Coronavirus, il Primario del Sacco: “Ecco come affrontare la fase 2”

"Agire oggi per mitigare i rischi che potrebbero presentarsi in futuro" è il senso del progetto 'Covid-19"

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Primo: seguire le tracce molecolari del coronavirus responsabile di Covid-19, per capire in che modo si è diffuso nel Nord Italia. Secondo: testare nuovi farmaci potenzialmente efficaci. Costruendo una banca dati sempre più solida e nutrita su come Sars-CoV-2 si è evoluto e individuandone le eventuali varianti, selezionate nel corso della circolazione epidemica o per effetto delle terapie finora impiegate. L’università Statale di Milano, con il gruppo di Massimo Galli, è in prima linea per battere tutte le strade di quella che l’infettivologo definisce “fase 2 della ricerca sul virus”.

Che fra gli obiettivi finali ha la messa a punto di un vaccino sicuro e protettivo. “Agire oggi per mitigare i rischi che potrebbero presentarsi in futuro” è il senso del progetto ‘Covid-19: oltre l’emergenza’, che Fondazione Sodalitas ha definito insieme al Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche ‘Luigi Sacco’ di UniMi, diretto da Galli. La ricerca verrà sviluppata grazie a 5 imprese associate a Fondazione Sodalitas: Falck Renewables, Groupe Roullier Zone Italie, Saint-Gobain, Smeg e Whirlpool, che hanno scelto di impegnarsi direttamente e sostenerne per intero la realizzazione. Il loro supporto permetterà, questa è la speranza, di “offrire al sistema sanitario nazionale le possibili risposte farmacologiche di volta in volta efficaci per affrontare eventuali nuovi focolai di Covid-19”.

“La prima parte del progetto – dettaglia una nota – sarà dedicata a eseguire la tracciatura epidemiologica molecolare di Sars-CoV-2 con l’obiettivo di studiarne il patrimonio genetico per ricostruire l’origine dell’epidemia, e definirne l’andamento e le traiettorie di dispersione nel territorio del Nord Italia. Ciò avverrà attraverso la mappatura molecolare del virus stesso, isolando e sequenziando ceppi ottenuti da pazienti ricoverati nelle strutture ospedaliere, e la successiva ricostruzione dell’albero filogenetico e filogeografico per evidenziare i percorsi dell’epidemia. La seconda parte sarà quindi rivolta a mettere a punto le possibili risposte farmacologiche basate su una serie di composti antivirali e a testarne direttamente l’efficacia in vitro”.

“Allo stato attuale delle conoscenze – ricorda Galli – l’intera epidemia in Italia sembra essere stata il prodotto di una sola introduzione del virus, che ha avuto la capacità di causare un enorme numero di contagi prima ancora che la presenza dell’infezione venisse identificata. La ricerca già in corso saprà confermarci se è stato davvero così, o se abbiamo avuto altre introduzioni significative in grado di determinare contagi secondari nel nostro Paese. Un’informazione importante per meglio capire come il virus si è diffuso”.

“Ancora più importante – prosegue il docente della Statale di Milano e primario dell’ospedale Sacco – sarà formare una base di dati per continuare le ricerche su come il virus si è evoluto, su quale peso sulla sua evoluzione ha avuto la pressione del sistema immunitario dei suoi ormai numerosissimi ospiti umani, se sono state di conseguenza selezionate eventuali varianti, magari anche dalle terapie fino ad ora utilizzate. Questo tipo di informazioni sono molto importanti per la fase 2 della ricerca sul virus, in considerazione dei molti obiettivi, compresi gli studi sui vaccini”.

“Le 5 aziende associate a Fondazione Sodalitas – dichiara il presidente Enrico Falck – hanno voluto sostenere questa ricerca perché affronta l’emergenza in corso secondo un approccio di sostenibilità fondamentale non farci trovare impreparati di fronte a una nuova possibile ripresa epidemica di Covid-19: le imprese possono dare anche in questa circostanza un contributo necessario per costruire risposte efficaci e sostenibili in una prospettiva di lungo termine”.