Valanga Rigopiano: depositate le opposizioni alla richiesta di archiviazione

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Sono state depositate le prime opposizioni alla richiesta di archiviazione della Procura di Pescara presentata per alcuni indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), travolto il 18 gennaio 2017 da una valanga che provoco’ 29 morti.

In particolare, i legali focalizzano l’attenzione “sulla omessa valutazione e gestione delle richieste di aiuto ante valanga; sulla mancata richiesta di elicotteri militari” e sulla “tardiva organizzazione ed erronea gestione delle operazioni di soccorso”. Secondo l’avvocato Daniela De Sanctis, che assiste la famiglia Parete, “un’evacuazione preventiva – si legge nell’opposizione all’archiviazione – avrebbe cambiato gli esiti degli eventi, salvando vite umane. Nel presente procedimento – rileva il legale – non viene contestata la pessima gestione dell’emergenza neve in funzione del forte terremoto di quel giorno, che, come dimostrato, cambia totalmente i criteri di valutazione delle priorita’ di intervento per una struttura isolata come l’hotel Rigopiano”.

L’avvocato poi si sofferma anche sulla questione della convocazione da parte della Regione del Core (Comitato operativo per le Emergenze), avvenuto “solo il pomeriggio del 18 gennaio 2017”.

“Logica e buon senso – scrive l’avvocato De Sanctis – avrebbero voluto una convocazione contestuale alla Dgr approvata il 12 gennaio, al massimo il 15 gennaio quando e’ stata diramata la terza allerta meteo. La situazione era gia’ molto critica, ma non cosi’ drammatica come si e’ poi rivelata tra il 17 e il 19 gennaio 2017. Una riunione anticipata del Core avrebbe consentito di fare il punto, di contare i mezzi funzionanti a disposizione, valutarne la sufficienza e di chiederne altri attraverso la Dicomac di Rieti con poteri speciali, sfruttando cosi’ la presenza dello Stato sul territorio per il terremoto ancora in corso nelle regioni del centro Italia. Tutto questo non e’ avvenuto e, pertanto, la condotta sopra descritta va penalmente censurata”.

Sul mancato utilizzo degli elicotteri militari, sottolinea che il loro intervento “avrebbe cambiato l’esito della tragedia, sicuramente per i sopravvissuti. Necessario e’, allora, accertare le responsabilita’ sul punto”.

Sulla stessa questione l’avvocato Alessandro Casoni, che assiste i familiari di Emanuele Bonifazi, chiede che venga “approfondito il motivo per cui nessuno richiese (oppure ordino’, avendone il potere) l’intervento di quel tipo di mezzi, a chi spettasse coinvolgerli; e, soprattutto, gli approfondimenti di indagine vanno rivolti non solo sul soccorso dopo la valanga, ma anche sul soccorso prima della valanga; una valanga che si poteva a limite prevedere su basi storiche, ma che comunque – dato che per emergenza si intende il necessario soccorso a chi si trova in stato patologico d’ansia e impossibilitato a muoversi da un determinato sito – puo’ non essere considerata se esistevano, come in effetti esistevano, buone ragioni per arrivare all’hotel Rigopiano dopo le prime chiamate dei presenti”.

Da parte sua l’avvocato Patrizia D’Agostino, legale della famiglia Del Rosso, evidenzia che “non aver valutato il possibile utilizzo degli elicotteri (sarebbe bastata una semplice telefonata), ha inciso sia nel corso della mattinata ove si sarebbe ben potuto evacuare la struttura, sia nella fase di approntamento dei soccorsi post tragedia”. L’avvocato D’Agostino focalizza l’attenzione anche “sulla tardiva attivazione del Core” sostenendo che “andava qualificata l’emergenza come non gestibile dalla Regione e qualificata sub lett. C) dell’art. 2 della LR di Protezione Civile, circostanza che avrebbe consentito di rivolgersi al servizio nazionale di Protezione Civile, al Dicomac, all’Esercito con i mezzi aerei abilitati al volo notturno e probabilmente salvare vite e alleviare le sofferenze dei superstiti”.