Un’onda anomala ha iniziato a viaggiare verso Est lungo l’Equatore sotto la superficie dell’Oceano Pacifico, innescando una reazione a catena che promette di sconvolgere il clima del nostro pianeta nei prossimi mesi. Le acque marine si sono riscaldate, generando imponenti tempeste che stanno già alterando le temperature e la distribuzione delle piogge a livello globale. Il fenomeno, noto come El Niño, sta assumendo proporzioni storiche e minaccia di scatenare un vero e proprio stravolgimento meteorologico in ogni angolo della Terra. L’allarme arriva dalle pagine del New York Times, in un’analisi approfondita firmata da Jeffrey Shaman, climatologo e specialista in malattie infettive della Columbia University. Come spiega l’autore stesso del pezzo, “a marzo, i sensori satellitari hanno iniziato a rilevare un’enorme onda” che ha innescato questa complessa anomalia termica.
L’onda invisibile che infiamma l’oceano
L’origine di questo stravolgimento, riporta il quotidiano statunitense, è legata a precisi meccanismi atmosferici e marini. Shaman scrive che “mentre si muoveva verso la costa del Sud America, l’onda ha spinto verso l’alto l’altezza e la temperatura del mare riscaldando e inumidendo l’aria sovrastante“. Questo processo ha innescato una reazione a catena, in quanto “si sono sviluppati temporali imponenti, producendo increspature su larga scala nell’atmosfera“. Secondo l’analisi sul New York Times, queste anomalie “si sono presto diffuse in tutto il pianeta e hanno iniziato ad alterare la temperatura, le precipitazioni e il movimento dei sistemi tempestosi“. Il risultato attuale è: “L’El Niño generato da quella colossale onda ha da allora riscaldato una porzione dell’Oceano Pacifico equatoriale centrale e orientale di oltre 3°C sopra la sua media“.
I 24 modelli climatici allineati per il 2026
La gravità della situazione è confermata dall’unanimità della comunità scientifica. Il climatologo sottolinea come generalmente “ci sono più di 24 modelli climatici provenienti da agenzie di tutto il mondo che prevedono le condizioni di El Niño, e spesso non sono d’accordo“. Tuttavia, la situazione che stiamo vivendo è inedita, poiché “quest’anno sono più allineati che mai nel prevedere che le condizioni di El Niño dureranno fino alla fine del 2026“. Le proiezioni dell’esperto evidenziano infatti che “le previsioni indicano una probabilità superiore all’80% che questo El Niño rimarrà molto forte per il resto dell’anno e potrebbe diventare il più forte mai registrato“. Di conseguenza, prosegue l’esperto sul New York Times, “questa elevata certezza significa che molti degli impatti previsti – piogge intense in alcune regioni, siccità e incendi in altre e un aumento del riscaldamento globale – sono molto probabili“. Shaman ribadisce però la fondamentale utilità di queste previsioni a lungo termine, chiarendo che “significa anche che governi, imprese e comunità possono trarre vantaggio da questa insolita e chiara lungimiranza scientifica. C’è ancora tempo per prepararsi“.
Siccità e rischio alluvioni
Basandosi sugli eventi passati, l’articolo traccia una mappa dei territori geografici maggiormente a rischio. Secondo Shaman, “l’Africa meridionale e l’India hanno maggiori probabilità di subire una riduzione delle precipitazioni e una siccità che potrebbe mettere a dura prova le scorte alimentari e interrompere la generazione di energia idroelettrica“. Spostandosi verso il continente asiatico, “le condizioni secche sull’Indonesia hanno già portato a incendi, e questo rischio molto probabilmente persisterà“. Le temperature si alzeranno drasticamente anche altrove, dato che “la prossima estate per l’emisfero meridionale, durante il nostro inverno, potrebbe essere molto calda, con un’elevata probabilità di ondate di calore per l’Australia e parti del Brasile“. Sul fronte delle precipitazioni estreme, l’analisi del New York Times avverte infine che “altre aree, come il Kenya, la Cina orientale e gli Stati Uniti meridionali, hanno maggiori probabilità di registrare più pioggia della media“. In particolare, “le previsioni attuali indicano una probabilità superiore al 70% che le precipitazioni superino la norma su sezioni del Sud/Est degli Stati Uniti tra ottobre e dicembre, aumentando il rischio di inondazioni e frane“.


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