Coronavirus, la cura con remdesivir potrebbe rappresentare una svolta? Tutto quello che sappiamo sul candidato n°1 per combattere il Covid-19

Tra i farmaci più promettenti vi è il remdesivir, che curando il coronavirus potrebbe rappresentare una svolta per il mondo intero: tutto ciò che sappiamo

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A cinque mesi dalla scoperta del nuovo coronavirus, gli occhi del mondo intero sono puntati verso ricerca di una cura. Sebbene infatti scientificamente la possibilità di un vaccino di massa è da considerarsi prematura prima della fine del 2020, quello che potrebbe rappresentare una vera svolta riguardo il termine del lockdown e a ripresa di uno stile di vita “normale” è una cura. 

Tra i farmaci più promettenti vi è il remdesivir, che tuttavia è molto discusso. Mentre gli Usa ne hanno approvato l’utilizzo altri studi mettono in guardia sull’efficacia.

A vantaggio del farmaco vi è un aumento della velocità di guarigione da Covid-19. Secondo uno studio statunitense sostenuto dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases l’uso del remdesivir accelera la guarigione da Covid-19 del 31% rispetto a chi non segue la stessa terapia. In particolare, il tempo medio di recupero è stato di 11 giorni per i pazienti trattati con remdesivir rispetto alle due settimane di coloro che, invece, avevano ricevuto placebo. I risultati hanno anche fatto notare un beneficio in termini di sopravvivenza, con un tasso di mortalità dell’8% per il gruppo trattato con remdesivir rispetto all’11,6% per il gruppo che aveva ricevuto un placebo.

Il primo partecipante allo studio è stato un americano rimpatriato dopo essere stato messo in quarantena sulla nave da crociera Diamond Princess che attracco’ a Yokohama, in Giappone. Il remdesivir è un trattamento antivirale sperimentale ad ampio spettro somministrato per 10 giorni e usato già per la cura dell’ebola. Questa molecola aveva mostrato risultati promettenti sulle cavie per il trattamento dell’infezione da Sars-CoV-2 ed e’ stato esaminato in vari studi clinici.

In favore del Remdesivir si è espresso anche il virologo Guido Silvestri, docente italiano alla Emory University di Atlanta:”Il farmaco antivirale Remdesivir funziona” contro Sars-CoV-2. Con l’annuncio dei primi dati promettenti sull’antivirale di Gilead Sciences “abbiamo avuto quella che, a mio modesto avviso, è la notizia più bella da quando è scoppiata la pandemia da Covid-19”.

Ma perché questo farmaco genera un cauto ottimismo? “In uno studio clinico l’uso di Remdesivir ha ridotto in modo statisticamente significativo il tempo medio di guarigione (definita come dimissioni dall’ospedale e ritorno alle normali attività) da 15 giorni a 11 giorni; ridotto la mortalità da 11,6% a 8,0% (riduzione del 31%, p=0.059, ai limiti della significatività statistica)”.

Ora “altri studi clinici controllati di larga scala che sono attualmente in corso chiariranno la significatività statistica del calo della mortalità da Covid-19 osservato nei 1.090 pazienti di Actt. Al momento ricordo solo che, estrapolando questi dati alla situazione italiana, una riduzione del 31% della mortalità corrisponderebbe a 8.581 vite umane salvate“.

Finora in Europa il remdesivir viene usato solo in Trial. “Il remdesivir è uno dei farmaci che sono inclusi nel Solidarity Trial” organizzato dall’Oms per studiare possibili farmaci e vaccini contro il Covid-19, “per questo raccomandiamo di usarlo in questa cornice o in quella di un protocollo di studio. Solo fra alcuni mesi sapremo di più e avremo più dati a disposizione. Per ora è un prodotto sperimentale”. Ribadisce Dorit Nitzan, coordinatore per le emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità nella Regione europea.

In realtà sono stati “molto incoraggianti” anche i test condotti anche nel Regno Unito sull’uso del Remdesivir, farmaco anti-virale nato per contrastare l’Ebola, fra i pazienti colpiti dal Covid-19. Lo confermano ieri alcuni ricercatori, pur suggerendo per ora di non spingersi oltre “un cauto ottimismo“. “I risultati dei primi nostri trial sono davvero promettenti rispetto a qualunque altro trattamento“, ha detto a Bbc Radio 4 Abdel Babiker, professore di epidemiologia e statistica medica alla Ucl di Londra, notando come i pazienti testati si siano ripresi “molto più rapidamente” di quelli sottoposti a placebo; e sebbene ammettendo che c’è ancora “un po’ di strada da fare”. Il professor Mahesh Parmar, direttore del reparto di medicina di laboratorio della stessa Ucl, si è detto da parte sua “cautamente ottimista”, invocando ora “un dibattito aperto” nella comunità scientifica internazionale. Ancor più prudente Brian Angus, docente di infettivologia a Oxford, secondo cui al momento il Remdesivir fa rilevare “alcuni effetti positivi, ma non miracolosi” e occorre una più ampia raccolta di dati.

coronavirus 01Tuttavia altri esperti invitano alla prudenza“Inutile lasciarsi confondere da notizie contrastanti, da un lato entusiastiche e dall’altro deludenti, sull’efficacia del farmaco remdesivir contro il nuovo coronavirus. Aspettiamo di avere più dati in studi pubblicati su riviste scientifiche e non giudichiamo da semplici voci“. Ha detto all’AGI il farmacologo Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.

“Remdesivir è un farmaco antivirale, testato in passato contro la Sars, la Mers e l’Ebola“, dice l’esperto. Come tutti gli antivirali l’obiettivo è quello di colpire direttamente il virus. Ci sono indicazioni – continua – che remdesivir impedisca la replicazione del virus, in modo simile a come fanno i farmaci sviluppati contro l’Hiv. Ad oggi abbiamo davvero pochi dati che ci consentano di prevederne l’efficacia o l’eventuale insorgenza di effetti collaterali, che credo siano simili a quelli di altri antivirali, come ad esempio malessere generale“. Per avere un’idea più chiara sul farmaco bisognerà quindi aspettare. A mio avviso entro fine maggio avremo i dati della sperimentazione attualmente in corso in Italia e allora avremo qualcosa su cui valutare l’efficacia del farmaco”, dice Garattini. “Per adesso ci sono solo voci e impressioni”, conclude.

La società che produce remdesivir si sta muovendo molto rapidamente per assicurare il farmaco ai pazienti, ha affermato il CEO dell’azienda. “Mi aspetto che agiranno molto rapidamente”, ha dichiarato l’amministratore delegato della Gilead Sciences Daniel O’Day della FDA, “e siamo preparati come azienda per assicurare questo medicinale al maggior numero possibile di pazienti, una volta ottenuta l’approvazione. ” O’Day ha osservato che attualmente remdesivir è destinato a pazienti “gravi” di coronavirus che sono ricoverati in ospedale, ma gli scienziati dell’azienda stanno cercando di capire se i farmaci potrebbero funzionare per curare i pazienti che si trovano nelle fasi iniziali della malattia, al fine di evitarne un peggioramento.

CoronavirusLo studio che mette in discussione il funzionamento di remdesivir nella cura per contrastare il Covid-19.  Al contrario, in Cina è stato condotto uno studio che ha mostrato come l’utilizzo di tale farmaco non apportasse alcun progresso nella cura della patologia. In realtà il numero di pazienti osservati è stato inferiore (237 vs 1080), inoltre vi è un’altra differenza fondamentale: nello studio Usa il remdesivir è stato somministrato nella prima fase della malattia.

Ricordiamo infatti che il coronavirus si manifesta in due fasi, la prima, subito dopo la comparsa dei sintomi nella quale l’utilizzo di un antivirale potrebbe essere determinante per ostacolare la replicazione del virus all’interno delle cellule umane, e la seconda, quando l’infezione è ormai in uno stadio avanzato. In questo caso il sistema immunitaria produce in maniera spropositata citochine al fine di liberarsi della stessa infezione, ma questo provoca gravi danni ai polmoni: in questa seconda fase è dunque fondamentale l’utilizzo di antinfiammatori per ridurre la tempesta di citochine (in tale situazione è risultato determinante l’uso del tocilizumab, sperimentato anche in Italia, il quale permetteva una rapida ripresa anche nei casi più gravi, ndr).

In estrema sintesi quindi occorrerà pazientare fino a fine maggio per avere dei risultati sperimentali dettagliati e scongiurare la comparsa di rischiosi effetti collaterali, ma se la scienza darà l’ok, il remdesivir potrebbe essere utilizzato anche nelle fasi iniziali della patologia, evitando le complicazioni e rappresentando una vera e propria svolta nella lotta al nuovo coronavirus che, da pericoloso virus pandemico potrebbe essere declassato a semplice virus influenzale.