Tra gli appassionati di meteorologia, parlare di stratwarming significa accendere l’attenzione su uno dei fenomeni più affascinanti della stagione fredda: un riscaldamento rapido della stratosfera polare che può indebolire, deformare o persino dividere il vortice polare. La possibilità di un evento già nei primi giorni di novembre sta attirando interesse perché le proiezioni mostrate nei grafici indicano un crollo dei venti occidentali fino allo zero intorno al 4 novembre, una data molto anticipata rispetto alle prime inversioni invernali elencate nella serie storica. Per ora, però, si tratta di una proiezione modellistica, non della conferma che uno SSW sia già avvenuto. La distinzione è importante: le previsioni possono indicare un’evoluzione possibile, ma l’evento viene riconosciuto soltanto quando i dati atmosferici osservati soddisfano i criteri usati per identificarlo.
Che cos’è uno stratwarming e come si riconosce
In inverno, sopra l’Artico si forma una grande circolazione di venti che gira da ovest verso est attorno alle regioni polari. È il vortice polare stratosferico, una struttura estesa nella stratosfera, lo strato atmosferico che si trova sopra la troposfera, dove si sviluppa la maggior parte del tempo che sperimentiamo al suolo. Quando il vortice è compatto e vigoroso, contribuisce a mantenere l’aria più fredda raccolta alle alte latitudini; quando viene disturbato, la sua circolazione può rallentare, spostarsi o perdere la propria forma regolare.
Il termine riscaldamento stratosferico improvviso, o Sudden Stratospheric Warming (SSW), descrive un aumento rapido della temperatura nella stratosfera polare, associato a un cambiamento della circolazione. Nella ricerca si usano diversi criteri per individuare e classificare questi eventi, ma il parametro più comune per riconoscere uno stratwarming maggiore è l’inversione dei venti medi zonali a 10 hPa e 60° di latitudine nord: i venti che normalmente soffiano da ovest a est diventano orientali. Le definizioni scientifiche considerano anche l’andamento della temperatura e possono applicare ulteriori condizioni per distinguere gli eventi maggiori. La soglia di un aumento superiore a 25°C in una settimana, citata nel testo di partenza, è utile per dare un’idea della rapidità del fenomeno, ma non va presentata da sola come l’unico criterio ufficiale condiviso.
L’inversione dei venti non significa semplicemente che ‘il freddo scende’ dal Polo verso le nostre città. Durante un forte riscaldamento, grandi onde atmosferiche generate nella troposfera possono propagarsi verso l’alto e trasferire energia alla stratosfera; l’aria polare tende allora a scendere e a comprimersi, riscaldandosi, mentre il vortice si indebolisce o si riorganizza. Questa perturbazione può modificare la circolazione anche negli strati più bassi dell’atmosfera, ma la risposta della troposfera varia da evento a evento.
Che cosa mostrano le mappe e che cosa non possono dimostrare
La prima immagine allegata mostra una previsione GFS valida per l’8 novembre, con le altezze geopotenziali a 30 hPa e le relative anomalie. La vasta area colorata in rosso e rosa sopra il Polo indica una zona con geopotenziali molto più alti del riferimento climatologico: è un segnale coerente con una forte anomalia anticiclonica stratosferica, ma la mappa non rappresenta direttamente la temperatura e non basta, da sola, a certificare un SSW maggiore. Per stabilire se si è verificata l’inversione richiesta bisogna controllare i venti medi zonali a 10 hPa lungo il 60° parallelo nord.
Il secondo grafico mette a confronto l’andamento dei venti a 10 hPa e 60°N con le previsioni di diversi modelli e con le date degli eventi passati riportate nella serie. Le curve di ECMWF e GFS scendono verso lo zero nei primi giorni di novembre; il grafico riporta il 4 novembre come data prevista per il raggiungimento dello zero, mentre le prime date storiche indicate nell’elenco sono collocate il 28 novembre. Se la previsione si verificasse e il vento diventasse effettivamente orientale secondo i criteri adottati, la data risulterebbe eccezionalmente precoce rispetto a quella serie. Questo confronto va comunque letto con cautela: l’elenco dell’immagine si basa su un determinato insieme di dati e su una specifica definizione dell’evento, e una previsione a molti giorni di distanza può cambiare nelle successive emissioni modellistiche. Parlare oggi di record certo sarebbe quindi prematuro; è più corretto dire che i modelli stanno prospettando un possibile evento insolitamente precoce.
Perché uno stratwarming può favorire il freddo, ma non garantisce la neve
L’interesse degli appassionati nasce dalle possibili conseguenze sulla circolazione atmosferica. Quando il vortice polare si indebolisce e l’anomalia riesce a propagarsi verso il basso, il getto polare può diventare più ondulato, con maggiori scambi tra masse d’aria alle alte e alle medie latitudini. In alcune configurazioni ciò può favorire la discesa di aria fredda verso parti dell’Europa, dell’Asia o del Nord America; altrove, invece, possono prevalere condizioni miti o anticicloniche. Anche quando l’Europa viene raggiunta da una fase fredda, la distribuzione delle precipitazioni e la possibilità di neve dipendono dalla posizione delle depressioni, dalla traiettoria dell’aria e dalla disponibilità di umidità.
Tra lo stratwarming in quota e un eventuale cambiamento del tempo al suolo può trascorrere del tempo: spesso si parla di una o più settimane, ma i tempi e l’intensità della propagazione variano, e in alcuni casi il segnale stratosferico resta confinato in quota. Per questo non è corretto tradurre automaticamente un’inversione dei venti in una previsione di gelo o neve per l’Italia. Gli studi sottolineano che gli SSW aumentano la probabilità di alcune configurazioni invernali, ma non determinano da soli l’esito locale: alcuni eventi sono seguiti da episodi freddi marcati, altri hanno effetti modesti o diversi da una regione all’altra.
Anche la stagione conta. All’inizio di novembre il continente e l’aria artica non hanno ancora accumulato il raffreddamento tipico della parte centrale dell’inverno. Un’irruzione fredda precoce potrebbe comunque portare temperature invernali, gelate e neve in montagna, ma non è possibile dedurre da una previsione stratosferica che si verificheranno condizioni paragonabili ai grandi episodi di gennaio o febbraio.
Il possibile legame con El Niño
C’è chi collega l’ipotesi di uno stratwarming precoce al forte El Niño previsto sul Pacifico. Il tema merita attenzione, ma è bene evitare una relazione diretta e deterministica: El Niño modifica le temperature oceaniche e può influenzare la circolazione atmosferica su vasta scala, mentre gli stratwarming dipendono dall’interazione fra onde atmosferiche, troposfera e vortice polare. La coincidenza fra due segnali notevoli può rendere l’inverno interessante da monitorare, ma non dimostra che El Niño abbia causato l’eventuale evento né consente, da sola, di prevedere il tempo in Europa.
La domanda da seguire nei prossimi aggiornamenti, dunque, non è soltanto se le mappe continueranno a mostrare una grande anomalia stratosferica, ma se i venti osservati a 10 hPa e 60°N invertiranno davvero direzione e se il segnale riuscirà poi a propagarsi verso la troposfera. Solo allora si potrà valutare meglio se la possibile anomalia precoce avrà conseguenze concrete sulla circolazione e sul tempo delle settimane successive. Fino a quel momento, la prospettiva è scientificamente notevole e merita attenzione, ma non costituisce ancora una previsione di freddo o neve per l’Italia.




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