Intervista all’esperto: le caratteristiche uniche dell’uragano Sandy e come i cambiamenti climatici stanno influenzando le tempeste tropicali

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L’uragano Sandy ha devastato in modo molto violento gli Stati Uniti orientali, e adesso – declassato a semplice depressione tropicale – sta colpendo il Canada pur decisamente indebolito. Dopo il transito di Sandy su New York, sia negli States che in Europa è tornato attualissimo il dibattito sui cambiamenti climatici che, secondo alcuni, starebbero provocando un netto aumento dei fenomeni estremi nel mondo: come abbiamo riportato ieri, è la posizione di Al Gore (click qui), ma anche di Angelo Bonelli (click qui) e di Greenpeace (click qui). Il nostro validissimo Daniele Ingemi proprio oggi ha pubblicato un bellissimo articolo sui tanti uragani storici che nel corso dei secoli hanno devastato New York e gli Usa, ma che eventi analoghi a Sandy siano già successo in passato non significa che i fenomeni estremi di oggi non siano influenzati dai cambiamenti climatici.
Per fare chiarezza e capire davvero come stanno le cose, abbiamo contattato Enrico Scoccimarro, tecnologo all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), affiliato al Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) e soprattutto grande esperto che si occupa come climatologo dei cicloni tropicali, investigando principalmente la relazione tra cicloni tropicali e clima,con particolare riferimento all’interazione tra l’oceano e gli uragani.
Scoccimarro
ci ha spiegato innanzitutto che “l’intensita’ di un uragano si misura in termini di velocita’ del vento alla superficie e la scala Saffir Simpson, utilizzata per classificare la forza di un ciclone tropicale particolarmente intenso (uragano), e’ divisa in 5 classi. A titolo di esempio nella categoria 1 rientrano uragani in cui la velocita’ del vento raggiunge almeno 120Km/h, e alla categoria 5 appartengono uragani in cui la velocita’ del vento supera i 250 Km/h. Sandy (categoria 1) non e’ stato un uragano particolarmente intenso, bensi un evento ben rappresentativo dell’attivita’ ciclonica del mese di Ottobre,  nella parte occidentale dell’Oceano Atlantico“.

L’esperto, poi, è entrato nello specifico delle caratteristiche, uniche, di Sandy: “la caratteristica principale di questo evento e’ che e’ un sistema ibrido, ovvero che segue in parte i principi su cui si sviluppano gli uragani ed in parte i principi alla base delle tempeste invernali. La sorgente di energia dei due sistemi e’ completamente diversa, ovvero gli uragani sono alimentati dall’energia associata all’evaporazione dell’acqua dall’oceano e le tempeste invernali sono alimentate dai gradienti orizzontali di temperatura in atmosfera. I sistemi ibridi (come Sandy) prendono energia in entrambi i modi e questo li rende potenzialmente molto energetici“.

Nel merito dei cambiamenti climatici, poi, Scoccimarro ci ha detto che “la relazione tra questo tipo di eventi ed i cambiamenti climatici non e’ ben definibile anche solo perche non ne esiste una climatologia dettagliata e quindi manca lo strumento di studio. In altri termini non siamo in grado di dare risposte in merito a questa potenziale relazione tra sistemi ibridi e cambiamenti climatici: lo stato della conoscenza e’ tale da non essere in grado di fornire la risposta. Ci sono pero’ caratteristiche degli uragani, interessate dai cambiamenti climatici, che possono essere menzionate anche in relazione a Sandy. Ricordiamo che le tre principali sorgenti di danno durante un uragano sono
  1. precipitazione
  2. innalzamento del livello dell’acqua
  3. vento
Tutte queste sorgenti sono influenzate dai cambiamenti climatici ed in particolare le prime due sono interessanti nel caso dell’ uragano Sandy. La precipitazione associata ad una tempesta, in un ambiente piu’ caldo, e’ potenzialmente piu’ intensa, in quanto la quantita’ di acqua disponibile in un’atmosfera piu’ calda e’ maggiore. Quindi tutti gli eventi estremi di precipitazione, tra cui Sandy, hanno potenzialmente una componente legata ai cambiamenti climatici. Qualcosa di simile puo’ essere detta anche per l’innalzamento dell’acqua sulla costa, associato ad un uragano: non c’e’ dubbio che il riscaldamento globale abbia innalzato il livello medio del mare, quindi l’acqua spostata dall’uragano verso la costa si muove, in un ambiente piu’ caldo, ad una altezza maggiore, quindi e’ in grado di penetrare maggiormente all’interno dei continenti. Un’altra caratteristica di Sandy e’ stata la sua ampia estensione. Relazionare questa estensione ai cambiamenti climatici e’ pero’ poco supportabile come ipotesi, anche perche’ studi recenti hanno mostrato che per uragani ordinari ci si aspetta un incremento nelle dimensioni, ma di piccola entita’. Cio’ che ha influito particolarmente sul danno indotto da Sandy e’ stata la quantita’ d’acqua che e’ penetrata oltre la linea di costa. Questa quantita’ dipende molto dalla geometria della costa e dalla dinamica (ad esempio l’angolo di incidenza) di avvicinamento dell’uragano alla terra. Inoltre l’innalzamento d’acqua indotto dall’uragano e’ coinciso con la fase alta della marea e questo ha evidentemente peggiorato le cose“.