Walter Bonatti, l’incredibile storia della montagna che ha capito che stava morendo

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Walter Bonatti, eroico alpinista della storia d’Italia e del mondo, è morto ieri sera a Roma. Poche ore prima sulle Aiguilles du Dru, le due cime versante settentrionale del Monte Bianco (il Grand Dru a 3.754 metri e il Petit Dru a 3.733 metri) si erano verificate due grosse frane che hanno riversato a svalle migliaia di metri cubi di roccia, alzando un grosso polverone in tutta la vallata. Erano le montagne di Bonatti che, infatti, nel 1955, a metà agosto, dopo due tentativi frustrati dal cattivo tempo, in sei giorni scalò in solitaria il pilastro sud-ovest del Petit Dru, restando in parete per sei giorni: è considerata un’impresa che segna una tappa indimenticabile nella storia dell’alpinismo, tanto che da quel momento quella parete venne chiamata ‘pilastro Bonatti‘, poi crollata per altre frane nel 2005.
Il crollo di ieri è un’incredibile coincidenza, un pò come se la montagna per eccellenza di Bonatti sentisse che il suo più grande esploratore stesse spirando. L’alpinismo, evidentemente, è capace anche di questo: quando un escursionista resta sei giorni interi su una parete per conquistare una vetta, riesce a instaurare un rapporto tutto particolare proprio con quella montagna che sa ricambiare i sentimenti umani.

Intanto si moltiplicano i sentimenti di affetto per Bonatti, poche ore dopo la sua morte. “La morte di Walter Bonatti priva il mondo intero, e non solo l’Italia, di uno dei protagonisti dell’alpinismo vero, quello senza tecnologia esasperata e tanti ‘aiuti’. Bonatti e’ stato per tutti un esempio di come l’amore per la montagna possa portarti a sfidare anche la morte, per il solo piacere di guardare il resto del mondo dall’alto. Da quel grande uomo che era, ha deciso di andarsene senza clamore, con la discrezione e il riserbo di chi ha visto, conquistato e raccontato i giganti di pietra” ha detto il Presidente della Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati, Stefano Stefani.
La scomparsa di Walter Bonatti non puo’ non colpire l’intera comunita’ nazionale ancora memore del suo sacrificio sul K2 per consentire a Compagnoni e Lacedelli di piantare su quella cima la bandiera italiana”. Nell’Aula del Senato il vicepresidente dei senatori della Lega Nord, Lorenzo Bodega ha ricordato l’alpinista lecchese. “Seguirono polemiche roventi dalle quali usci’ con il profilo leale, cristallino e battagliero che hanno caratterizzato la sua avventura umana. Perche’ di avventura si tratta se solo si pensa alle eroiche ascese invernali, ai suoi indimenticabili reportage sul settimanale ”Epoca””. ”Alpinista, esploratore e scrittore , uomo soprattutto curioso e di fascino contagioso, ha amato Lecco, la mia citta’, e le guglie della Griglia che frequentava con la stessa disinvoltura con le quali noi ci facciamo due passi in centro. Manchera’ a tutti – ha concluso – questo personaggio. Il suo punto di vista, il suo occhio sul mondo, ma soprattutto avremo nostalgia di un gigante della montagna onesto e innamorato della natura“.