Crescono ancora i casi e i decessi per coronavirus in Francia. Il numero dei contagi è aumentato di 2.673 a 98.076 e le vittime sono ormai 14.967. Lo ha reso noto la direzione della Sanita’. I nuovi casi sono 2.673, i ricoverati sono 32.113. In rianimazione sono curati 6.821 pazienti, con un trend che per il 5/o giorno consecutivo continua ad essere incoraggiante: 24 pazienti in meno nelle rianimazioni rispetto a ieri.
“L’epidemia comincia a rallentare. I risultati ci sono. Gli ingressi in rianimazione diminuiscono. La speranza rinasce”: lo ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron, in un messaggio alla nazione.
“Il confinamento è prolungato fino all’11 maggio”. Dall’11 maggio riapriranno le scuole di infanzia e primarie francesi. Ha annunciato Macron, spiegando di considerarla una priorità: “non tutti i bambini hanno accesso ai sistemi digitali e all’aiuto dei genitori: la chiusura delle scuole aumenta le disuguaglianze sociali”.
Per l’Europa “è il momento della verità” e della sua “rifondazione. Le prime decisioni – ha aggiunto – sono andate nella direzione giusta, ma ora serve più ambizione”. Secondo Macron, serve una solidarietà mondiale e bisogna pensare di azzerare il debito dei paesi poveri dell’Africa. “Da soli non vinceremo mai, perché oggi a Bergamo, Madrid, Bruxelles, Londra, Pechino, New York Algeri o Dakar piangiamo i morti di uno stesso virus. Se il mondo si frammenta, è nostra responsabilità costruire sin da oggi nuove forme di solidarietà e di cooperazione”. Nel solenne messaggio dall’Eliseo, il leader francese ha invocato la necessità di una “maggiore indipendenza strategica per la nostra Europa“.
La Francia “non era chiaramente abbastanza” preparata davanti alla pandemia di coronavirus. Ha ammesso il presidente francese Emmanuel Macron, sottolineando tuttavia che “l’abbiamo affrontata”. “Noi abbiamo dovuto contrastare l’urgenza, prendere delle decisioni difficili, adattarci continuamente…Il momento ha rivelato delle lacune, delle insufficienza”, ha riconosciuto ancora Macron, parlando della scarsità di dispositivi di protezione, ma poi, “una volta che i problemi sono stati individuati, ci siamo mobilitati per produrre ed acquistare il materiale necessario”.


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