Coronavirus, perché una diffusione così concentrata in Pianura Padana? La risposta potrebbe essere legata a meteo e inquinamento

“La stragrande maggioranza dei casi di coronavirus in Italia sono concentrate in Pianura Padana": da qui parte l'analisi dell'epidemia di Giuseppe Cugno

Il coronavirus continua a far registrare nuovi contagi e nuove vittime in Italia, che ad oggi è il secondo focolaio di casi al mondo dietro solo alla Cina. Secondo gli ultimi aggiornamenti della Protezione Civile, nel nostro Paese ci sono 35.713 casi e 2.978 morti. Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono le tre regioni più colpite, che al momento contano quasi 20.000 casi complessivamente. Dati alla mano, dunque, il coronavirus in Italia sembra concentrarsi principalmente nella Pianura Padana, da dove tutto è partito il 21 febbraio scorso con l’individuazione della positività del 38enne di Codogno, nel Lodigiano.

Giuseppe Cugno, geologo e specialista di territorio, ambiente, clima mediterraneo, rilevatore e coautore di carte geologiche della Sicilia sud-orientale e autore del libro “Scenari meteorologici ambientali mediterranei”, ha analizzato l’epidemia di coronavirus in Italia in base all’inquinamento e alle condizioni meteorologiche.

Visualizzando, come in sovrapposizione, la mappa di diffusione del virus e la struttura geografico morfologica della nostra Italia, si traggono utili indicazioni osservative”, sostiene Cugno. “La stragrande maggioranza dei casi di coronavirus in Italia sono concentrate in Pianura Padana. Su una probabile sfortunata casuale sorgente di partenza, triangolata a carambola fra Cina, Germania, Italia, avvenuta possibilmente per motivi di lavoro dei nostri operosi fratelli lombardi, è doveroso indirizzare il faro dell’attenzione su una coincidenza fra la mappa della stragrande percentuale di diffusione del virus (particolarmente accentuata), e i confini geomorfologici e meteoclimatici della Pianura Padana. La mappa diffusione virus è fra l’altro ben disegnata da una linea di “confine” pressoché perfettamente sovrapposta all’allineamento fisico morfologico dei crinali dell’Appennino tosco emiliano, che delimitano a nord la Pianura Padana. Fermo restando di considerarne una maggiore densità antropica”, continua l’esperto.

Una ben precisa classica tipologia di scenario meteorologico, su una ben precisa e perfettamente delineata esposizione geomorfologica della Pianura Padana  (da cui la copertura di cappe inquinanti) con una pressoché ideale temperatura (da dati medi a Milano) a Febbraio (NB) fra 3°C/10°C, a Marzo fra 7°C/14°C, mette in fila una combinazione di elementi, uno sull’altro, convergenti verso una possibile correlazione fra la specifica condizione meteo climatica della Pianura Padana e la diffusione del Coronavirus, su cui in vero poco si sa. Con una doverosa e severa cautela atteniamoci agli elementi osservativi meglio correlabili. In particolare si è fatto riferimento ad una pressoché (per scrupolo cautelativo) temperatura ideale proprio perché, da ultimi recenti studi (v. avanti), quella di Milano a febbraio si inserisce perfettamente intorno alla temperatura di +8,7°C che favorirebbe la trasmissione del Coronavirus”, ha spiegato l’esperto. Gli studiosi dell’Università del Maryland hanno studiato il caso mettendo insieme virologi e climatologi, tentando di ipotizzare una possibile correlazione tra la diffusione del virus e le condizioni meteorologiche. Il risultato dello studio ha dimostrato che in tutte le aree in cui la malattia è esplosa in modo grave, c’è una temperatura compresa tra +5 e +11°C e un’umidità compresa tra il 45 e l’80%WuhanMilanoSeul e Teheran hanno una temperatura media che nell’ultimo mese è rimasta in tutti i casi tra +7 e +9°C. Ricercatori dell’Università di Guangzhou, in Cina, hanno confermato che la trasmissione del Coronavirus viaggia nel modo più veloce con una temperatura ambientale di +8,7°C. Un’altra ricerca dell’Ospedale di Greifswald e dell’Università Ruhr a Bochum, in Germania, ha dimostrato che con temperature superiori ai +30°C il virus sparisce in breve tempo.

Un gruppo di ricercatori ed esperti provenienti da diversi gruppi di ricerca italiani ha studiato la correlazione tra le concentrazioni di PM10 e il numero di casi infetti da coronavirus. Una solida letteratura scientifica descrive il ruolo del particolato atmosferico quale efficace “carrier”, ovvero vettore di trasporto e diffusione per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. Il particolato atmosferico, inoltre, costituisce un substrato che può permettere al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni.

Per un ulteriore specifico approfondimento si estraggono, dalla lunga ricerca  sugli “Scenari meteorologici ambientali mediterranei”, stralci sulla correlazione fra “Lo scenario di calma di alta pressione e l’inquinamento atmosferico”, prosegue Cugno. “Durante le stagioni invernali, quando ci si trova in condizioni di alta pressione che conferisce di norma bel tempo, in vaste zone attorno a sorgenti inquinanti, vi sarebbe il peculiare splendore mediterraneo che invece determina spesso il mas­simo grigiore inquinante. Un parallelismo con la pianura padana, l’ambiente di pianura più vasto, più rappresentativo, più omogeneo e più ricco d’Italia: l’uguale struttura di alta pressione induce spesso, in vaste aree padane, un fitto grigiore nebbioso naturale che peggiora gli effetti dell’inquinamento atmosferico. Si pensi all’im­portanza della conforma­zione morfologica locale per i differenti effetti sull’inquinamento atmosferico, entro la stessa alta pressione”.

inquinamento torino“Non è una sorta di graduatoria di bellezze naturali o di rischi. Ogni luogo ha le sue specificità, i suoi prodotti, la sua funzione, è solo la semplice costatazione fisico-atmosferica. È solo per rimarcare il primato dello “scenario meteorologico” in sé. È per evidenziare l’importanza dell’interazione fra geologia geomorfologia e scenario meteorologico. Non si tratta solo di scenografie estetiche diverse, ma di scenari meteorologici che manifestano risposte ambientali locali marcatamente diverse. Ai fini ambientali la correlazione calma di alta pressione = inquinamento at­mosferico è importantissima per l’aria respirata da milioni di persone che, sotto, vi svolgono tutta la loro vita. Ecco perché si fa riferimento a tempi di alta pres­sione, se si vuole persino prudenti, di settimane. Bisogna quindi prevedere e pre­pararsi, sempre a parità di emissioni, a possibili casi estremi di calme veramente prolungate, pertanto a lunghi periodi di accumulo inquinanti. Gli effetti ambientali seguono parallelamente le sfumature degli scenari mete­orologici mediterranei. È importante la concezione dello “scenario” in sé”, spiega l’esperto.

Per gli abitanti delle aree intensamente antropizzate gli scenari meteorologici hanno assunto, col crescere delle sorgenti di emissione (traffico urbano), ancor più importanza perché ad essi è demandata la decisione di una migliore o peg­giore qualità dell’aria respirata dalla popolazione, di una più o meno trasparenza dell’orizzonte. Per le aree più esposte, non si tratta solo di una più o meno lim­pidezza naturale, di una brutta o bella giornata, ma trattasi di una più o meno aggiunta di fumi che seguono una pista naturale atmosferica, scorrendola. Ogni trasparenza o torbidità coincide con uno stato atmosferico, coincide con un vento o un non vento, la calma piatta”.

Nell’abituale prorompente scenario di calma alta pressione, simbolo dell’am­biente mediterraneo dell’immaginario collettivo col sole e col bel tempo, la ci­viltà industriale moderna vi ha introdotto diffuse fonti inquinanti atmosferiche, originariamente estranee allo scenario. Disturbando il naturale svolgimento dello scenario meteorologico con l’intensa produzione di fumi vari che, entro questo scenario di per sé splendente, innesca scenografie oscure, negative, specie in al­cuni ambiti geografici predisponenti e ad alta densità antropica. Sui bacini geo­morfologici più vulnerabili lo scenario di bel tempo si è trasformato in mal aria. Questo è l’accostamento assai semplice: bel tempo e calme = mal aria. Ma cosa avviene durante il persistere dello scenario di bel tempo di alta pressione antici­clonica? Si ha l’espansione progressiva del diametro della sfera dei fumi inquinanti attor­no alle aree di produzione, fumi urbani e industriali, l’insieme dei pennacchi delle sorgenti dei vari camini, determinano un volume di aria inquinata con raggio d’a­zione che si espanderà sempre più in funzione della persistenza temporale di tali condizioni fisico-meteorologiche. Il volume d’aria avrà concentrazione di fumi progressivamente decrescenti dal centro alla periferia”, prosegue Cugno.

Nel caso di concentrazione propriamente industriale (esempio divulgativo e didattico più semplice) avviene questo: i fumi all’uscita dei camini salgono inizialmente in verticale, data la loro temperatura più elevata di quella dell’aria circostante. Ad una certa altezza i fumi cessano di salire velocemente in verticale e piegano lateralmente e simmetricamente secondo un prospetto del pennacchio a martello, con la testa in su a T. L’altezza del piegamento dei fumi è la quota di livellamento. Essa si raggiunge quando i fumi raffreddandosi uguaglieranno la temperatura dell’aria circostante. Tale quota influenza le concentrazioni al suolo degli inquinanti che risultano inversamente proporzionali all’altezza della quota di livellamento. La prima area geografica importante che salta in mente, in cui tutto ciò è fisica­mente ben soddisfatto, è la Pianura Padana. Per omogeneità morfologica, com­piutezza, semplicità, rappresentatività di sorgenti inquinanti, densità antropica. E della Pianura Padana l’area urbana, di Milano, di Torino, è ben rappresentativa del fenomeno che si mostra puntuale a cicli tutte le volte che la natura ne confe­ziona, al peggio, il contenitore atmosferico. Tutte le volte che la natura ne “strin­ge” il contenitore atmosferico soprastante le città”, conclude Giuseppe Cugno.