Coronavirus, nuovo studio internazionale: “Forse è in circolazione da decenni”

Il Coronavirus che spaventa il mondo potrebbe essere in circolazione tra gli esseri umani da anni, forse addirittura decenni

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Il Coronavirus che spaventa il mondo potrebbe essere in circolazione tra gli esseri umani da anni, forse addirittura decenni, ben prima dell’attuale epidemia che sta mettendo in ginocchio i sistemi sanitari di tutto il mondo. E’ quanto sostiene una ricerca condotta da un gruppo di autorevoli infettivologi di Regno Unito, Usa e Australia, che hanno analizzato vari studi alla ricerca del passato evolutivo del misterioso virus.

La conclusione e’ che, a giudizio degli scienziati, il virus potrebbe aver fatto il salto dall’animale all’uomo ben prima della prima rilevazione, a Wuhan, sul finire dell’anno scorso. Ci sara’ bisogno di ulteriori analisi, ma il Coronavirus sembra portatore di una mutazione unica che non e’ stata trovata negli animali sospetati come all’origine del contagio, mutazione che dunque probabilmente si e’ verificata durante ripetute infezioni a piccoli ‘cluster’ tra gli esseri umani.

Lo studio, condotto da Kristian Andersen dello Scripps Research Institute in California, Andrew Rambaut dell’University of Edinburgh in Scozia, Ian Lipkin della Columbia University a New York, Edward Holmes, University of Sydney, e Robert Garry della Tulane University in New Orleans, e’ stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Medicine il 17 marzo. (AGI)Bia 291

In realta’, fa notare il South China Morning Post, secondo un infettivologo americano che non ha partecipato allo studio, Francis Collins, direttore del National Institute of Health statunitense, potrebbe essere che il coronavirus sia passato dagli animali agli esseri umani prima che diventasse capace di far ammalare le persone.

In sostanza, “dopo cambiamenti evolutivi graduali avvenuti nel corso di anni o forse decenni, il virus alla fine ha acquisito la capacita’ di diffondersi da uomo a uomo e di causare malattie gravi, spesso letali”, ha spiegato Collins nel sito web del suo istituto. I medici di Wuhan hanno cominciato a notare il diffondersi tra la popolazione di una una misteriosa polmonite nel dicembre scorso. I test per l’influenza e altri agenti patogeni risultavano negativi; ma a un certo punto e’ stato isolato un ceppo sconosciuto e un team dell’Istituto di Virologia di Wuhan, guidato da Shi Zhengli, ne ha rintracciato l’origine in un virus del pipistrello trovato in una grotta di una montagna vicino al confine cinese con il Myanmar.

I due virus condividevano oltre il 96% dei loro geni, ma il virus del pipistrello non era in grado di contagiare l’uomo perche’ gli mancava una proteina per legarsi ai recettori delle cellule umane. L’anello mancante, i coronavirus con una simile proteina, e’ stato trovato successivamente nei pangolini in Malaysia da due diversi team, uno nel Guangzhou e un altro a Hong Kong, il che ha portato a ritenere che il micidiale nuovo coronavirus della polmonite sia una ricombinazione dei genomi dei virus del pipistrello e del pangolino.