Coronavirus, due medici contagiati nel Pavese: “Rafforzare il sistema ospedaliero”

Due contagiati da coronavirus anche nel Pavese: si tratta di due medici di Pieve Porto Morone (Pavia), un comune della Bassa vicino alla provincia di Lodi

Due contagiati da coronavirus anche nel Pavese: si tratta di due medici di Pieve Porto Morone (Pavia), un comune della Bassa vicino alla provincia di Lodi. Da questa notte sono ricoverati al reparto di Malattie Infettive del San Matteo. I due medici, marito e moglie, sono stati riscontrati positivi al primo controllo. Il marito opera come medico di base a Pieve Porto Morone (Pavia) e Chignolo Po (Pavia). La moglie è una pediatra che lavora nella zona di Codogno (Lodi).

“Siamo convinti che il servizio sanitario nazionale sia all’altezza di questa sfida”. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza al termine della riunione alla Protezione Civile. “Abbiamo fatto un lavoro di screening molto accurato, per selezionare uno ad uno i contatti stretti di queste persone – ha aggiunto – li stiamo verificando uno ad uno con i tamponi e pensiamo che questa sia la modalità più efficace per contenere l’avanzamento del virus”

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Credit: NIAID-RML

Il governo e le regioni direttamente interessate operano per “contenere in aree geografiche limitate l’epidimenia”: lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza a conclusione del Comitato operativo della Protezione civile. “Abbiamo come noto diramato una ordinanza a firma del ministro della Salute e del presidente della Regione Lombardia” e ora al lavoro per una simile ordinanza per la Regione Veneto, ha precisato Speranza. In Lombardia sono 15 casi di contagio, in Veneto due i contagi confermati, compreso l’uomo deceduto venerdì sera.

“Siamo convinti che il Servizio Sanitario Nazionale italiano sia all’altezza di questa sfida, abbiamo fatto un lavoro di screening molto accurato per verificare, uno ad uno, i contatti delle persone risultate positive”, ha dichiarato il ministro Speranza, “stiamo verificando con i tamponi e pensiamo che questa sia la modalità più efficace per contenere l’avanzamento” del contagio.

Di parere differente l’epidemiologo Pierluigi Lopalco. “Credo che in Italia abbia ancora senso, magari per una o al massimo due settimane, tentare di rallentare la diffusione con misure di contenimento (chiusure, quarantena, ecc.). Ma fin da ora la priorità deve essere il rafforzamento del nostro sistema ospedaliero che, lo ripeto con forza, non è preparato ad affrontare un rischio infettivo. Il fatto che nel primo cluster registrato ci fossero tanti operatori sanitari la dice lunga”. Lo scrive sulla sua pagina FB l’epidemiologo Pierluigi Lopalco e secondo il quale a breve l’Oms sarà costretto a dichiarare la pandemia e passare “da misure di contenimento a misure di mitigazione. Cioè i buoi sono fuori dalla stalla, cerchiamo di limitare il danno”. E avverte: “Muoviamoci con urgenza in questa direzione: se le misure di contenimento funzioneranno e il focolaio si spegnerà, tanto meglio. Io sarò stato un menagramo ed i nostri ospedali saranno più pronti per la prossima pandemia“.

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Credit: Johns Hopkins University’s Centre for Systems Science and Engineering

“‘L’Italia saprà gestire al meglio l’emergenza del coronavirus, ne sono certo, il vero problema è qui in Africa dove si muore ancora per il tetano e dove un possibile focolaio sarebbe difficile da gestire.” A dirlo è il professor Aldo Morrone, infettivologo di fama mondiale, direttore scientifico dall’Istituto San Gallicano di Roma raggiunto da Formiche.net mentre si trova nell’area del Tigrai, al confine con l’Eritrea, nella città di Shire. “L’Italia se lo aspettava l’arrivo del virus – spiega Morrone – ed è preparata per affrontare questa emergenza, non credo ci saranno problemi da questo punto di vista se non dovuti alla paura, ma dal punto di vista sanitario è stato fatto tutto il possibile, qui ad esempio non sono stati bloccati i voli diretti con la Cina”.

“La vera emergenza -avverte- è qui, fortunatamente non abbiamo ancora alcun caso positivo ma qui i sieri vengono mandati nei vari centri solo in alcuni paesi per fare il test sul coronavirus. C’è il rischio che la situazione non possa essere controllata come si dovrebbe, intere aree del continente non sono assolutamente pronte per gestire un eventuale rischio di epidemia, senza dimenticare che qui è molto forte la presenza di lavoratori cinesi”. “L’Africa è sempre stata abbandonata al proprio destino – sottolinea ancora Morrone – ha avuto diverse infezioni come l’ebola e lo zika, che ha anche oltrepassato l’oceano, ma in questa battaglia è stata lasciata sola così come nelle infezioni degli insetti come la malaria o la leishmania”. “Ci sono centinaia di milioni di casi e migliaia di decessi che sono passati sotto silenzio in Occidente, convinti che queste malattie non arrivassero mai in Europa o negli Stati Uniti. Certo noi parliamo del coronavirus, qui si muore ancora per il tetano” scandisce l’infettivologo.

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