Coronavirus, il maxi studio: questionario anonimo per individuare perdita di gusto e olfatto

Un questionario anonimo in 14 lingue (ma presto potrebbero diventare 30) per partecipare a un maxi-studio su Sars-CoV-2 che coinvolge oltre 50 Paesi del mondo, Italia compresa

Un questionario anonimo in 14 lingue (ma presto potrebbero diventare 30) per partecipare a un maxi-studio su Sars-CoV-2 che coinvolge oltre 50 Paesi del mondo, Italia compresa. L’obiettivo capire perché, tra i sintomi del nuovo coronavirus, molti pazienti riportano anche la perdita di gusto e olfatto. Possono contribuire tutte le persone che hanno o hanno avuto di recente una malattia respiratoria: dal raffreddore all’influenza, fino a Covid-19. Chi ne ha sofferto può cliccare su https://gcchemosensr.org, sito del progetto organizzato dall’associazione internazionale Global Consortium for Chemosensory Research. Bastano pochi minuti per rispondere a semplici domande nel rispetto della privacy, assicurano i promotori.

“Tutti abbiamo l’esperienza della perdita di olfatto e gusto quando siamo raffreddati – spiega Anna Menini della Sissa (Scuola internazionale superiore di studi avanzati) di Trieste, ente coinvolto nell’iniziativa, studiosa da molti anni impegnata nella ricerca sull’olfatto – Bisogna però ricordare che quello che comunemente chiamiamo ‘gusto’ è in realtà ‘sapore’, che viene percepito principalmente attraverso il naso. E’ sufficiente tenere il naso tappato mentre si mangia una caramella alla fragola per verificare che sentiremo solo il dolce sulla lingua. Il sapore di fragola apparirà solo dopo aver liberato il naso. Da quanto si è visto finora, nei pazienti Covid-19 la perdita di olfatto e gusto si presenta in maniera del tutto peculiare. E vogliamo saperne di più”.

Il nuovo progetto, chiarisce l’esperta, “ci permetterà di raccogliere una quantità enorme di informazioni per trarne delle evidenze che saranno pubblicate su riviste scientifiche e rese disponibili a tutti”. Tanto più numerosi saranno i dati raccolti, tanto più significativi saranno i risultati. Gli scienziati vogliono “capire meglio le origini della perdita dell’olfatto e del gusto, comprendere quanto è frequente nei pazienti Covid-19 e anche scoprire se questi sintomi possano essere dei potenziali segnali di allarme per identificare la malattia anche in assenza di altri sintomi. Una caratteristica che, se verificata – sottolinea Menini – sarebbe molto importante per identificare rapidamente la possibilità di contagio da parte del virus”.

Sappiamo – ricorda – che una delle vie di accesso preferenziali del virus per entrare nel nostro organismo è proprio il naso, dove si trovano non solo le cellule dell’epitelio respiratorio, ma anche quelle dell’epitelio olfattivo. E’ come se il virus possedesse la chiave d’accesso per entrare in queste cellule aprendo una porta molecolare, che nello specifico è una proteina, chiamata Ace2, che si trova anche in altri organi del nostro corpo. Quella presente nel nostro naso offre però un ottimo ingresso al virus per infettarci. Detto questo, dei meccanismi con cui questo avviene, ossia come il virus entri effettivamente nel nostro organismo, si sa ancora molto poco”.

Tra le ricerche portate avanti su questo fronte, il gruppo della docente della Sissa studierà ora i meccanismi che portano alla perdita dell’olfatto: “Indagheremo – precisa – diversi aspetti fisiologici delle cellule olfattive per far luce su questa questione. I dati che emergeranno dal questionario saranno fondamentali per capire la rilevanza della perdita di olfatto e gusto nel Covid-19. Per questo l’invito per tutti è partecipare. L’impegno richiesto è davvero minimo e il contributo individuale in questo progetto scientifico condiviso è importante per tutta l’umanità”.