Terremoto, il 23 novembre l’anniversario del sisma in Irpinia: una ferita ancora aperta [GALLERY]

  • terremoto Irpinia
/

Il 23 novembre del 1980, un fortissimo terremoto devastava l’Irpinia, al confine fra Campania e Basilicata. Il terremoto avvenne alle 19.34 ed ebbe una magnitudo momento 6.9. La faglia responsabile del terremoto dislocò un enorme area, ed anche per questo i danni furono ingentissimi, estesi su un’area di circa 17.000 chilometri quadrati.

L’area colpita si estendeva dall’Irpinia al Vulture, a cavallo fra le province di Avellino, Salerno e Potenza. I comuni maggiormente colpiti (l’intensità raggiunse il X grado della scala Mercalli) furono Castelnuovo di Conza, Conza della Campania, Laviano, Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia, Calabritto e Santomenna. Gli effetti si fecero tuttavia notare su un’area ben più vasta, con pesanti danni anche a Napoli.
Secondo quanto riporta il Catalogo dei Terremoti Italiani CFTI4, compilato dall’INGV, i morti accertati ufficialmente furono 2735, i feriti circa 9000, mentre i senzatetto furono circa 394.000.
Furono distrutti o più o meno gravemente danneggiati ospedali, farmacie, sedi comunali, stazioni dei carabinieri, con le conseguenti gravi carenze nell’assistenza di feriti e ammalati e nell’organizzazione dei soccorsi. Risultarono danneggiati 1186 stabilimenti industriali con più di 10 addetti, per un totale di 75.000 occupati.
Risultarono danneggiate 106.479 aziende artigianali, alberghiere, commerciali e di servizio; con danni, oltre che agli immobili, a macchinari, attrezzature, scorte, merci, prodotti finiti, automezzi. Ingenti i danni al patrimonio storico, monumentale e artistico”.
IrpiniaIl sisma colpì un’area “economicamente debole e periferica a forte tasso di emigrazione“. “Il terremoto incise profondamente nella struttura sociale ed economica delle zone colpite: le devastazioni causate al patrimonio abitativo e alle scarse strutture produttive compromisero seriamente le condizioni di vita delle popolazioni cancellando in molti paesi ogni parvenza di attività economica e riattivando i flussi migratori che negli anni precedenti si erano andati affievolendo.”

La ricostruzione nelle aree colpite dal terremoto dell’Irpinia è stata in molti casi soggetta a illegalità, “episodi di cattiva gestione degli enormi finanziamenti stanziati dallo Stato, a casi conclamati di corruzione di politici e amministratori e di infiltrazione da parte di organizzazioni malavitose, che sono state oggetto di numerose indagini da parte della magistratura“. Ancora pochi anni fa, alcune aree terremotate non erano state ricostruite e la gente viveva ancora nei container.

Il sisma dell’Irpinia del 1980 è stato uno dei più forti del Novecento in Italia. Mise a nudo un enorme ritardo da parte dell’Italia in tema di protezione civile e prevenzione sismica. L’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini lanciò una dura accusa per il ritardo dei soccorsi: “perché i centri di soccorso d’emergenza non hanno funzionato?”.

pertini_irpiniaPertini lanciò anche un elogio a chi localmente si diede da fare per soccorrere la popolazione nonostante la mancanza di mezzi e coordinazione. Lanciò infine un invito a darsi da fare e chiese che i terremotati non facessero la fine di quelli colpiti dal sisma del 1968 nel Belice, ancora ospitati in baracche dopo tredici anni da quell’evento sismico. Il suo messaggio in TV è rimasto impresso nella memoria di molti italiani e diede forse un impulso alla creazione della Protezione Civile italiana.

Lanciò infine un appello commovente agli italiani, invitandoli alla solidarietà, la stessa che aveva fatto muovere 14 anni prima gli “angeli del fango” per l’alluvione di Firenze: “io che ho assistito a tante tragedie…qui non c’entra la politica, c’entra la solidarietà umana. Tutti gli italiani devono andare in aiuto di questi fratelli colpiti dalla sciagura“.

Nel 1962 un altro terremoto aveva colpito l’Irpinia, causando gravi danni e decine di vittime. Questo sisma però, quasi del tutto dimenticato, è stato ribattezzato “il terremoto bianco”.