Animali, epatite E nei cinghiali: il 7.8% è infetto in Abruzzo

L'Abruzzo è la regione maggiormente colpita dall'epatite E, una malattia dei suini sostenuta da un virus (Hev) in grado di trasmettersi da animale ad animale, che può passare all'uomo

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L’Abruzzo è la regione maggiormente colpita dall’epatite E, una malattia dei suini sostenuta da un virus (Hev) in grado di trasmettersi da animale ad animale, che può passare all’uomo per via alimentare, attraverso il consumo di carne cruda. In Abruzzo è infatti “assai frequente il consumo di carne suina cruda o poco cotta (salsicce di carne e di fegato, anche di cinghiale)”.

Per questo motivo il Servizio veterinario di Sanità animale della Asl Lanciano Vasto Chieti, diretto da Giovanni Di Paolo, ha realizzato uno studio sperimentale sui cinghiali cacciati (circa 6.000 esemplari), per determinare la reale presenza del virus attraverso specifiche tecniche di isolamento. Ebbene, il 7,8% degli animali esaminati è risultato infetto, come riferisce la Asl. I risultati dello studio sono stati presentati alla ‘100.ma Conferenza mondiale dei ricercatori delle malattie infettive animali’, che si è appena tenuta a Chicago (Illinois), negli Stati Uniti.

Allo studio, insieme a Giovanni Di Paolo e ad Angelo Giammarino del Servizio veterinario di Sanità animale della Asl, hanno collaborato Fabrizio De Massis, Giuseppe Aprea, Silvia Scattolini, Daniela D’Angelantonio, Arianna Boni, Francesco Pomilio e Giacomo Migliorati dell’Istituto zooprofilattico di Teramo e il tecnico della prevenzione Chiara Morgani.

In particolare, il virus è stato ricercato nel fegato e nella cistifellea di 102 cinghiali provenienti dai Comuni inclusi nell’Ambito territoriale di caccia (Atc) Chietino Lancianese. I risultati delle analisi hanno evidenziato la presenza del virus nelle matrici di otto cinghiali, evidenziando una percentuale di infezione del 7,8% (numero di soggetti infetti sul totale dei capi testati). L’indagine a questo punto ha cercato di determinare l’eventuale sieropositività al virus dell’epatite E dei cacciatori che hanno avuto contatto con i capi infetti. Ebbene, in questo caso, nessuno dei cacciatori è risultato infetto.

“In situazioni di stretto contatto – ricorda la Asl – il virus dell’epatite E può infatti passare dai suidi infetti all’uomo attraverso il consumo di carne o fegato senza un adeguato trattamento termico, determinando l’insorgenza della malattia che, seppur asintomatica nella maggior parte dei casi, può a volte manifestarsi con i sintomi classici di un’epatite acuta (febbre alta, dolore addominale, ittero)”. Il cinghiale, che è in grado di ospitare il virus fungendo da fonte di infezione per l’uomo (reservoir). L’epatite E è oggi considerata una zoonosi (malattia trasmessa dall’animale all’uomo) emergente, e i casi accertati in Europa e in Italia hanno visto “un aumento esponenziale negli ultimi anni. Anche l’Istituto superiore di sanità (Iss) considera questa malattia molto importante dal punto di vista della salute pubblica. Sono infatti in corso numerosi progetti per determinare la reale incidenza della malattia nella popolazione italiana”, conclude la Asl.