“L’attacco hacker a Facebook è preoccupante. Si tratta di una problematica non di grande sofisticatezza e la falla si poteva evitare. Dopo il caso Cambridge Analytica, Facebook da’ l’idea di non gestire la privacy degli utenti”: è questo il parere di Gabriele Faggioli, responsabile dell’Osservatorio Information Security del Politecnico di Milano e presidente del Clusit, sulla cyber aggressione alla societa’ di Mark Zuckerberg che ha compresso 50 milioni di account, mentre altri 40 milioni sono stati reimpostati a scopo cautelativo. Nel mirino degli hacker i ‘token’ di accesso, una specie di passepartout che consente di identificare un utente, di entrare nel profilo e di assumere al sua identità.
“Difficile dire al momento quali siano i dati rubati dai criminali informatici – sottolinea all’ANSA l’esperto – ma è possibile che le stesse chiavi digitali posano essere utilizzate per entrare in altre app collegate, servizi o e-mail da cui prendere diverse informazioni, anche bancarie. Vedo piu’ l’interesse della cara vecchia cyber-criminalità, piuttosto che un attacco politico o sponsorizzato da uno Stato”. Per l’esperto, dopo l’attacco “è sicuramente utile cambiare la password”, ma questa deve diventare una consuetudine digitale da applicare “con una certa frequenza”.


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