Ignorare le allerte meteo significa “sempre più perdite di vite umane”: ci vuole un’altra Greta per capirlo?

Nel momento in cui viene diramata un’allerta, di qualsiasi grado o colore essa sia, in qualche modo vi sono possibili rischi che possono occorrere a cose e persone
MeteoWeb

Le allerte meteo non sono fini a sé stesse. La Protezione Civile dirama avvisi di condizioni meteorologiche avverse affinché nei territori indicati nei bollettini si possano prevenire danni e soprattutto morti, prendendo tutte le misure necessarie. Le prime a recepire questi avvisi, ovviamente, devono essere le amministrazioni locali. Nel momento in cui viene diramata un’allerta, di qualsiasi grado o colore essa sia, in qualche modo vi sono possibili rischi che possono occorrere a cose e persone. “In questi casi – ha spiegato qualche anno fa ai microfoni di MeteoWeb Paola Salvati, dell’Istituto di Ricerca per la protezione Idrogeologica – sono i sindaci e gli enti locali che devono sapere come comportarsi, e i cittadini dovrebbero essere resi più consapevoli con informazioni a tappeto. Non è necessario che scuole e uffici vengano chiusi, se la gravità della situazione non lo prevede, ma è importante che i cittadini siano preparati e sappiano come comportarsi”.

Sul territorio italiano sono state censite più di 460 mila franeavevo precisato Salvati nel 2015ma probabilmente si tratta anche di una sottostima. Ben il 7% del territorio italiano frana e le aree soggette ad elevata criticità idrogeologica coprono quasi il 10% della nostra penisola. E’ proprio il territorio che ha una propensione ad eventi di dissesto idrogeologico, a causa della sua conformazione, dato che è giovane e in più ha quasi il 70% di zone montuose o collinari”.

Studi costanti e programmazioni pluriennali sono dunque un imperativo imprescindibile per la prevenzioni di catastrofi. “Eventi come le esondazioni di fiumi sono nel loro corso naturale; ciò che è necessario è il controllo del consumo del territorio. Con la cementificazione e il consumo di suolo, infatti, il mancato drenaggio delle acque porterà ad eventi alluvionali sempre più frequenti perché mettiamo sul territorio potenziali elementi che portano a disastri. Con la continua cementificazione si conteranno sempre più perdite in termini di vite umane. Sulle nostre coste, ad esempio, c’è stata un’esplosione nelle costruzioni che ha portato al proliferare di strutture più o meno necessarie per soddisfare la popolazione crescente, questo ha portato gli eventi meteorologici ad interagire più di prima con il territorio”. E i dati in merito sono allarmanti. Vengono spesi milioni di euro e comunque i morti per catastrofi naturali, ogni anno, sono svariate decine. Dunque c’è qualcosa che non va. Forse i piani sono sbagliati, forse c’è da rivedere tutto.

Sono anni che gli esperti lanciano allarmi, denunciano, indicano la giusta strada da seguire. Eppure, quasi ad ogni temporale, continuiamo a contare danni e persino morti. Perché tutto questo? Non è sufficiente il parere degli scienziati per far comprendere quanto sia importante prevenire visto il comprovato rischio idrogeologico nel nostro Paese. Quali e quanti sono le politiche in merito messe in atto in questi ultimi anni dai governi che si sono succeduti e dalle amministrazioni locali? Sono poche, a dire il vero, ma noi di MeteoWeb continueremo a dare voce agli esperti, a far emergere le criticità con il valido supporto degli studiosi, e chissà che prima o poi qualcuno non decida di ascoltare gli allarmi che gli addetti ai lavori lanciano da troppo tempo. Perché noi, è vero, non siamo Greta Thunberg e non andiamo in giro per il mondo a protestare, ma abbiamo portato questa missione nel nostro lavoro: continueremo a scrivere che bisogna fare qualcosa prima e che le politiche mirate devono essere pretese e chieste a gran voce agli amministratori e ai governi. Perché in questi casi prevenire è l’unico modo per curare.

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