Il coronavirus sparirà con l’arrivo dell’estate e con l’aumento delle temperature o si tratta solo di una leggenda metropolitana? Come il nuovo coronavirus risponderà al cambio delle stagioni rimane ancora un mistero. E i tanti studi sull’argomento sono arrivati a risultati molto contrastanti fra di loro.
La rivista New Scientist ha dedicato all’argomento un ampio articolo in cui sono state illustrate le principali ipotesi e i relativi studi di riferimento condotti da diversi team internazionali di ricercatori provenienti da molteplici istituti, come la London School of Hygiene and Tropical, l’Università di Harvard o l’University College di Londra.
“I casi di influenza sono più comuni in inverno principalmente per tre ragioni. Innanzitutto il virus è più stabile in condizioni fredde e asciutte con bassi livelli di luce UV. In secondo luogo, sono più comuni gli assembramenti in luoghi chiusi, che facilitano la diffusione virale. Infine, la carenza da vitamina D, che si acquisisce tra l’altro con la luce solare, può indebolire il nostro sistema immunitario”, spiega Francois Balloux all’University College di Londra, specificando che questi fattori potrebbero contribuire a decelerare la diffusione della pandemia in corso con l’arrivo della bella stagione.
“Le prove tuttavia sono ancora contrastanti. La stagionalità è molto difficile da prevedere”, precisa il ricercatore, ricordando uno studio diffuso lo scorso febbraio dall’Università di Harvard in cui sono stati esaminati gli effetti delle temperature e dell’umidità sulla trasmissione del virus in Cina, Tailandia, Singapore, Giappone, Corea del Sud e Taiwan. “Stando ai risultati di quella ricerca, non si evidenziano differenze significative nella velocità di trasmissione, il che significa che i numeri potrebbero non essere influenzati dalle temperature più alte”, prosegue il virologo.
“Uno studio relativo ai dati di Wuhan invece suggerisce una predisposizione del Covid-19 per le temperature estive, e una resistenza limitata in climi più freddi. Per questo gli esperti hanno suggerito di aumentare le misure di contenimento con l’aumentare delle temperature“, spiega Melanie Bannister-Tyrrell di Ausvet, una società di consulenza epidemiologica in Australia, ricordando altri 11 ricerche simili sul tema, che hanno confermato e smentito questa ipotesi.
“Stiamo studiando nuovamente le analisi utilizzando dati più recenti. Alcune ricerche sembrano suggerire che le alte temperature potranno aiutare a contenere la diffusione, mentre altre sostengono il contrario. Cercheremo di fare chiarezza“, prosegue la ricercatrice. “Il fatto che il virus stia continuando a diffondersi anche in molte zone dell’emisfero meridionale potrebbe rispondere ad alcuni interrogativi. In Australia ad esempio, dove è ancora estate, i numeri dei contagi indicano un livello corrispondente alla pandemia”, osserva Jimmy Whitworth della London School of Hygiene and Tropical Medicine, specificando però che sono ancora molti gli aspetti sconosciuti di questo patogeno.
“Esiste anche la possibilità che il Covid-19 diventi stagionale al pari di qualunque influenza. Potrebbe accadere se si dovesse stabilizzare sui normali schemi di trasmissione che caratterizzano gli altri ceppi di Coronavirus, per cui esistono diversi individui immuni al contagio”, aggiunge Michael Skinner dell’Imperial College di Londra. In assenza di prove certe, l’Organizzazione mondiale della sanità dichiara sul proprio sito web che il virus potrebbe essere diffuso in ogni parte del mondo, comprese le zone con climi caldi e umidi.


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