Tumori, trombocitemia essenziale: italiani scoprono le alterazioni chiave

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Sono stati individuati i processi cellulari e molecolari alterati in un raro tumore del sangue, la trombocitemia essenziale, che potrebbero portare all’identificazione di nuovi possibili bersagli terapeutici. Questi, in estrema sintesi, i risultati di uno studio sviluppato a Modena presso il Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” e il Centro di Ricerche Genomiche dell’Universita’ di Modena e Reggio Emilia. Lo studio, sostenuto dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, e’ stato pubblicato sul Blood Cancer Journal. La trombocitemia essenziale e’ una neoplasia del sangue caratterizzata da un aumento del numero delle piastrine con una forte tendenza a trombosi.

“La trombocitemia essenziale – ha detto Rossella Manfredini, docente di Biologia e Genetica a Unimore e responsabile dello studio – deriva da un’alterazione nel Dna della cellula staminale emopoietica del midollo osseo. Dal 2005 a oggi sono state identificate nei pazienti con trombocitemia essenziale mutazioni a carico di tre geni: JAK2, CALR e MPL. Queste mutazioni sono responsabili della produzione di proteine anomale che sono alla base delle alterazioni delle cellule staminali del sangue presenti in questa malattia e che portano all’aumento delle piastrine e alla predisposizione alla trombosi arteriosa che e’ la principale causa di morte in questi pazienti”.

Grazie allo studio dei ricercatori modenesi e’ stato possibile caratterizzare le differenze nell’espressione genica tra pazienti che presentano diagnosi di trombocitemia essenziale, ma che mostrano mutazioni a carico di geni differenti. “I pazienti che hanno la mutazione di CALR – ha spiegato Roberta Zini, una delle autrici di questo progetto – presentano delle caratteristiche cliniche differenti rispetto ai pazienti con la mutazione di JAK2; in particolare, questi soggetti mostrano un numero di piastrine piu’ alto rispetto ai soggetti sani, ma anche rispetto ai pazienti che hanno la mutazione di JAK2. Tuttavia questi pazienti sono meno predisposti a sviluppare trombosi rispetto ai pazienti che hanno la mutazione JAK2. In questo studio abbiamo identificato i meccanismi molecolari che giustificano queste differenze e posto le basi per individuare nuovi possibili bersagli terapeutici associati a queste alterazioni. In particolare abbiamo caratterizzato i geni che vengono inattivati nelle cellule staminali dei pazienti con trombocitemia essenziale e mutazione del gene CALR“.

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