Sciame sismico nel Golfo di Valencia, confermata relazione diretta fra terremoti ed iniezione di gas nel sottosuolo

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L’Istituto Geografico Nazionale spagnolo (IGN), ha confermato oggi in una relazione resa nota dal quotidiano El Pais, un rapporto diretto fra i terremoti avvenuti nell’autunno 2013 nel Golfo di Valencia e l’iniezione di gas nel sottosuolo nell’ambito del Progetto Castor.

Il progetto Castor consiste nello stoccaggio di gas all’interno di rocce porose situate a quasi 2 km di profondità sotto il fondale marino, al largo della costa catalana (Delta dell’Ebro). L’obiettivo era quello di creare un magazzino d’emergenza nel caso in cui si verificassero interruzioni nel rifornimento di gas alla Spagna dal Nord Africa e dal Nord Europa. Il gas veniva stoccato in un ex giacimento di petrolio esaurito, sfruttando il fatto che la roccia porosa un tempo “impregnata” di petrolio è oggi piena di spazi vuoti.

Durante le operazioni di stoccaggio del gas però, iniziate nel settembre 2013, iniziarono ad essere registrate una serie di scosse sismiche di magnitudo non particolarmente forte, ma comunque localizzate in un’area dove non si registravano eventi sismici da tempo.sciame_sismico_valencia_fracking La concomitanza degli eventi con le operazioni di stoccaggio insospettirono gli esperti. La situazione andò peggiorando nel corso del mese di settembre, con scosse sismiche sempre più forti e frequenti, alcune delle quali di magnitudo 4.0. A seguito del continuo incremento di frequenza e magnitudo delle scosse, alcune delle quali avvertite con apprensione dalla popolazione lungo la costa, in particolare nei paesi di Vinaròs e Alcanar, il governo decise di sospendere tutte le attività di stoccaggio del gas.

La sospensione avvenne il 26 settembre. Nelle settimane a seguire vi furono ancora scosse (la più forte di tutte il 2 ottobre, di magnitudo 4.2), ma il loro numero andò diminuendo nel corso del mese di ottobre fino a divenire molto più rare e lievi verso la fine dell’anno. Da mesi gli eventi sismici nell’area sono quasi del tutto scomparsi.

gas_sotterraneo_valenciaSecondo il rapporto elaborato dagli studiosi dell’IGN e reso pubblico oggi, “tutti i dati portano alla conclusione che la sismicità indotta è il risultato dell’attività di iniezione del gas”. Nella relazione vengono messe anche le mani avanti su ciò che potrà ancora accadere: “gli studi non sono ancora sufficienti, e non si sa quello che può succedere in futuro”. In sostanza, l’area di stoccaggio deve restare ancora ferma e non si sa se continueranno a verificarsi terremoti. Ciò tranquillizza gli abitanti della costa, ma il blocco del progetto risulta essere un vero buco nero per le casse dello Stato.

Sempre secondo la relazione dei geologi dell’IGN, la piattaforma di stoccaggio è stata realizzata proprio sopra una faglia di 51 km, vicino alla quale sono presenti altre due faglie di 18 e 35 km, ed altre ancora di dimensioni minori. Una di queste, secondo l’IGN, avrebbe causato lo sciame sismico. In sostanza l’iniezione di gas avrebbe innescato il movimento in una di queste faglie. Un problema diverso, ma simile, a quello presentato dalla fratturazione idraulica (fracking), la controversa tecnica di estrazione di idrocarburi non convenzionale che sta avendo un enorme espansione negli USA ed in altri paesi. Una tecnica che, iniettando fluidi nel sottosuolo permette di estarre gas e petrolio altrimenti non estraibile, ma che in molte aree sta portando a un evidente aumento dei fenomeni sismici (vedi il caso dell’Oklahoma, o del Messico).

Proprio riguardo questo tema andrà oggi in onda una puntata di Report, su Raitre.