Coronavirus, lo studio: “L’idrossiclorochina non protegge completamente”

Decine di pazienti che assumono idrossiclorochina e altri trattamenti per malattie reumatologiche croniche sono stati infatti infettati da Covid-19

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L’idrossiclorochina, uno dei possibili rimedi per contrastare il Covid-19, potrebbe non proteggere del tutto. Decine di pazienti che assumono idrossiclorochina e altri trattamenti per malattie reumatologiche croniche sono stati infatti infettati da Coronavirus.

E’ quanto emerge da un’analisi preliminare della Global Rheumatology Alliance, secondo cui persone con disturbi cronici come lupus e artrite reumatoide, in cura con prodotti come l’idrossiclorochina prima ancora di ricevere la diagnosi di Covid-19, si sarebbero appunto contagiate nonostante stessero assumendo i prodotti oggi usati in via sperimentale per fare da ‘scudo’ al virus.

Lo studio – riporta il ‘Wall Street Journal’ – è sponsorizzato da una importante collaborazione internazionale fra reumatologi, che comprende un folto gruppo di accademici, clinici e pazienti che lavorano insieme. Oltre 9.500 pazienti hanno partecipato ai sondaggi, di cui quasi la metà con artrite reumatoide o lupus.

Le informazioni sui pazienti fornite dai reumatologi e pubblicate anche su ‘The Lancet Rheumatology‘ suggeriscono dunque che gli antimalarici potrebbero non proteggere adeguatamente le persone dal virus: fra i primi 110 pazienti segnalati, 69 stavano assumendo farmaci come l’idrossiclorochina per il trattamento di lupus eritematoso sistemico e artrite reumatoide, prima di ricevere la diagnosi di Covid-19.

Tuttavia, la ricerca non affronta in modo specifico se l’idrossiclorochina sia efficace nel trattamento dei sintomi del coronavirus – riconoscono i ricercatori – e un’altra limitazione al lavoro è rappresentata dal fatto che alcuni paesi che hanno fornito i dati testano solo le persone che presentano sintomi gravi.