Coronavirus, l’Oms: “La Svezia esempio di convivenza col virus, il 31 dicembre 2019 report su polmoniti sospette a Wuhan”

L'Oms domani riunirà il suo comitato d'emergenza per fare il punto sulla pandemia di coronavirus

L’Oms domani riunirà il suo comitato d’emergenza per fare il punto sulla pandemia di coronavirus. Lo ha reso noto il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus nel briefing da Ginevra.

Il numero uno dell’organismo, ripercorrendo gli ultimi tre mesi di iniziative che hanno preceduto la dichiarazione di “stato di emergenza pubblica di interesse nazionale”, ha ricordato che l’Oms ha agito “sin dall’inizio con trasparenza e responsabilità. Non ci siamo arresi e non ci arrenderemo, il nostro obiettivo è servire tutte le nazioni, tutta la comunità”.

“Oggi vorrei dedicare qualche istante a ripensare al periodo precedente l’annuncio, per essere chiari su ciò che l’Oms sapeva e su ciò che abbiamo fatto: dall’inizio abbiamo agito velocemente per affrontare questa emergenza”.

sveziaC’è la percezione che la Svezia non abbia messo in campo nessuna misura e che abbia lasciato che il virus si diffondesse nella popolazione. Nulla è più lontano dalla verità. In Svezia stanno capendo come convivere con il virus in tempo reale, il loro modello è un strategia forte di controllo e una forte fiducia e collaborazione da parte della comunità. Vedremo se sarà un modello di pieno successo o meno”. Lo evidenzia Mike Ryan, capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in conferenza stampa a Ginevra.

“La Svezia – spiega – ha implementato una forte strategia di sanità pubblica, puntando sulle misure di igiene, di distanziamento, proteggendo le persone nelle residenze assistenziali. E quello che ha differenziato molto l’approccio, è stato il rapporto con la popolazione, che ha avuto una forte volontà di aderire al distanziamento fisico e di auto-regolarsi. In questo senso le politiche pubbliche si sono basate su un’alleanza con la popolazione. In più, il sistema sanitario è sempre rimasto al giusto livello di capacità di risposta all’emergenza. Se dobbiamo arrivare a un nuovo modello di vita di ritorno alla società senza nuovi lockdown, penso che la Svezia possa essere un esempio da seguire. Dobbiamo adattarci a relazioni modulate dalla presenza del virus, dobbiamo sapere che c’è, in famiglia, in comunità e questo potrebbe cambiare il modo in cui viviamo”, ha concluso Ryan.

Penso che, dato che la proporzione di persone che ha anticorpi nel sangue è molto bassa, come confermano i primi dati sugli studi sierologici, la possibilità di un ritorno del virus è molto alta soprattutto se le misure di lockdown vengono allentate troppo presto senza sostituirle con una strategia di contact tracing, test e alleanza con i cittadini per il distanziamento fisico”.

“Il 31 dicembre 2019 – ha ricordato – l’Epidemic Intelligence System dell’Oms ha raccolto un rapporto su un gruppo di casi di polmonite di causa sconosciuta a Wuhan. Il giorno seguente, il giorno di Capodanno, l’Oms ha chiesto alla Cina ulteriori informazioni ai sensi del Regolamento sanitario internazionale e ha attivato il nostro team di supporto alla gestione delle emergenze, per coordinare la risposta attraverso la sede centrale e gli uffici regionali e nazionali. Il 2 gennaio, l’Oms ha informato la rete globale di allerta e risposta alle epidemie – o Goarn – che comprende più di 260 istituzioni in oltre 70 Paesi”.

“Il 3 gennaio – ha proseguito – la Cina ha fornito informazioni all’Oms attraverso una riunione faccia a faccia a Pechino e attraverso il Sistema di informazione sugli eventi dell’Oms istituito ai sensi del Regolamento sanitario internazionale. Il 4 gennaio, l’Oms ha segnalato il cluster di casi su Twitter. A quel punto, non erano ancora stati segnalati decessi. Il 5 gennaio, l’Oms ha condiviso informazioni tecniche dettagliate attraverso il suo sistema di informazione. Lo stesso giorno, l’Oms ha anche pubblicato la sua prima notizia pubblica sull’epidemia di malattia, con informazioni tecniche per le comunità scientifiche e di sanità pubblica, nonché per i media”.

“Il 10 e 11 gennaio – ha continuato il Dg – l’Oms ha pubblicato un pacchetto completo di linee guida su come rilevare, testare e gestire i casi e proteggere gli operatori sanitari dalla potenziale trasmissione da uomo a uomo, sulla base della nostra precedente esperienza con i coronavirus. L’11 gennaio, la Cina ha condiviso la sequenza genetica del virus e lo stesso giorno ha riportato la prima morte. Il 13 gennaio il primo caso è stato segnalato fuori dalla Cina, in Tailandia. Il 14 gennaio abbiamo dato notizia che le indagini preliminari evidenziavano la possibilità di trasmissione uomo-uomo. Il 20 e 21 gennaio il personale dell’Oms ha visitato Wuhan e il 22 ha riferito che le prove suggerivano che si stava verificando una trasmissione da uomo a uomo. Il 22 e 23 gennaio ho convocato il Comitato di emergenza, composto da 15 esperti indipendenti da tutto il mondo”.

“All’epoca erano stati segnalati 581 casi e solo 10 casi al di fuori della Cina. Il Comitato di emergenza era diviso al suo interno e non ha consigliato di dichiarare un’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale, chiedendo di essere riconvocato dopo 10 giorni o meno per consentire il tempo di raccogliere e considerare più informazioni”. Una decisione che è poi arrivata il 30 gennaio”, ha concluso Ghebreyesus.