Coronavirus: cos’hanno in comune Wuhan e il Nord Italia?

A 5 mesi dall'inizio dell'emergenza coronavirus, ci si chiede cos'hanno in comune Wuhan e il Nord Italia e si pensa all'inquinamento

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A 5 mesi dall’inizio dell’emergenza coronavirus, si cerca di capire come mai i focolai siano esplosi con estrema violenza in alcune zone piuttosto che in altre. E il primo confronto che salta all’occhio è quello tra Wuhan e il Nord Italia. Cos’hanno in comune questi due territori? In primis la qualità dell’aria. Non a caso la comunità scientifica è impegnata nello studio di queste due zone geografiche con lo scopo di capire se, ed eventualmente quanto, l’inquinamento si può collegare con la diffusione del nuovo coronavirus e con la mortalità.

In una lettera pubblicata lo scorso febbraio sul British Medical Journal, Giovanni Ghirga, membro dell’Associazione medici per l’ambiente, scrive che “esiste un denominatore comune nella maggior parte dei paesi e delle aree di ciascun paese con gravi casi di infezione da Covid-19: Cina, Corea del Sud, Iran e Nord Italia”. E che questo fattore di rischio comune è un indice di qualità dell’aria basso.

“L’inquinamento atmosferico è stato associato all’aumento delle infezioni del tratto respiratorio”, dice. Tra le aree “sorvegliate speciali” su questo fronte ci sono anche New York, la zona di Qom in Iran, Tokyo, Seattle, Londra, Parigi. Tra le analogie individuate da uno studio dell’Università del Maryland, oltre alla latitudine, alle temperature e all’umidità, ci sono i livelli di inquinamento.

In un articolo del Washington Post, alcuni ricercatori dell’Università della California hanno ricordato che ipotesi simili sono state fatte anche sulla Sars, scoppiata in Cina nel 2003. All’epoca la malattia si era rivelata più nociva e mortale nelle regioni con una qualita’ dell’aria peggiore.

Per gli esperti il motivo è da ricercare nei polmoni: le polveri inquinanti si accumulano sui “macrofagi alveolari”, le cosiddette cellule della polvere, che, di conseguenza, non riescono più a svolgere al meglio la loro funzione, soprattutto in presenza di malattie o infezioni. Qualcosa che già anni fa aveva dimostrato una ricerca cinese dell’Università Tsinghua, secondo la quale le polveri sottili provocano danni epiteliali delle vie aeree, rallentano i macrofagi che dovrebbero liberarci dai virus e scatenano la produzione di citochine, molecole messaggere che hanno, tra gli altri, l’effetto di allertare i globuli bianchi in presenza di un’infezione. Però possono anche causare lesioni gravi a tessuti e organi. Sarebbe proprio a causa di questa reazione che i pazienti con coronavirus possono aggravarsi all’improvviso.