Coronavirus, l’incubazione potrebbe arrivare a 27 giorni: la quarantena di 14 giorni applicata finora potrebbe essere stata inutile

Mentre il mondo combatte strenuamente per contenere la diffusione del coronavirus, dalla Cina arrivano notizie che potrebbero avere effetti molto pesanti

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Mentre il mondo combatte strenuamente per contenere la diffusione del coronavirus, dalla Cina arrivano notizie che potrebbero avere effetti molto pesanti. Secondo quanto riferito dalle autorita’ locali cinesi, riprese dalla Reuters, un 70enne cinese della provincia dello Hubei e’ stato infettato dal coronavirus ma non ha mostrato sintomi fino a 27 giorni dopo, quasi il doppio dei 14 giorni che finora si ritenevano fossero di incubazione. L’uomo, identificato solo come Jiang, il 24 gennaio e’ tornato in auto da Ezhou a Shennongjia, nello Hubei nord-occidentale; qui ha avuto contatti con la sorella, che era stata infettata. Il 20 febbraio gli e’ venuta la febbre ed e’ risultato positivo al coronavirus. Un periodo di incubazione piu’ lungo di quanto previsto finora potrebbe complicare ulteriormente gli sforzi di contenere l’epidemia.

L’identikit di chi e’ piu’ a rischio: over 80 sviluppano infezione piu’ aggressiva

Il numero piu’ alto di decessi per Covid-19 c’e’ stato tra persone con piu’ di 80 anni, secondo il maggiore studio epidemiologico realizzato su oltre 44 mila casi di nuovo Coronavirus nella Repubblica popolare, pubblicato dal Chinese Journal of Epidemiology. L’analisi del Chinese Centre for Disease Control and Prevention ha riscontrato che il tasso di mortalita’ cresce dallo 0,2% tra 10 e 39 anni al 14,8% sopra gli 80. Un altro fattore di rischio e’ la presenza di malattie preesistenti, specie quelle cardiovascolari, diabete, insufficienza respiratoria cronica e ipertensione. La Societa’ italiana di Geriatria e Gerontologia (Sigg), facendo il punto sull’epidemia, suggerisce cautele e precauzioni in linea con le disposizioni ministeriali. “Nell’anziano l’infezione da Covid-19 puo’ essere piu’ aggressiva, come per altre infezioni virali, perche’ la senescenza del sistema immunitario e le malattie croniche espongono gli individui in eta’ avanzata a un rischio non di maggior contagio ma di sviluppare un’infezione decisamente piu’ grave“, spiega Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Sigg. “Nelle casistiche cinesi i deceduti sono piu’ anziani dei sopravvissuti e spesso hanno uno o piu’ malattie croniche sebbene non manchino morti in giovane eta‘”, aggiunge. I geriatri raccomandano di dare ascolto solo alle fonti ufficiali, cioe’ alle comunicazioni e disposizioni ministeriali, ignorando qualunque indicazione su supposti strumenti preventivi o terapeutici ad hoc.

Per ora “la prevenzione si basa solo sulle regole classiche e l’unica terapia, ospedaliera, sembra essere il plasma dei pazienti guariti“. La Sigg consiglia tuttavia di non esporsi al freddo, che facilita la diffusione del virus. Febbre, astenia con eventuali dolori muscolari e – meno – tosse secca sono i sintomi classici. Quindi, “l’impronta prettamente respiratoria (affanno e tosse con catarro) non e’ comune all’esordio, lo diviene tardivamente”. Trattandosi di sintomi condivisi con altre malattie, e’ bene non allarmarsi, consultare il proprio medico e fare un’attenta analisi dei contatti. In caso di contatto dubbio, va senz’altro segnalato. “Data l’evidente presenza di una lacuna della trama epidemiologica e di prevenzione – indica Antonelli Incalzi – alla base del focolaio appena emerso, si potrebbero ipotizzare screening sierologici random in soggetti con sintomi classici iniziali o con polmonite a focolai multipli. La specificita’ dell’anziano sta nella maggiore vulnerabilita’. Quindi, e’ particolarmente importante per gli anziani limitare le occasioni di contagio e avere, in aree a rischio, una elevata soglia di attenzione ai sintomi iniziali, soprattutto febbre e astenia”.

Tozzi: “I veri dominatori del pianeta sono i batteri”

Non possiamo pensare di non essere toccati dai batteri perché li abbiamo sconfitti, non è così. Non ci rendiamo conto che i veri dominatori del pianeta sono loro”. Così commenta la diffusione del contagio da coronavirus il geologo e conduttore tv Mario Tozzi a margine del suo intervento a TourismA, la manifestazione di archeologia e turismo culturale in corso a Firenze. “I batteri – ha detto Tozzi – sono le prime forme di vita: esistevano già tre miliardi e mezzo di anni fa e pur essendo molto semplici si replicano in maniera molto efficiente trovando sempre nuove strategie. E’ difficile distinguere i buoni e cattivi, te li devi tenere tutti e conviverci cronicizzandoli come è successo col retrovirus hiv. Il coronavirus fa molta paura perché la società è molto globalizzata, viaggia molto. Il contagio è molto elevato ma la mortalità bassa per adesso, sotto il 5%. Il virus non vuole uccidere ma solo tenersi in vita e replicarsi quante più volte possibile, esattamente come noi umani”. “Il cambiamento climatico – ha concluso il geologo – è legato ai microrganismi e il fatto che i sapiens allevino animali, ovvero che vivano in grandi città in massa con gli allevamenti vicini, incide. E’ un po’ il veicolo della città che rende questo contagio molto rapido“.

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