Incendi California, gli effetti devastanti di anni di siccità e cambiamenti climatici in numeri: la gestione delle foreste non c’entra

L’uomo e la natura condividono le responsabilità dei devastanti incendi che hanno messo in ginocchio la California, ma la gestione delle foreste non ha svolto un ruolo principale, come invece sostenuto nei giorni scorsi dal Presidente Trump. La natura ha fornito i pericolosi venti che hanno fatto propagare rapidamente le fiamme e i cambiamenti climatici causati dall’uomo hanno ucciso alberi e cespugli che si sono trasformati in “carburante” per gli incendi, sostengono gli esperti. “I fattori naturali e gli effetti del riscaldamento globale provocato dall’uomo colludono fatalmente” in questi incendi, ha dichiarato Kristen Thornicke, del Potsdam Institute for Climate Impact Research in Germania.

Trump aveva twittato: “Non c’è ragione per questi enormi, mortali e costosi incendi boschivi in California, eccetto la scarsa gestione delle foreste. Miliardi di dollari spesi ogni anno, con così tante perdite umane, tutto a causa della grave cattiva gestione delle foreste”. Molteplici ragioni spiegano la furia degli incendi, ma “la gestione delle foreste non è una di loro”, sostiene Philip Dennison, scienziato dell’University of Utah.

Il bilancio delle vittime del Camp Fire, che ha distrutto Paradise e dintorni, è di almeno 42 persone e aggiungendovi le due vittime nella California del sud, si parla di un bilancio totale di 44 morti. Una delle ragioni per la quale gli scienziati sanno che la gestione non è implicata nel disastro è che alcune aree che ora stanno bruciano erano in balia degli incendi anche nel 2005 e nel 2008. In questi incendi precedenti, Paradise era stata minacciata ma era riuscita ad evitare i danni peggiori. Con gli incendi attuali, invece, è andata quasi completamente distrutta. L’altro grande incendio, il Woolsey Fire nella California del sud, si è propagato su terreni di arbusti: “Non è la gestione delle foreste, queste non sono foreste”, ha ribadito Dennison.

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Jonathan Overpeck (University of Michigan) ha spiegato che gli incendi stanno diventando sempre più grandi e più gravi sulla costa occidentale: “È dovuto molto meno alla cattiva gestione, mentre è il risultato del cuocere le nostre foreste e praterie e i nostri boschi con un cambiamento climatico sempre peggiore”. Gli incendi sono diventati più devastanti a causa delle oscillazioni del meteo estremo dovute al riscaldamento globale, sostengono gli esperti. Il numero medio di ettari statunitensi bruciati dagli incendi è raddoppiato rispetto al livello di 30 anni fa. Finora hanno bruciato oltre 34.200km², un terzo in più rispetto alla media di 10 anni. Dal 1983 al 1999, gli USA non raggiungevano i 26.000km² ogni anno. Da allora, in 11 anni su 19 si è superata questa soglia, incluso quest’anno. Nel 2006, 2015 e 2017, sono bruciati quasi 39.0000km².

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Il peggior fattore è il vento. Con i forti venti che ci sono stati, non c’era niente che i vigili del fuoco potessero fare per fermare l’avanzata delle fiamme”, spiega Dennison. Questi venti, chiamati venti di Santa Ana, e la geografia unica delle alte montagne e delle valli profonde agiscono come camini, fortificando gli incendi, ha sottolineato Thornicke. Il vento è così forte che le fasce tagliafuoco, ossia le aree in cui alberi e sterpaglie vengono rimossi o bruciati intenzionalmente per contrastare l’avanzata del fuoco, non funzionano. Nel 1982 la California meridionale ha avuto un incendio simile al Woolsey Fire con venti di circa 100km/h, ma “la differenza tra il 1982 e oggi è una popolazione molto più grande in queste aree. Molte persone sono state minacciate e sono state costrette ad evacuare”, ha aggiunto Dennison.

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La California è stata colpita dalla siccità in quasi tutti gli anni del XXI secolo e ora sta vivendo il periodo di siccità più lungo, iniziato il 27 dicembre del 2011 e durato finora 358 settimane secondo l’U.S. Drought Monitor. Quasi i ? dello stato sono incredibilmente aridi. I primi 9 mesi del 2018 sono stati tra i primi 4 più caldi della California e l’ultima estate è stata la 2ª più calda della sua storia. A causa di tutto questo, ci sono 129 milioni di alberi morti, che fanno da carburante agli incendi, ha spiegato Thornicke. Ma non si tratta solo di alberi. Anche gli arbusti ai piedi degli alberi sono responsabili, offrendo al fuoco il percorso per salire dal suolo alla cima delle piante e intensificando la conflagrazione di un fattore da 10 a 100, dichiara Kevin Ryan, ex vigile del fuoco ed ex scienziato dell’U.S. Forest Service. Le autorità statali e locali hanno rimosso parte delle sterpaglie nella California meridionale ad un livello sufficiente per condizioni meteo e venti normali, ma non sufficiente per questa siccità estrema.

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Mike Flanigan (University of Alberta) ha dichiarato che con l’aumento delle temperature e della siccità è più facile che gli incendi divampino, si diffondano e brucino più intensamente. I dati dimostrano che gli anni con il maggior numero di ettari incendiati sono stati più caldi della media. “Grazie in parte ai cambiamenti climatici, la California non sta ricevendo abbastanza pioggia e neve per compensare l’inesorabile riscaldamento causato dai cambiamenti climatici. Il risultato è un problema incendi che continua a peggiorare”, ha concluso Flanigan.