Coronavirus, torna la paura negli Stati asiatici: Pechino a rischio, stato di emergenza per Tokyo e Osaka

Torna la paura coronavirus negli stati asiatici

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Torna la paura coronavirus negli stati asiatici. 

In Cina a Pechino diventeranno “probabilmente la normalità nel lungo periodo” le misure di “prevenzione e controllo” imposte per far fronte all’emergenza coronavirus. La capitale cinese, “centro di scambi internazionali”, è la città del gigante asiatico “più a rischio dal momento che la diffusione della pandemia di coronavirus accelera a livello globale”.

Parola di Xu Hejian, portavoce del governo municipale, secondo il quale è da escludere una revoca delle misure in tempi brevi. Non ci saranno cambiamenti nella “strategia generale di prevenzione per limitare i casi ‘importati'” di coronavirus e una “ripresa dei casi locali”, ha detto ieri Xu in dichiarazioni rilanciate oggi dai media ufficiali. La Commissione sanitaria nazionale cinese ha confermato oggi 951 casi ‘importati’ in tutto il territorio.

Non sarà un lockdown, come quello che si sta vivendo in diversi paesi del mondo tra i quali l’Italia, quello che il primo ministro Shinzo Abe dovrebbe proclamare domani nelle metropoli di Tokyo e Osaka e in cinque altre prefetture del Giappone. Il capo del governo nipponico oggi ha annunciato che dichiarerà lo “stato d’emergenza” che, giocoforza, vuol dire una serie di limitazioni, le quali però non prevedono ordini perentori, cogenti, la cui violazione comporta sanzioni. Abe, dopo una settimana di pressioni perché si avvalesse della nuova normativa sullo stato d’emergenza da lui stesso fatta approvare nell’ambito della politica per rallentare i contagi da COVID-19, ha annunciato che darà indicazione alle autorità – ovvero i governatori – delle metropoli di Tokyo e Osaka, delle prefetture di Kanagawa, Saitama, Chiba, Hyogo e Fukuoka di adottare misure d’emergenza.

“Abbiamo deciso di varare un pacchetto economico massiccio, senza precedenti, per 108mila miliardi di yen, pari al 20 per cento del Pil, per contrastare il danno enorme provocato da COVID-19”, ha spiegato il capo dell’esecutivo nipponico. Si tratta di un investimento importante per un paese che si aspettava, in questo momento, di essere sul trampolino di lancio delle Olimpiadi, sotto le luci della ribalta mondiale e che, invece, ha dovuto rimandare al prossimo anno questa attesa vetrina e deve ancora impostare una sua risposta alla sfida pandemica la quale diventa, ogni giorno di più, insidiosa.