Il mare dell’Indonesia ha restituito un evento geologico che non si verificava da quasi un secolo all’interno di uno dei teatri vulcanici più famosi e monitorati del mondo. Due nuove isole sono emerse dalle acque, posizionandosi all’interno della caldera lasciata in eredità dalla catastrofica eruzione del Krakatoa del 1883. Queste formazioni inedite sono state scoperte a seguito di una massiccia e ininterrotta eruzione di 25 ore avvenuta all’inizio di settembre, un evento che ha risvegliato l’Anak Krakatau dopo oltre 2 anni di silenzio aggiungendo circa 33 ettari alla superficie dell’isola. Secondo i dati diffusi dall’Agenzia Geologica dell’Indonesia, le 2 porzioni di terra si trovano a centinaia di metri di distanza dalle coste opposte del vulcano, quasi perfettamente allineate su una traiettoria retta che attraversa il cratere principale. Si tratta di una dinamica affascinante che potrebbe riscrivere la morfologia dello Stretto della Sonda e che ha subito attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale, sollevando importanti interrogativi sull’evoluzione di questa prolungata fase magmatica.
La scoperta casuale ripresa da un drone
Il primo vero sguardo su queste nuove formazioni terrestri è avvenuto quasi per caso, quasi 2 settimane dopo l’eruzione, durante una operazione di ricerca. Yodistara Nugraha, un attivista turistico di Kalianda, nel Sud del Lampung, stava pilotando un drone per esplorare le coste e le acque basse intorno alla caldera. Il suo obiettivo era trovare tracce di un gruppo di giornalisti dispersi in mare durante un viaggio di reportage verso l’Anak Krakatau. Le ricerche non hanno portato al ritrovamento del gruppo, ma durante l’ultimo volo della giornata il drone ha attraversato il canale tra l’isola di Sertung e il vulcano, catturando le onde che si infrangevano su una massa scura e bassa, quella che oggi è identificata come la nuova isola a Nord/Ovest.
In un’intervista rilasciata a Bloomberg News, Nugraha ha raccontato la sua esperienza: “Non mi sono reso conto all’inizio che avrei potuto riprendere qualcosa di nuovo. Solo in seguito ho capito quanto potessero essere interessanti e potenzialmente significative quelle riprese“. Nelle settimane successive, le segnalazioni di naviganti e volontari si sono moltiplicate e l’Agenzia Geologica ha poi confermato la presenza delle isole analizzando le immagini satellitari Sentinel, sebbene manchino ancora fotografie ravvicinate chiare.
Nuove bocche vulcaniche o semplici detriti
L’interpretazione preliminare dell’Agenzia Geologica è che il magma relativamente fluido rilasciato durante l’eruzione abbia raggiunto la superficie attraverso un’apertura allungata, formando 2 tumuli simili a isole al largo della costa. Un blocco si trova a circa 760 metri al largo della costa a Nord/Ovest dell’Anak Krakatau, mentre il secondo dista 495 metri verso Sud/Est. Heruningtyas Desi Purnamasari, a capo del team vulcanologico dell’agenzia, ha precisato che permangono questioni irrisolte. “In questa fase, non possiamo confermare l’origine o la composizione delle due formazioni basandoci solo sulle immagini satellitari“, ha dichiarato Purnamasari. “In particolare, non possiamo ancora confermare se il materiale vulcanico sia stato eruttato direttamente in questi luoghi o se rappresentino nuove bocche eruttive“.
Il dibattito scientifico è aperto. Asri Oktavioni Indraswari, professore assistente presso il Dipartimento di Geoscienze dell’Università dell’Indonesia, ha delineato gli scenari attuali affermando: “Ci sono 2 possibilità: nuove bocche o materiali di eruzione che si stanno semplicemente accumulando nella parte poco profonda della vecchia caldera. Se si tratta di nuove bocche da cui erutta il magma, significherebbe che l’attività non è più confinata al condotto centrale dell’Anak Krakatau“.
L’eredità della grande eruzione del 1883
Per ben 96 anni, la storia di questa caldera è coincisa esclusivamente con la nascita e le trasformazioni dell’Anak Krakatau, il “Figlio del Krakatoa”, che è emerso decenni dopo l’evento apocalittico del 1883. Quella storica esplosione distrusse l’isola originale, uccise oltre 36mila persone e oscurò il cielo di tutto il mondo. I boati furono uditi a quasi 5mila km di distanza e le onde di pressione fecero il giro del globo più volte. Nessun’altra isola separata era mai emersa in modo stabile nella caldera da quando l’Anak Krakatau si stabilì permanentemente sopra il livello del mare nel 1930, dopo una serie di eruzioni sottomarine iniziate nel 1927 in cui la terra emersa appariva e scompariva tra le onde.
La sopravvivenza di queste 2 nuove isole dipenderà dalla loro capacità di resistere all’alta marea e all’erosione. Sebastian Watt, professore di vulcanologia all’Università di Birmingham, ha spiegato i meccanismi di questo ambiente instabile: “Le morfologie intorno ai vulcani vicini al livello del mare possono essere ambienti molto dinamici, con l’erosione e il trasporto di materiale – in particolare materiale sciolto depositato dal vulcanismo esplosivo – in competizione con la deposizione e la crescita durante l’attività eruttiva“.
Watt ha ricordato come l’Anak Krakatau stesso abbia dovuto lottare per esistere: “La forma dell’isola è cambiata molto in quei primi anni. Era composta da materiale sciolto prodotto da eruzioni esplosive, che si depositava sul fondale marino e gradualmente costruiva la massa terrestre intorno alla bocca, emergendo infine sopra il livello del mare. Questo materiale veniva poi eroso al di fuori dei periodi eruttivi, quindi la massa terrestre appariva e poi scompariva“. Il vulcanologo conclude con un avvertimento sul futuro delle nuove isole, ricordando anche il massiccio collasso del 2018 che ridusse il picco del vulcano da oltre 330m a circa 110m (oggi risalito a 157m): “Vediamo ancora oggi questo schema intorno all’Anak Krakatau“.


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