Ambiente, bruciare corpi inquina: arriva la proposta di cremazione a freddo

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I forni crematori inquinano come se fossero inceneritori: dunque, via libera alle cremazioni ‘green’ – che “consumano meno energia” e “non producono gas serra” – come metodo alternativo a quello attualmente utilizzato. Lo prevede una proposta di legge presentata alla Camera dal Movimento 5 Stelle lo scorso 23 novembre che, modificando l’articolo 411 del codice penale e la legge 30 marzo 2001, n.130, punta a introdurre “la disciplina della pratica funeraria della cremazione a freddo”.

Un’idea, racconta all’Adnkronos il deputato Mirko Busto, primo firmatario della proposta, nata “dopo aver visitato un impianto pilota di cremazione a freddo nei pressi di Novara”, dove “è stato condotto un esperimento su un pollo”. La Pianura Padana, si legge nel testo della proposta, “presenta uno dei tassi di inquinamento più alti d’Europa. Si tratta di un’area di quasi 24 milioni di abitanti che nei mesi autunnali ed invernali è sottoposto a livelli di inquinamento dell’aria oltre i limiti imposti dalle normative comunitarie”, con “concentrazione di polveri ultrasottili Pm 2.5 tali da ridurre l’aspettativa di vita di 3 anni”.

Ma il problema secondo i 5 Stelle non risiede solo negli inceneritori: “In tale contesto – spiegano – si inseriscono gli impianti di cremazione per combustione i quali sono assimilabili in tutto e per tutto a degli impianti di incenerimento”. Entrambi infatti “presentano un processo di combustione energivoro, tale da consumare notevoli quantità di energia contribuendo all’emissione di CO2 e influendo di conseguenza sull’effetto serra e sulla qualità dell’aria”.

Con la cremazione standard vengono emessi nell’aria “400 kg di anidride carbonica”, che equivalgono “al consumo energetico (gas ed elettricità) di 800 chilometri in auto”: una pratica che il M5S addita come “responsabile dell’inquinamento da mercurio e della dispersione nell’ambiente di molte sostanze chimiche quali diossine, furani, esaclorobenzene, bifenili e idrocarburi policiclici”. Scopo della proposta di legge è quindi introdurre “ulteriori modalità di cremazione che non prevedano combustione e che non emettano gas; da preferirsi alla cremazione ai fini della tutela ambientale e della salute umana”.

Si tratta, recita il testo della pdl, “di forme di cremazione più ecologiche, che consumano meno energia e che non producono gas serra, già usati in alcuni Paesi europei come la Svezia, risultando efficaci e convenienti a livello economico ed ambientale”. I vantaggi si avrebbero anche sul fronte occupazionale, con “lo sviluppo di ulteriori comparti lavorativi in linea con gli obiettivi di innovazione e sviluppo all’interno del settore green”.

“Si stanno moltiplicando le richieste di aperture di nuovi forni, cosa che pare stia diventando un vero e proprio business”, sottolinea Busto, che osserva: “Bruciare esseri umani rappresenta una fonte inquinante importante che va ad aggiungersi a un quadro ambientale già difficile, soprattuto in Pianura Padana” e per questo “chiediamo di introdurre nuove pratiche”.

“Il meccanismo – prosegue il parlamentare del Movimento 5 Stelle – si basa sulla crio-genesi con azoto liquido. La salma viene congelata e ridotta in piccoli frammenti. L’effetto è quello di una cremazione, ma a emissioni zero”. La proposta di legge (che reca anche la firma di Federica Daga, Salvatore Micillo, Patrizia Terzoni, Massimo De Rosa e Vittorio Ferraresi), se approvata, darà il via libera alla “sperimentazione di questa pratica anche in Italia, perché la legge attuale non lo rende possibile. In Nord Europa ci sono già impianti di questo tipo. Secondo noi sarebbe interessante considerare anche qui questo tipo di alternativa. E la nostra legge lo rende possibile”, conclude l’esponente M5S.

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