Coronavirus, parassiti e malattie: a cosa servono? La parola all’esperto

In tempi di coronavirus ci si chiede spesso a cosa servono parassiti e malattie: sulla questione fa luce il Dottor Enzo Moretto

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“L’emergenza Covid-19 ci porta forzatamente a riflettere su molti aspetti della nostra esistenza e su cosa servono alcuni organismi. Nella quotidianità le persone mi chiedono “Mi spiega a cosa servono le cimici o le zanzare?” – scrive il Dottor Enzo Moretto, Direttore del Museo Esapolis e Responsabile Scientifico della Casa delle Farfalle di Montegrotto Terme PD –  Una vera spiegazione assoluta non ce l’ho in quanto, come penso per tutte le domande, debbo avere qualche appiglio per poter costruire una risposta.”

“Chi crede in un ente superiore-creatore, non ha certo bisogno di risposte: “se ce le ha messe lui, ci sarà pure un motivo”.  Chi, come me, non riconosce così facilmente l’atto di un creatore più o meno benevolo nei nostri confronti, con tutto il rispetto per chi è in grado di compiere questo atto di fede, cercherà delle spiegazioni perlopiù scientifiche. Se poi – prosegue il Dottor Enzo Moretto, Direttore del Museo Esapolis e Responsabile Scientifico della Casa delle Farfalle di Montegrotto Terme PD – analizziamo quello che siamo diventati nonché la nostra capacità di opporci in qualche misura al fato, possiamo almeno concordare che è proprio questo modo di procedere che ci contraddistingue e chi ci ha permesso nella lontana preistoria di scoprire il fuoco e nel vicino passato di sviluppare le tecnologie che accompagnano ogni nostro gesto e di godere di uno straordinario benessere, per lo meno potenziale.

“Ora, –  spiega  il Dottor Enzo Moretto, Direttore del Museo Esapolis e Responsabile Scientifico della Casa delle Farfalle di Montegrotto Terme PD – cimici e zanzare, come SARS-Cov-2 (che causa il Covid-19), per chi osserva da scienziato, si sono scavati un loro ruolo nei miliardi di anni che la vita ha impiegato ad evolversi per arrivare ai giorni nostri. Il fatto che esistono è, banalmente, frutto di immensi compromessi con il pianeta e coloro che lo abitano. Toglierli di mezzo, tout court, non sembra né facile né privo di conseguenze, visto che ognuno in questo equilibrio evolutivo l’uno funge da stampella per l’altro. Noi siamo quindi uno dei tanti tasselli di questo puzzle, fintantoché l’evoluzione non ne disegnerà un altro.”

È quindi possibile che alcuni organismi viventi, fastidiosi, talvolta pericolosi o per qualcuno antipatici, si possano “togliere dalle scatole”? Non c’è scritto da nessuna parte che la vita sulla terra debba continuare in tutto o in parte, e le grandi estinzioni del passato che hanno visto spazzate via percentuali enormi di forme di vita – come quella alla fine dell’era primaria e alla fine del mesozoico – ne sono la prova. Personalmente non penso che chi mi pone la domanda “a cosa servono cimici, zanzare e ora il Covid-19”, intenda ragionare su questi scenari. Credo più semplicemente che si chieda se possiamo sbarazzarcene senza grandi conseguenze negative.
Ora però viene la parte più sgradevole del mio interloquire con chi pone questo tipo di domande, dunque con molti, se non tutti. Quindi non offendetevi per quello che vi dico, perché anch’io sono nella vostra stessa barca. La mia prima risposta, pertanto è la seguente: “Se mi dite a cosa servite voi, allora di dirò a cosa servono le zanzare, le cimici e il virus”.”

“Fino ad oggi, la reazione dell’interlocutore alla mia risposta poteva collocarsi tra il serio e il faceto e finiva tutto lì: nessuno vuole davvero confrontarsi con le conseguenze della sua domanda. E questo molto racconta di quello che siamo.
Ora però, qualche considerazione la voglio comunque fare. Ovviamente mi rendo conto che qualsiasi ragionamento potrà essere visto come una minaccia alla nostra esistenza e alla nostra democrazia. D’altronde, qualsiasi atteggiamento di protezione della natura che ci circonda – e lo dimostrano i movimenti animalisti che non sono altro che l’estremizzazione di un sentire comune – ad oltranza finisce per parlare male dell’uomo, sottolineando i guasti che ha prodotto all’ambiente, meritandosi così l’estinzione.”

Bene, io non la penso assolutamente così. Pur sentendo anch’io un notevole livore quando vedo che abbiamo ecceduto troppo nelle nostre pretese, il mio atteggiamento, come essere umano, è quello di attuare in modo condiviso e più sereno possibile, delle soluzioni che riportino quell’equilibrio di cui abbiamo bisogno, senza creare idoli, religioni o tabù.
Il secondo punto, per me fondamentale, è provare a fare un “esercizio di umiltà”. Dobbiamo ricordarci che la nostra conoscenza delle cose è sempre molto limitata e chi propone “verità” è probabilmente un male maggiore di quello che vuole correggere. Penso che su questo la natura, che è frutto di una mediazione di miliardi di anni tra le forze e il fine che ha generato e guidato la vita, ci suggerisce che la diversità di forme, modelli, approcci e tutto quello che volete metterci, è la garanzia migliore per garantirci un futuro in questa meravigliosa quanto fragile bolla di vita che sempre di più scopriamo essere il nostro pianeta.” 

Ed ora cercherò di volare più in basso e darvi qualche altro lume per orientarvi e valutare le cose. Spesso si sente parlare della natura come uno scrigno di beni preziosi dai quali continuamente attingiamo e che una volta distrutta, ad esempio l’Amazzonia, abbiamo perso un patrimonio. Pur pensandola anch’io così, mi rifiuto di accettare che questa visione utilitaristica sia una motivazione importante. L’Amazzonia, deve esistere e basta, altrimenti pecchiamo di presunzione nel darle un valore e arrivare a pensare, come sta accadendo, di barattarla con qualcos’altro. Questo vale per l’Amazzonia quanto per vita selvatica nel campo sotto casa. Noi dobbiamo far in modo che continuino ad esistere in una certa misura, a prescindere dalle nostre valutazioni.
Ed ora arriviamo ai nostri parassiti. Il mio curriculum di studi scolastici si poggia su due storie, una applicata, quella in agraria, ed una più pura – in cui mi sono maggiormente espresso – in scienze naturali. Quando all’epoca studiavo i parassiti, e parlo di più di 40 anni fa, uno di quelli che mi aveva impressionato maggiormente è stato la mosca tsetse. Queste mosche, che appartengono al genere Glossina, e che meriterebbero un approfondimento a parte, vivono in regioni umide tropicali e subtropicali dell’Africa. Pungendo per succhiare il sangue, trasmettono una terribile malattia protozoaria, dei tripanosomi, che provocano la malattia del sonno. Questa colpisce animali vertebrati, ma anche l’uomo, dove miete circa 10.000 vittime l’anno.
All’epoca vedevo questo insetto come un incubo. Oggi, e come me molti conservazionisti, vedo anche un altro lato della medaglia: questa mosca ha fermato un pascolo distruttivo che avrebbe estinto o cancellato gran parte degli straordinari ambienti naturali africani.
Per dirla in inglese “Tsetse fly is the best game warden in Africa”. Gli esempi possono essere tantissimi. A quello della mosca tsetse possiamo aggiungere quello della malaria, trasmessa dalle zanzare Anopheles, e così via.”

“Esempi di insetti ematofagi vettori di pericolosissimi patogeni. Da sinistra a destra e da alto in basso. Phlebotomus argentipes, Anopheles gambiae, Glossina pallipes, Rhodnius prolixus. Modelli realizzati da Ecofauna per la sala dei parassiti del Museo Esapolis
Recentemente, sul web (1) è apparso un interessante intervento del professor Telmo Pievani, filosofo della scienza e grande divulgatore in tema di evoluzione, anche umana. Ha introdotto un concetto nuovo per molti, probabilmente discutibile, che mi ha fatto reagire e riflettere per l’azzardo delle conclusioni. Se ho ben capito ha detto che oggi il Covid-19 ha fatto il salto di specie, cioè è passato a noi dalle volpi volanti (pipistrelli giganti frugivori (2)), perché abbiamo talmente degradato e distrutto l’ambiente naturale che, per sopravvivere, hanno dovuto passare agli esseri umani, in quanto si sono moltiplicati nel numero e nei bisogni in modo sproporzionato. In effetti, tempo fa, mi ero occupato di studiare insetti che, visto scomparire il loro ambiente per fatti naturali o antropici hanno potuto di cambiare completamente ambiente o ospite adattandosi in poco tempo a sopravvivere in altre condizioni e su altri ospiti (3,4,5). Probabilmente questo meccanismo è comune a gran parte delle forme viventi come extrema ratio di fronte alla catastrofe.

Ecco quindi che ora la mia risposta “dimmi a cosa servi tu e ti dirò a cosa servono cimici, zanzare e virus” comincia a prendere una sfumatura diversa. Noi oggi stiamo diventando alieni invasori del nostro pianeta. Lo siamo perché ci siamo alienati rispetto agli equilibri della vita e quindi ci saranno delle conseguenze.”

“Ed è su questo scenario che vi lascio ricordandovi il famoso romanzo scritto nel 1897 da H. G. Wells, la guerra dei mondi, dal quale sono stati tratti diversi spettacoli e film. Nell’epilogo dell’ultimo di questi film, diretto da Spielberg, viene così spiegata la sconfitta degli alieni: “Quando gli invasori arrivarono e cominciarono a respirare e a nutrirsi, quegli organismi infinitesimali, che Dio nella sua saggezza aveva messo sulla Terra, iniziarono a condannarli, annientarli, distruggerli, dopo che tutte le armi e gli stratagemmi umani avevano fallito. Mediante il sacrificio di miliardi di vittime, –conclude il Dottor Enzo Moretto, Direttore del Museo Esapolis e Responsabile Scientifico della Casa delle Farfalle di Montegrotto Terme PD – l’uomo ha acquisito la sua immunità, il suo diritto alla sopravvivenza tra le infinite creature di questo pianeta. E quel diritto è suo contro ogni sfida, poiché gli uomini non vivono e non muoiono invano.””