Flusso retrogrado in atto e stratwarming previsto: c’è davvero un legame?

Le correnti dai Balcani e il possibile indebolimento del vortice polare potrebbero essere collegati, ma è ancora presto per stabilire se il freddo in arrivo sull’Italia sia davvero legato allo stratwarming previsto

“Questo flusso retrogrado può essere correlato al precoce stratwarming polare previsto o è presto per poterlo stabilire?” La domanda è centrata, perché le mappe mostrano contemporaneamente una circolazione in arrivo dai Balcani verso l’Italia e un possibile indebolimento molto marcato dei venti nella stratosfera polare. La coincidenza temporale può far pensare a un rapporto diretto, ma per capire se i due segnali siano davvero collegati bisogna distinguere ciò che accade nella troposfera, dove si formano le perturbazioni e il tempo che viviamo ogni giorno, da ciò che i modelli prevedono molto più in alto, nella stratosfera.

Il flusso retrogrado atteso sull’Italia appartiene alla circolazione troposferica: l’aria si muove da est verso ovest, dai Balcani verso la Penisola, lungo il margine meridionale di una vasta area di alta pressione sull’Europa. È questa configurazione a favorire l’arrivo di masse d’aria più fredde verso le nostre regioni. Lo stratwarming previsto, invece, riguarda la circolazione media dei venti occidentali nella stratosfera polare, a quote molto elevate: nelle mappe al 29 ottobre gli ensemble ECMWF, AIFS e GEFS mostrano un rapido indebolimento dei venti e, in una parte consistente delle simulazioni, il loro possibile passaggio a valori orientali. Sono due fenomeni distinti, anche se possono interagire attraverso la dinamica complessa dell’atmosfera.

Il collegamento potrebbe innanzitutto procedere dal basso verso l’alto. Le configurazioni troposferiche, in particolare quelle associate a blocchi anticiclonici e alle grandi onde atmosferiche, possono favorire la propagazione di energia verso la stratosfera, dove le onde contribuiscono a rallentare e disturbare il vortice polare. La ricerca scientifica descrive gli stratwarming come il risultato di interazioni tra queste onde planetarie e la circolazione stratosferica, ma precisa anche che non ogni blocco o flusso retrogrado produce un riscaldamento improvviso: contano intensità, posizione e persistenza delle onde, oltre allo stato in cui si trova già il vortice.

Questo significa che il flusso retrogrado atteso sull’Italia potrebbe inserirsi nello stesso quadro atmosferico che favorisce l’indebolimento del vortice, oppure accompagnare una circolazione più ampia capace di contribuire all’attività ondulatoria diretta verso la stratosfera. Le mappe dei venti, tuttavia, non bastano a dimostrare questo collegamento: per farlo servirebbe analizzare anche la propagazione delle onde, i flussi di calore verso il polo e l’evoluzione delle anomalie alle diverse quote. La semplice presenza di correnti orientali nei bassi strati non prova, da sola, che esse siano la causa dello stratwarming previsto.

Esiste poi la possibile direzione opposta, dall’alto verso il basso. Una volta che uno stratwarming si verifica, le anomalie stratosferiche possono propagarsi gradualmente verso la troposfera e contribuire a modificare la posizione e la forza delle correnti occidentali, il getto e le aree di alta e bassa pressione. In alcune occasioni questo processo favorisce blocchi più persistenti e aumenta la probabilità di discese fredde alle medie latitudini, ma non si traduce automaticamente in gelo o neve in Italia. Gli studi indicano che una parte degli eventi mostra un’influenza riconoscibile al suolo, mentre in altri casi il segnale resta confinato prevalentemente ai livelli più alti o viene contrastato dalla circolazione troposferica.

Nel caso attuale, inoltre, il flusso retrogrado viene previsto già tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, mentre l’eventuale inversione dei venti stratosferici è ancora una proiezione dei modelli. Perciò è prematuro presentare il freddo dai Balcani come una conseguenza dello stratwarming: la circolazione troposferica può contribuire a preparare o accompagnare il disturbo stratosferico, ma l’effettivo rapporto tra i due segnali non è ancora dimostrato. Per capire se l’eventuale riscaldamento avrà conseguenze successive sull’Europa sarà necessario seguire le prossime emissioni, verificare se l’inversione dei venti si realizzerà davvero e osservare se le anomalie si estenderanno verso i livelli più bassi dell’atmosfera.

La risposta al lettore, dunque, è che un legame dinamico è possibile, ma è troppo presto per stabilire un nesso diretto. Il flusso retrogrado e il possibile stratwarming potrebbero essere tasselli di un’evoluzione atmosferica più ampia, con interazioni tra troposfera e stratosfera; al momento, però, il freddo atteso sull’Italia va ricondotto alla circolazione che lo sta portando dai Balcani, mentre l’eventuale influenza del vortice polare resta una prospettiva da valutare nei prossimi aggiornamenti.