Coronavirus, arriva la conferma della scienza: gli anticoagulanti come l’eparina sono determinanti nella cura del Covid

I farmaci anticoagulanti potrebbero favorire la guarigione dalla sindrome Covid, aumentando le chance di sopravvivere nei pazienti più gravi

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I farmaci anticoagulanti (come l’eparina, attualmente in studio anche in Italia sui pazienti Covid) potrebbero favorire la guarigione dalla sindrome Covid, aumentando le chance di sopravvivere nei pazienti più gravi ricoverati per la malattia, sia in terapia intensiva sia in reparto.

Una prima conferma arriva da uno studio condotto presso il Mount Sinai COVID Informatics Center e pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, che ha riguardato dati relativi a 2773 casi di Covid in 5 ospedali di New York. Diverse evidenze cliniche nel mondo hanno ormai ampiamente mostrato che la sindrome Covid si associa a un insolito rischio di embolia, cioé di sviluppare dei trombi (coaguli di sangue che bloccano la circolazione). Per questo i medici impegnati a fronteggiare l’emergenza in più parti del mondo, Italia compresa, hanno pensato agli anticoagulanti per prevenire e contrastare i trombi.

Lo studio mostra che gli anticoagulanti (presi per bocca o per iniezione sottocutanea o endovena) aumentano le chance di guarigione e aumentano la sopravvivenza dei pazienti più gravi. E’ emerso ad esempio che il 62,7% dei pazienti intubati (in terapia intensiva) non trattati con anticoagulanti non ce l’ha fatta, contro il 29,1% dei pazienti intubati e trattati con questi farmaci. “La ricerca dimostra che gli anticoagulanti potrebbero giocare un ruolo di primo piano nella cura dei pazienti ospedalizzati per COVID-19 e che potrebbero prevenire eventi fatali associati al coronavirus, incluso infarto, ictus e embolie polmonari” – sottolinea Valentin Fusterl, autore principale del lavoro. “Usarli – continua – dovrebbe essere un intervento da considerare quando un paziente COVID-19 arriva al pronto soccorso, sempre pero’ considerando il rapporto rischi/benefici per ciascun paziente”.