Coronavirus, i residenti nella zona rossa di Codogno: “Le strade non sono vuote” e intanto arriva la telescuola

"I codognesi amano questa città, chiusa tra il Po e l'Adda, piena di storia. Abito in piazza Cairoli, proprio in centro, in attesa degli eventi, ma all'interno della linea rossa"

“I codognesi amano questa città, chiusa tra il Po e l’Adda, piena di storia. Abito in piazza Cairoli, proprio in centro, in attesa degli eventi, ma all’interno della linea rossa. Le strade, le piazze non sono vuote, anzi, non potendo uscire si vede paradossalmente molta più gente in giro, tutti a piedi o in bicicletta, c’è più cortesia, meno maleducazione e sembra ci sia più tempo per riappropriarsi dell’umanità che ci stava sfuggendo con il tran tran quotidiano”. Il racconto della vita a Codogno nell’emergenza Coronavirus lo fa all’Adnkronos Roberto, 66 anni e residente da sempre nel piccolo centro in provincia di Lodi focolaio dell’epidemia e tra le zone chiuse per scongiurare i contagi.

“Le code ai supermercati sono finite perché ormai è finito il panico, chi doveva far rifornimento ha provveduto – continua – ci sono quelli che rasentano i muri bardati come al tempo della peste, certo, ma anche chi si siede al tavolino del bar chiuso e aspetta amici che arrivino portando l’aperitivo da casa e le carte da gioco. Codogno è proprio in mezzo a una serie di paesini che costituiscono la zona rossa, una cittadina molto viva di 14mila abitanti ai quali ora sono precluse le uscite dal ponte sul Po, dal quale si va in Emilia attraverso Santo Stefano, e quella dal ponte sull’Adda per andare verso Cremona: due blocchi naturali, chiusi i quali restano quattro o cinque punti attualmente sorvegliati dalle forze dell’ordine. Per quanto mi riguarda sono sulla sponda del fiume, resto a guardare”.

A Codogno arriva la telescuola.  A Codogno, nel cuore della ‘zona rossa’ del Lodigiano, si lavora per far proseguire le lezioni a distanza per gli alunni delle scuole elementare e media, nonche’ per quelli dei tre istituti cittadini, tecnico, professionale e agrario, nel caso venga prolungata la chiusura delle scuole. “A breve partira’ la ‘telescuola’ o scuola a distanza” ha annunciato sul proprio sito l’istituto comprensivo a cui fanno capo elementari e medie, sottolineando che “la scuola vuole dare alla comunita’ un segnale di stabilita’, di sicurezza e di ottimismo e cercare di trasformare queste giornate in un’opportunita’ per riflettere, sistematizzare, elaborare, leggere e approfondire argomenti proposti in classe o esplorare altri aspetti didattici, anche e soprattutto con modalita’ a distanza”. Anche l’istituto che comprende le tre superiori sta avviando un sistema di lezioni a distanza attraverso le proprie piattaforme digitali e il registro elettronico. Le attivita’, chiarisce il sito dell’istituto, sono “da intendersi come didattica sostitutiva, pertanto da considerarsi obbligatorie”.