Bufale e teorie del complotto anche sugli incendi in California: non servono raggi laser e attacchi intenzionali, la spiegazione esiste ed è già drammatica di per sé

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Le immagini e i racconti che arrivano dalla California, devastata da molteplici incendi da Nord a Sud, ci lasciano senza parole e con un incolmabile senso di impotenza davanti alla forza devastante della Natura. O almeno dovrebbero essere queste le sensazioni provate alla vista di interi quartieri ridotti in cenere, di auto di cui sono rimasti solo i telai e all’interno i pochi resti carbonizzati delle persone che tentavano una fuga disperata per salvarsi, di intere vallate e montagne così provate dalla siccità da assicurare la rapidissima propagazione delle fiamme, risultata poi fatale.

Ci sentiamo in dovere di fare queste ulteriori precisazioni dopo aver letto i commenti di alcuni alle notizie che giungono dalla California. Forse quella sensazione di sentirsi senza parole davanti a tanta devastazione è superata solo da quella lasciata da coloro che immaginano l’ennesimo complotto anche dietro una tragedia così immane, che di fronte al dolore e alla desolazione che traspare da quelle immagini parlano di armi a raggi laser, scritture apocalittiche e punizioni divine. È a dir poco sconcertante ritrovarsi ad avere a che fare con simili stupidità, inventate per dare una spiegazione al disastro degli incendi in California, in questo caso ma anche in molti altri.

incendi california bufaleA proposito delle immagini che vi riproponiamo in questo articolo, in rete si legge di armi laser o di attacchi orchestrati per spostare i civili in aree diverse, ma non si sa da chi né a quale scopo. Tutte le immagini simili che circolano in rete non sono vere. La foto a lato che ritrae un aereo lanciare un fascio di luce laser verso il suolo, per esempio, è solo l’immagine di un progetto che i ricercatori tedeschi dell’Università di Leibniz stanno sviluppando per combattere le erbacce e le piante dannose senza dover fare ricorso a pesticidi e sostanze inquinanti. Un progetto ancora in sviluppo, quindi l’immagine relativa è finta, non reale. È assurda questa ricerca del complotto anche là dove, tra l’altro, la spiegazione esiste già ed è già drammatica di suo senza dover ricorrere alle solite teorie cospirative di cui non se ne può davvero più.

Perché continuiamo a dirlo ma forse non è chiaro. Gli incendi in California hanno avuto una furia devastante, alimentati da moltissime condizioni che dipendono sia dall’intervento umano che dalle forze della Natura. Perché se divampa un incendio e soffiano venti di 100km/h incanalati tra le alte montagne e le profondi vallate della California, c’è ben poco che migliaia di vigili del fuoco e tutti i mezzi a loro disposizione possano fare per contenerle. Perché se quegli stessi venti favoriscono la propagazione delle fiamme su migliaia di chilometri quadrati di alberi e vegetazione resi aridi da anni e anni di siccità, potremmo anche avere la tecnologia per andare su Marte ma non la capacità di arrestare la voracità del fuoco, che continua ad ingoiare tutto ciò che incontra: case, edifici, auto, persone.

E se vogliamo risalire ancora di più lungo la catena per giungere a quella conclusione che alcuni vanno a ricercare nel complotto, arriviamo ai cambiamenti climatici. A quelli che Trump un po’ nega, un po’ riconosce, come moltissime altre persone nel mondo. Perché tutti gli anni consecutivi di siccità che la California ha inanellato nel XXI secolo non sono di certo casuali, così come non lo sono in altre parti del mondo. Se l’estate 2018 è stata la seconda più calda nella storia dello stato californiano e se gli incendi hanno iniziato a mietere vittime e a portare distruzione già da gennaio fino ad agosto e ora a anche novembre è dovuto all’estrema siccità in cui l’area si ritrova e alla scarsissima presenza di pioggia, per non parlare della neve. I cambiamenti climatici esistono e sono aggravati dalla condotta dell’uomo, che non ha ancora trovato il modo giusto per limitarli e per risparmiare alla sua specie e al nostro pianeta una simile agonia.