Quasi duecento tra medici e infermieri che operano al Pronto soccorso di diversi ospedali della Sicilia orientale, da Catania a Enna fino a Lentini, sono sul piede di guerra perché denunciano di essere “esposti al rischio del Coronavirus” e di non essere “tutelati adeguatamente”. Da qui la decisione di lanciare un appello urgente al Presidente della Regione siciliana Nello Musumeci e all’assessore alla Salute Ruggero Razza, oltre ai direttori sanitari siciliani e agli ordini professionali. Una lettera lunga due pagine in cui attaccano i vertici regionali perché nei pronto soccorso non sarebbero stati mantenuti in questi giorni i ”minimi standard di sicurezza”. All’appello hanno aderito anche i medici dei reparti di radiologia, rianimazione e malattie infettive “che vivono le situazioni più a rischio“, dicono.
”Alla luce delle ultime indicazioni trasmesse dalle Regione per l’utilizzo delle protezioni per infezione da SARS-CoV-2 vogliamo esprimere il nostro più profondo disappunto, in quanto le disposizioni inviate non tutelano l’attività degli operatori sanitari che si trovano in prima linea ad affrontare questa pandemia– denunciano i medici e gli infermieri- Vi siete limitati a tradurre pedissequamente quanto indicato dal documento del WHO, ”Rational use of personal protective equipment for coronavirus disease 2019 (COVID-19)” , del 27 febbraio scorso, elaborato partendo dal presupposto che le persone asintomatiche e pauci-sintomatiche molto difficilmente trasmettono la malattia; questo senza rendervi conto che si tratta di un documento ormai obsoleto che non garantisce neanche gli standard di sicurezza minimi. Ne sono la prova i numerosi casi di operatori sanitari del Nord Italia infettatisi”.
E ancora: ‘‘Non sono necessari i DPI se non per pazienti altamente sospetti o confermati positivi” espone il personale sanitario, la risorsa più preziosa, all’infezione- denunciano i sanitari- Per garantire la sicurezza di tutti gli operatori sanitari è necessario utilizzare dispositivi efficaci (maschere FFP2 e FFP3, occhiali protettivi e camice idrorepellente) anche durante le operazioni di Triage. Le FFP2, il camice idrorepellente e gli occhiali protettivi devono essere sempre indossati dal personale che costituisce la rete d’emergenza: trasporto pazienti, operatori del triage, operatori di PS, radiologia, malattie infettive e terapie intensive”.
Per medici e infermieri ”è fuori da ogni logica proteggere poco il personale sanitario esistente (già formato e con esperienza) e poi fare i bandi di assunzione urgenti di nuovo personale inesperto e da formare- dicono –Non c’è raziocino nell’acquisto forsennato di respiratori o nella corsa alla creazione di poli per il COVID-19 se poi ci si troverà senza personale per assistere i pazienti”. “Pretendere il solo utilizzo della mascherina chirurgica, la cui ”permeabilità” al virus è estremamente probabile, vuol dire esporci a sicuro rischio”. E aggiungono: ”State mandando i vostri medici e operatori sanitari in guerra senza armi e senza protezione alcuna”.
”Abbiamo fatto un giuramento che non prevede però l’essere immolati sull’altare della sciocca spending review- dicono con forza – Si tratta di un atto di irresponsabilità grave che vanifica i grandi sforzi fatti fino ad ora e che rischia di devastare un sistema sanitario già carente e provato”. ”Non c’è tempo da perdere, questa emergenza va affrontata mettendo in campo le migliori risorse e i migliori mezzi e viste le gravi carenze del sistema sanitario siciliano si ravvisa la necessità che la protezione civile sia affidata ad un esperto in emergenze sanitarie”, concludono.


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