Argentina, individuato il sottomarino sommerso: si lavora per far luce sull’accaduto

La giudice federale Argentina Marta Yanez, che da un anno ha in mano la causa riguardante l’incidente del sottomarino ARA San Juan, ritrovato ieri, in cui hanno perso la vita 44 persone, ha dichiarato che “per il momento” non intende chiedere il recupero dell’unita’ perche’ prima vuole capire l’eventuale fattibilita’ di una simile operazione. Sottolineando le difficolta’ di recuperare uno scafo che, con l’acqua che ha dentro pesa 2.500 tonnellate, il magistrato ha spiegato che la sua principale preoccupazione al momento e’ “conservare l’integrita’ della prova”.

E se il ministro della Difesa Oscar Aguad ha gia’ anticipato che l’Argentina “non ha i mezzi per procedere al recupero del sommergibile”, molti famigliari hanno chiesto al governo di fare tutto il possibile per recuperare i corpi dei loro cari per poter rendere ad essi l’estremo omaggio. “Non servirebbe a molto al fine di accertare le responsabilita’ di quanto e’ successo”, ha infine detto la giudice, che “per recuperare il sottomarino fosse necessario romperlo in molte parti”. Yanez ha comunque chiesto alla compagnia americana ‘Seabed Constructor’ di documentare fotograficamente quanto possibile, sia del relitto sia dell’area di circa 100 metri di raggio attorno ad esso in cui sono disperse le parti esterne staccatesi nell’implosione.

In Argentina tre giorni di lutto nazionale

Il presidente dell’Argentina, Mauricio Macri, ha decretato tre giorni di lutto nazionale in seguito alla localizzazione del sottomarino Ara San Juan nelle acque dell’Atlantico meridionale, a un anno dalla scomparsa, come tributo ai 44 membri dell’equipaggio morti in servizio. Il capo di Stato, in un messaggio rivolto alla nazione, ha reso omaggio ai caduti, ringraziato tutti i paesi e i soggetti coinvolti nelle operazioni di ricerca e assicurato l’impegno del governo affinche’ sia fatta luce sulla vicenda: “Si apre una fase di indagini serie per conoscere tutta la verita’, alla quale ci siamo impegnati fin dal primo giorno, nel rispetto dei nostri eroi e delle loro famiglie”, ha dichiarato.

Si continua a lavorare per far luce sull’accaduto

Ieri il ministro della Difesa, Oscar Aguad, e il capo di Stato maggiore della Marina militare, viceammiraglio Jose Luis Villan, hanno tenuto una conferenza stampa per confermare l’individuazione del sommergibile in una zona a circa 600 chilometri al largo di Comodoro Rivadavia in acque profonde oltre 900 metri. L’esponente dell’esecutivo ha assicurato che sara’ fatto “ogni sforzo e anche l’impossibile per sapere che cosa e’ successo”. Tuttavia, ha aggiunto che il governo “non ha i mezzi” per esplorare il profondo fondale. “Non abbiamo veicoli sottomarini autonomi, non abbiamo veicoli a comando remoto ne’ le risorse tecniche per estrarre dal mare una nave con queste caratteristiche”, ha spiegato. “Sara’ difficile”, ha ammesso il ministro, riconoscendo di aver “peccato di ottimismo” quando ha contribuito a generare “aspettative che non sono state soddisfatte” sulla ricerca del sommergibile.

Gli ultimi messaggi inviati

L’ultima comunicazione proveniente dal sottomarino risale alle 7:19 am (ora locale) del 15 novembre del 2017. Secondo le ricostruzioni effettuate, in quel momento l’Ara San Juan cercava di superare le difficolta’ causate da un corto circuito alle batterie nel mezzo di una forte tormenta. Alcuni minuti piu’ tardi l’imbarcazione confermava la ricezione di due messaggi telegrafici inviati dalla base navale di Mar del Plata, cio’ che costituisce l’ultimo contatto registrato. Attualmente l’ipotesi principale sulla quale investiga la giustizia riguardo l’accaduto e’ quella di un errore umano nel maneggio della valvola di ventilazione denominata E19. Sarebbe infatti questa la causa principale del naufragio del sottomarino e della sua successiva implosione a una profondita’ di circa 500 metri formulata nella bozza conclusiva del rapporto elaborato dalla commissione di esperti del ministero della Difesa.

Impossibile formulare ipotesi

Il rapporto chiarisce ad ogni modo che “in assenza dei resti del sommergibile e’ possibile solo formulare ipotesi” e che quella citata, ovvero un errore di tipo esecutivo riguardante la valvola E19, sarebbe indicata come “l’ipotesi piu’ probabile”. La produzione di idrogeno all’interno del sottomarino avrebbe quindi “inutilizzato” l’equipaggio, secondo il termine utilizzato nel rapporto, provocando l’inabissamento del sottomarino e la sua successiva implosione. Secondo un esperto statunitense lo scoppio e’ avvenuto a 418 metri di profondita’ e ha prodotto un’energia pari a quella di cinque tonnellate di tritolo circa compatibile con “l’anomalia acustica” rilevata dal centro di rilevamento dell’Organizzazione per la non proliferazione dei test nucleari (Ctbto). La Marina argentina aveva riconosciuto per la prima volta il 23 novembre la possibilita’ che si fosse verificata un’esplosione all’interno del sommergibile. In base a quanto affermato dal portavoce Enrique Balbi, un “evento idro-acustico anomalo, singolare, corto, violento e non nucleare, compatibile con una esplosione” era stato registrato mercoledi’ 15 novembre alle 10:51 dalla Ctbto, della quale fa parte l’esperto argentino Rafael Grossi.