6 dollari e poi dei 6,50 dollari. La rapidità della progressione mostra quanto il mercato sia diventato sensibile alle condizioni dell’offerta internazionale e all’evoluzione del conflitto mediorientale.

Trasporti e piccole imprese nel mirino dei rincari

L’autotrasporto è il settore nel quale il fenomeno assume le conseguenze più immediate. Gli Stati Uniti dipendono da una gigantesca rete di camion per distribuire merci tra coste, porti, grandi centri industriali e aree interne. Per un mezzo pesante che percorre grandi distanze, anche una variazione relativamente contenuta del prezzo del carburante può produrre un aumento significativo dei costi mensili. Con un diesel sopra i 6 dollari al gallone, la situazione diventa particolarmente difficile soprattutto per gli operatori di dimensioni ridotte, che dispongono di meno strumenti finanziari per assorbire improvvisi aumenti dei costi. Il risultato è una pressione che tende a propagarsi dalla pompa di benzina fino agli scaffali. Il trasportatore cerca di recuperare il maggior costo attraverso le tariffe applicate alle aziende; il produttore o il distributore incorpora parte di quel rincaro nel prezzo della merce; il commerciante deve a sua volta decidere quanto assorbire e quanto trasferire sul prezzo finale.

Il record del diesel diventa un problema per l’intera economia americana

La vera portata della crisi emerge quindi dalla funzione svolta dal diesel nel sistema produttivo statunitense. Non è semplicemente il carburante utilizzato da una quota minoritaria di automobilisti, ma uno degli elementi fondamentali dell’infrastruttura economica americana. Alimenta i camion che riforniscono i supermercati, i mezzi utilizzati dagli agricoltori, una parte rilevante della logistica e numerose attività produttive. Per questo un incremento così rapido può tradursi in un aumento diffuso dei costi e contribuire a mantenere elevate le pressioni inflazionistiche. Dietro i nuovi record registrati alle stazioni di servizio si sta così formando una catena di rincari che attraversa agricoltura, autotrasporto, distribuzione e commercio. Finché il diesel resterà su questi livelli, la pressione non riguarderà soltanto chi deve riempire il serbatoio di un camion o di un trattore, ma continuerà a trasferirsi sul costo necessario per produrre e movimentare una parte significativa delle merci negli Stati Uniti.