Le scosse tra il Tirreno meridionale e la Sicilia settentrionale alimentano dubbi sui vulcani e sui possibili collegamenti con altri terremoti. Le analisi disponibili indicano un’origine tettonica: ecco cosa significa e perché la questione del Ponte sullo Stretto va affrontata separatamente. La terra trema nel Tirreno meridionale e una domanda si fa strada tra chi segue gli aggiornamenti: la vicinanza alle isole vulcaniche può essere il segnale di un’eruzione? E ancora: esiste un collegamento con i Campi Flegrei o con i terremoti registrati negli stessi giorni in altri Paesi europei?
La distinzione decisiva è tra terremoti di origine tettonica, prodotti dal movimento delle faglie, e sismicità legata alla dinamica di un sistema vulcanico. Per la sequenza in corso nel basso Tirreno, le interpretazioni rese note dagli esperti INGV indicano un’attività delle faglie della crosta terrestre, non una risalita di magma. La posizione degli epicentri vicino a isole di origine vulcanica non basta, quindi, a parlare di un risveglio dei vulcani.
Perché si verificano terremoti tra Ustica e le Eolie
Il settore interessato dalla sequenza sismica si trova in una regione sismicamente attiva. L’INGV ricorda che l’area prossima alle Eolie è caratterizzata da un’elevata pericolosità sismica e ha già conosciuto terremoti dannosi in passato. Le scosse, dunque, si inseriscono in un contesto geologico nel quale il movimento delle faglie è un fenomeno noto.
È questo il punto da tenere presente: in una stessa regione possono convivere strutture vulcaniche e faglie attive, ma non ogni terremoto che avviene vicino a un vulcano è provocato dal magma. Nel caso della sequenza tirrenica, l’interpretazione disponibile è quella di una sismicità crostale legata alla deformazione tettonica del settore tra Ustica e Alicudi.
Ustica, Filicudi e Alicudi possono tornare a eruttare?
Le informazioni disponibili sulla sequenza non giustificano un allarme eruzione per queste isole. Il loro passato vulcanico non va confuso con una condizione di attività attuale. L’INGV descrive il vulcanismo del settore Alicudi-Filicudi come estinto. Ustica è invece la parte emersa di un edificio vulcanico inattivo da oltre centomila anni: un quadro diverso da quello dei vulcani eoliani ancora attivi. Soprattutto, l’origine tettonica attribuita ai terremoti attuali non sostiene l’ipotesi che queste isole si stiano “risvegliando”. Trasformare la vicinanza geografica degli epicentri in una previsione di eruzione sarebbe quindi un passaggio privo di supporto nelle analisi citate.
C’è un collegamento con i Campi Flegrei?
Ai Campi Flegrei il contesto è differente. La sismicità accompagna il bradisismo e le variazioni di pressione e deformazione delle rocce all’interno del sistema vulcanico e idrotermale. Si tratta quindi di un quadro che va distinto da quello tettonico descritto per la sequenza del Tirreno meridionale. Nelle analisi citate sulla sequenza tirrenica non emergono elementi che indichino un collegamento diretto con la crisi flegrea. Accostare i due fenomeni soltanto perché entrambi producono terremoti rischia di confondere processi geologici diversi.
Un ragionamento analogo vale per le scosse segnalate dai lettori in Norvegia, Portogallo e Romania tra il 19 e il 22 ottobre: la vicinanza delle date, da sola, non dimostra un rapporto di causa ed effetto. Senza identificare con precisione i singoli eventi e disporre di analisi specifiche, non è corretto presentarli come parti di un’unica sequenza.
Il rischio sismico rende impossibile il Ponte sullo Stretto?
Le scosse riaccendono anche una domanda diversa: è opportuno realizzare il Ponte sullo Stretto in un territorio esposto ai terremoti? Per affrontarla occorre separare la necessità dell’opera dalla sua sicurezza. La prima riguarda trasporti, costi, benefici, alternative e priorità pubbliche. La seconda richiede verifiche tecniche riferite al progetto e ai luoghi interessati.
La presenza di un’elevata pericolosità sismica non comporta automaticamente l’impossibilità di costruire: la progettazione antisismica serve proprio a tenere conto delle sollecitazioni attese e delle caratteristiche delle strutture. Questo principio generale, però, non equivale a una certificazione di sicurezza di una specifica infrastruttura. Per il Ponte, il giudizio deve quindi basarsi sulle valutazioni del progetto, delle fondazioni, dei terreni e delle opere di accesso. Né la generica presenza di vulcani nella regione né un richiamo astratto alle norme antisismiche possono sostituire quelle verifiche.
Nessun allarme eruzione, ma attenzione alla prevenzione
Distinguere i terremoti tettonici dai fenomeni vulcanici non significa minimizzare le scosse. L’area interessata presenta una pericolosità sismica elevata: il tema concreto resta la capacità di edifici e infrastrutture di resistere ai terremoti. Le analisi disponibili non sostengono un allarme per il risveglio di Ustica, Filicudi o Alicudi legato a questa sequenza. L’attenzione va mantenuta sul monitoraggio e sulla prevenzione sismica, senza aggiungere scenari eruttivi che i dati citati non indicano.


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