Coronavirus e fase 2, le Regioni chiedono di riaprire l’11 ma il Governo dice no: “se ne parla il 18, con differenziazioni regionali in base ai contagi”

La linea del governo: prima del 18 maggio non si riapre nulla, perché servono almeno due settimane per valutare gli effetti sulla curva del contagio dell'allentamento delle misure

MeteoWeb

Le Regioni insistono nel chiedere che gia’ lunedi’ 11 maggio sia consentito ai negozi di riprendere le attivita’, ma il governo frena: prima del 18 maggio non si riapre nulla, perche’ servono almeno due settimane per valutare gli effetti sulla curva del contagio dell’allentamento delle misure deciso con il Dpcm del 4 maggio. La decisione sembra un compromesso tra le regioni che non forzeranno la mano prima e il governo che anticipera’ la data al 18 maggio per l’apertura di bar, ristoranti e parrucchieri, prevista per l’1 giugno.

Sulla decisione finale, in ogni caso, influiranno i dati: se dal monitoraggio dovesse emergere una risalita dell’R con zero e degli altri parametri indicati nella circolare del ministero della Salute per valutare l’indice di rischio, tutto il discorso sulle riaperture andra’ rivisto. Viceversa, se i numeri saranno positivi, si procedera’ secondo il programma prestabilito e illustrato dal ministro delle Autonomie Francesco Boccia in Conferenza Stato Regioni e appoggiato anche dall’Anci, l’Associazione dei Comuni, con i sindaci che hanno rinunciato anche ad alcuni loro poteri e prerogative per rispettare le linee guida nazionali. A partire da lunedi’ 11 maggio ci sara’ l’esame dei dati da parte del ministero della Salute e degli esperti dell’Istituto superiore di Sanita’ e in base a quelli, ha spiegato Boccia, dal 18 maggio saranno “possibili differenziazioni regionali nelle riaperture, anche in base alle linee guida dell’Inail”. Le misure, cioè, saranno allentare non in maniera uniforme a livello nazionale ma si interverra’ su base regionale a seconda di quel che dicono i dati.

Come chiesto dai governatori, inoltre, il governo sarebbe disponibile a concedere dal 18 maggio in avanti una sorta di ‘liberalizzazione’ delle decisioni sulle riaperture successive. Nell’ordine del giorno inviato al governo, la Conferenza delle Regioni ha scritto: “Chiediamo che entro il 17 maggio venga adottato un nuovo Dpcm con il coinvolgimento delle Regioni per consentire alle Regioni stesse di procedere autonomamente, sulla base delle valutazioni delle strutture tecniche e scientifiche dei rispettivi territori, a regolare le riaperture delle attivita'”. A sostegno della loro richiesta di far ripartire da lunedi’ i “settori del commercio al dettaglio”, i governatori hanno poi sottolineato come siano gia’ stati “gia’ sottoscritti e in corso di sottoscrizione i protocolli per l’individuazione delle misure di sicurezza con le parti sociali a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici in tutti i settori economici”. Ma il Comitato tecnico scientifico – di cui fa parte l’Inail – sta ancora lavorando proprio alle ‘regole’ per bar, ristoranti, negozi.

Nelle prossime ore inoltre, gli esperti inizieranno a valutare la bozza del protocollo inviato dal ministero dell’Istruzione e contenente una serie di misure per il rientro a scuola a settembre: utilizzo di mascherine, orari differenziati di ingresso (classi diverse ogni 15 minuti), possibilita’ di misurare la temperatura agli studenti, percorsi protetti e obbligati all’interno degli istituti, sanificazione di tutti gli ambienti e in particolare mense, bagni e palestre, divieto di accesso agli estranei, genitori compresi.