Coronavirus, il biologo Enrico Bucci: “Altissima velocità di contagio, gli ospedali tra i luoghi più a rischio trasmissione”

"La grande maggioranza degli ospedali lombardi sono oggi luoghi di contagio, ad altissima velocità di contagio"

MeteoWeb

“La grande maggioranza degli ospedali lombardi sono oggi luoghi di contagio da coronavirus, ad altissima velocità di contagio”. “Chi entra in ospedale deve essere tracciato in tempo reale, anche con App simili a quelle che usano i rider“. E’ il suggerimento contenuto in un lavoro di approfondimento firmato dal biologo Enrico Bucci, Adjunct Professor della Temple University di Philadelphia e componente dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

Il testo – che porta anche la firma di Michele Usuelli, consigliere regionale lombardo di Più Europa e Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – affronta un’analisi dell’emergenza Covid-19, dedicando particolare attenzione agli ospedali e sul contagio degli operatori sanitari. Bucci verrà convocato per parlarne domani, mercoledì 1 aprile, in Commissione Sanità della Regione Lombardia. Nel lavoro spiega che chiunque, a qualunque titolo entri in ospedale, deve essere considerato e considerare sé stesso potenzialmente infetto”.

In particolare, per lo scienziato italiano in Usa “è indispensabile l’auto contenimento del personale sanitario, cui è necessario fornire strutture ricettive specifiche per ritirarsi dopo il lavoro, evitando così il fai da te domestico e aiutandolo a non contagiare le famiglie. E come spesso accade, in caso di marito e moglie medici, aiutarli nella gestione della loro famiglia”.

Altro tema caldo i tamponi: “I sanitari – si evidenzia nel testo – devono essere sorvegliati con tamponi seriali. Indipendentemente dalla capacità di ogni regione nel restituire il risultato del tampone, la priorità insieme al paziente sintomatico deve essere il tamponamento del personale sanitario. L’ospedale deve diventare un luogo compartimentato in ogni modo possibile: neolaureati e studenti di Medicina formati devono essere i guardiani a tutte le porte di un ospedale (non solo quelle esterne), dirigendo il flusso di chi può entrare e uscire. Oltretutto, aiuteranno in questo modo il personale esperto a risparmiare tempo, per esempio controllando vestizione e svestizione. Non è troppo tardi per fare training al personale sanitario su come proteggersi; su cosa fare e non fare. Anche l’eventuale reparto della Fiera” a Milano, conclude Bucci, “deve avere, se è realistico farlo, queste caratteristiche logistiche”.

“Più medici, ventilatori e letti servono a migliorare la situazione dei pazienti in una situazione di crescita lineare, ma non possono tener dietro a un incremento che è stato esponenziale: stiamo correndo una maratona dietro al virus, che però guida una Ferrari. E’ necessario completare la strategia regionale di contenimento con alcune misure specifiche“. L’esperto, domani mercoledì 1 aprile, parlerà in Commissione Sanità del Consiglio regionale lombardo dei temi affrontati in un lavoro di approfondimento da lui firmato, con Michele Usuelli consigliere regionale Lombardia Più Europa, e Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. “Una delle ragioni per l’iniziale esplosione di Covid-19 in Lombardia e in altre regioni è stato il contagio comunitario, in particolare negli ospedali – si legge nel testo – In quelle condizioni, la velocità di raddoppio del virus cresce fortemente“. “Inoltre, anche quando il virus si è diffuso e la crescita dei casi avviene soprattutto in ambito extraospedaliero, all’interno degli ospedali si mantiene una rapida cinetica di infezione ad alta carica virale che coinvolge e decima il personale sanitario e i pazienti già ricoverati, aggravando la crisi epidemica“, prosegue l’esperto. “Ad oggi in Lombardia, su 100 positivi, 12 sono personale sanitario. Le strutture sanitarie, salvo lodevoli eccezioni, non sono attrezzate per il controllo e il contenimento delle malattie infettive in ambito ospedaliero, così come non sono preparati i medici, i quali da generazioni non hanno visto un’epidemia come l’attuale. Per questo, vi è urgente bisogno di un cambio di mentalità“.