Più di 12.900 nuove diagnosi ogni anno e oltre 221mila persone che convivono con la malattia. Sono i numeri del melanoma in Italia, una neoplasia per la quale la sopravvivenza a 5 anni supera il 90%, ma che continua a causare circa 2.500 decessi l’anno. Dati che richiamano l’attenzione sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce, attraverso programmi di controllo calibrati sul profilo di rischio individuale e una maggiore attenzione alle persone più vulnerabili. In questo scenario, anche l’intelligenza artificiale può offrire un contributo significativo, a condizione che venga impiegata come strumento di supporto al lavoro dei medici e non come sostituto della valutazione clinica. È la posizione degli specialisti dell’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI), che apre oggi a Bologna il congresso annuale dedicato agli ultimi progressi scientifici nella lotta contro la malattia.
Per 3 giorni, il capoluogo emiliano riunirà dermatologi, oncologi, chirurghi, anatomopatologi e altri professionisti sanitari, chiamati a confrontarsi sulle più recenti evidenze scientifiche e sulle nuove prospettive per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento del melanoma. Al centro del dibattito, la necessità di superare un approccio uniforme ai controlli, favorendo percorsi di prevenzione personalizzati sulla base del rischio individuale. Un modello che punta a concentrare le risorse e la sorveglianza sulle persone maggiormente esposte, senza trascurare il ruolo dell’innovazione tecnologica. L’intelligenza artificiale, in particolare, rappresenta un’opportunità per affiancare gli specialisti nell’analisi delle informazioni e nel supporto alle decisioni diagnostiche. Il suo impiego, sottolineano gli esperti, deve tuttavia rimanere integrato nella pratica clinica e subordinato alla competenza e alla valutazione del medico.
“Il melanoma risulta in crescita in quasi tutti i Paesi occidentali ma si può sconfiggerlo anche grazie ad un approccio multidisciplinare – sostiene la prof.ssa Daniela Massi, Presidente IMI – È così inoltre possibile ottenere una maggiore personalizzazione dei trattamenti. Oltre al genere sono diversi gli aspetti di cui dobbiamo tenere conto perché è un tumore molto eterogeno. Nel percorso diagnostico e terapeutico la precisione dell’anatomia patologica è fondamentale per guidare le scelte cliniche. Oggi la biologia molecolare, la digital pathology e l’intelligenza artificiale offrono davvero opportunità senza precedenti. In particolare, l’IA può agire come un “copilota specializzato” al fianco dell’anatomopatologo e offrire un supporto di valore inestimabile, soprattutto nella diagnosi. Inoltre, la digitalizzazione non è solo un processo tecnologico ma anche culturale e organizzativo. Servono regole, standard ed ecosistemi digitali accessibili per garantire diagnosi sempre più accurate e trattamenti davvero su misura del singolo paziente”.
“Il melanoma costituisce un problema sanitario crescente – prosegue Vincenzo De Giorgi, Segretario IMI – La prima sfida riguarda la riduzione dei comportamenti a rischio ed è quindi fondamentale promuovere una corretta fotoprotezione. Non può essere limitata solo alle vacanze estive ma va estesa alla vita quotidiana con particolare attenzione alle donne e ai più giovani. Poi è necessario diagnosticare il cancro precocemente e meglio. Le moderne tecniche non invasive, come la dermoscopia o l’imaging avanzato, permettono di identificare melanomi sempre più piccoli e sottili. L’aumento della sensibilità diagnostica deve però accompagnarsi a una maggiore specificità, per evitare un numero eccessivo di asportazioni di lesioni benigne, con conseguenze per i pazienti e per il sistema sanitario. È su questo equilibrio tra efficacia, appropriatezza e sostenibilità che dovrà concentrarsi la prevenzione dermatologica dei prossimi anni”.
Ogni anno nel mondo si registrano circa 100mila nuovi casi di melanoma e la sua incidenza è raddoppiata negli ultimi 10 anni. “E’ una crescita che è andata di pari passo all’incremento ed evoluzione delle terapie – sottolinea Roberto Patuzzo, Consigliere IMI – L’approccio chirurgico è profondamente cambiato e in contesti selezionati vi è stata una riduzione dell’invasività degli interventi. È un fatto importante dal momento che la prospettiva di una lunga sopravvivenza è sempre più frequente e quindi sono più rilevanti le conseguenze degli interventi. Cicatrici, dolore persistente, linfedema e limitazioni funzionali possono accompagnare il paziente per diversi anni. Preservare tessuti e funzioni, garantire la riabilitazione e la gestione degli esiti sono ormai parti essenziali della cura. Il percorso deve assicurare continuità assistenziale, controlli personalizzati e attenzione alle priorità della persona. L’obiettivo finale è integrare il controllo della malattia con la tutela della qualità di vita, lungo tutto il percorso del paziente”.
“Anche i trattamenti medici sono cambiati negli ultimi decenni e i più utilizzati sono adesso le terapie target e l’immunoterapia – Mario Mandalà, Past President IMI – L’implementazione di queste cure ha portato benefici ai pazienti ma anche all’inevitabile necessità di gestire le tossicità. I clinici devono assicurare sempre una corretta informazione a malati e caregiver. Migliora la consapevolezza dei pazienti, perfeziona il rapporto medico-malato e può contribuire ad instaurare una relazione di fiducia. Le diagnosi precoci del tumore cutaneo e la gestione multidisciplinare garantiscono poi una migliore risoluzione anche degli eventi avversi. Di solito sono l’oncologo e lo specialista d’organo che devono farsi carico della riduzione dell’impatto delle tossicità croniche a lungo termine”.
Al congresso di Bologna ampio spazio viene dedicato alla ricerca sul melanoma. “Promuovere studi indipendenti è uno dei principali obiettivi della nostra Associazione – aggiunge Anna Maria Di Giacomo, Consigliere IMI – Purtroppo la ricerca no profit in Italia attraversa una fase critica e negli ultimi 15 anni le sperimentazioni non finanziate dall’industria farmaceutica sono calate del 57%. In questo contesto difficile gruppi cooperativi, come IMI, possono davvero avere un ruolo importante, per esempio, promuovendo trial su farmaci innovativi ma in setting o in popolazioni di pazienti spesso esclusi dagli studi registrativi. Altro ambito rilevante è il disegno di studi che prevedano una forte componente traslazionale, finalizzata anche all’identificazione di biomarcatori predittivi di risposta e tossicità ai trattamenti”.
“L’evoluzione delle terapie e della ricerca ha portato a risultati davvero rilevanti nel contrasto ad una neoplasia insidiosa come il melanoma – conclude la prof.ssa Massi – Lo stesso vale per le nuove tecnologie che dovrebbero sempre essere garantite a pazienti e clinici. I test di Next Generation Sequencing (NGS) permettono di identificare alterazioni genetiche cruciali per accedere a farmaci mirati. Tuttavia, non esiste ancora un pannello diagnostico o prognostico dedicato e rimborsato nel tariffario. La criticità è elevata nei tumori melanocitari atipici o a incerta definizione, dove la diagnosi è molto complessa e così come il rischio di sotto-trattamento o sovra-trattamento. Come IMI abbiamo chiesto al Ministero della Salute la richiesta di inserire nel nomenclatore tariffario la prestazione: “Test NGS per tumori melanocitari atipici ad incerto potenziale maligno/melanocitoma”. Auspichiamo inoltre un investimento mirato per individuare i centri di riferimento regionali connessi in rete per l’esecuzione degli esami innovativi”.


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