Coronavirus: al bioparco Zoom di Torino 300 animali a rischio

Il coronavirus sta mettendo a rischio anche la vita dei 300 animali custoditi al bioparco Zoom di Torino, chiuso come tutte le altre strutture zoologiche italiane

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Il coronavirus sta mettendo a rischio anche la vita dei 300 animali custoditi al bioparco Zoom di Torino, chiuso come tutte le altre strutture zoologiche italiane, nonché la vita stessa della struttura. Gli animali – è l’appello d Zoom – hanno continuo bisogno di cure e di venir alimentati da parte del team composto da biologi, etologi e veterinari, che, nel rispetto, delle norme di prevenzione, continua incessantemente a lavorare.

Con un costo molto elevato a fronte di entrate nulle. Il mantenimento di una struttura come Zoom ha un costo annuo di oltre 5 milioni di euro, di cui oltre la meta’ destinati al costo del personale, 105 dipendenti prima che scoppiasse l’epidemia. Molti dei costi, nonostante la chiusura, non possono essere ne’ ridotti ne’ tagliati come ad esempio quelli per il benessere degli animali, dei loro habitat e il consumo energetico, per i quali si spendono oltre 1,5 milioni all’anno.

“Nonostante siano state adottate tutte le misure possibili per prevenire un risvolto catastrofico, dagli immagazzinamenti di scorte di cibo alla pianificazione del protocollo di lavoro – spiega il fondatore di Zoom, Gian Luigi Casetta – la gestione quotidiana comporta costi molto elevati per strutture che non godono di nessun sostegno economico da parte dello Stato. Il comparto dei parchi – aggiunge Casetta – visto l’azzeramento dei flussi turistici, delle attività scolastiche e dell’ingresso del pubblico, e’ in una situazione molto critica. Ci auguriamo che il Governo possa prendere in esame il problema di un comparto che, oltre a garantire molti posti di lavoro sul territorio (2.000 solo nelle istituzioni associate UizaI), ogni anno in Italia genera oltre 3 milioni di visitatori. Solo a Zoom, nel 2020 si attendevano circa 320.000 visitatori, invece, se si dovesse riaprire tra giugno e luglio, si avrebbe un calo delle visite che va dal 40 al 60% con una relativa perdita di ricavi per circa il 60%.”