Cosa (non) ci ha insegnato il Coronavirus

Se la pandemia di Coronavirus non basta a sradicare l'ottusità del fatalismo dilagante. E foriero di nuove catastrofi

MeteoWeb

La più grande lezione del Coronavirus è l’attenzione a non sottovalutare mai i rischi di eventi calamitosi. Perchè se non avessimo sottovalutato la minaccia della pandemia quando, a Gennaio e Febbraio, eravamo ancora in tempo a prendere le misure necessarie per prevenire il disastro, non avremmo pianto un numero di vittime così alto. Invece il denominatore comuni di tutti i Paesi più colpiti dal Covid-19 è stato la sottovalutazione del fenomeno: dalla Cina, che zittiva i medici quando lanciavano l’allarme e rallentava l’adozione di misure destinate a frenare il contagio, all’Italia dove mentre il virus era già arrivato i politici erano impegnati a “combattere l’allarmismo“, organizzando aperitivi contro la paura, abbracci ai cinesi e manifestazioni di massa che hanno ulteriormente aggravato il problema, moltiplicando il contagio nelle zone più colpite.

Quello che è accaduto in Cina e in Italia si è replicato anche in Francia, in Spagna, in Gran Bretagna, in Belgio, nei Paesi Bassi, negli USA, in Brasile: tutti i Paesi più colpiti, hanno sottovalutato il rischio della pandemia. Al contrario di Germania e Russia, che invece hanno agito per tempo e hanno limitato i danni. Proprio nei Paesi in cui la pandemia è stata sottovalutata, successivamente si sono adottate le misure più rigide e restrittive per arginarla passando dalla sottovalutazione all’esagerazione opposta. Dallo scetticismo al panico, dal fatalismo alla strategia del terrore. L’abbiamo vissuto sulla nostra pelle in Italia, dove gli stessi politici che a Gennaio e Febbraio sottovalutavano il rischio, hanno poi disposto il lockdown più rigido al mondo mandando i droni a inseguire i runner solitari sulle spiagge deserte, a rinchiudere in manicomio chi manifestava liberamente il proprio dissenso in modo democratico e non violento, a imporre l’utilizzo della mascherina anche all’aperto e adesso a minacciare nuove chiusure per gli assembramenti della movida nella Fase 2.

Non solo la politica, anche i cittadini hanno adottato lo stesso atteggiamento di schizofrenia: nessuno prendeva sul serio il Coronavirus a Gennaio e Febbraio, tanto che su MeteoWeb venivamo riempiti di insulti soltanto perchè ne parlavamo e mostravamo le immagini di ciò che accadeva in Cina. “Sono tutte fake news“, commentavano i più gentili. Poi, da un giorno all’altro, con il caso di Codogno abbiamo assistito all’isteria di massa, le lunghe code per la carta igienica al supermercato, le mascherine esaurite nelle farmacie, la gente barricata in casa pronta ad aggredire il passante in una “caccia all’untore” che ci ha riportato indietro di mille anni nella storia.

Il vero insegnamento del Coronavirus è proprio quello di non sottovalutare mai i rischi. Di non prendere nulla poco sul serio. Di non essere scettici e fatalisti, bensì di adottare un comportamento serio, di avere una paura razionale prima che si verifichi il peggio anzichè aspettare l’evoluzione peggiore degli eventi per poi tramutare la paura in panico irrazionale dopo che ormai la frittata è fatta.

Di avere un approccio scientifico e di non gridare mai all’allarmismo, perchè l’evoluzione della pandemia ci ha dimostrato per l’ennesima volta, dopo le alluvioni e i terremoti degli ultimi anni, che nella nostra cultura non c’è un problema di “procurato allarme“, bensì all’opposto troppe volte abbiamo pianto tanti morti che si potevano evitare perchè l’allarme era rimasto inascoltato. E chi l’aveva lanciato era stato sbeffeggiato, ridicolizzato, tacciato come una cassandra del malaugurio.

Ecco perchè non dobbiamo mai sottovalutare i rischi naturali. E dobbiamo partire dal presupposto che tutto può succedere, che tutto ciò che si è verificato nella storia – in natura – si può ripetere e con grande probabilità, o in alcuni casi assoluta certezza, si ripeterà. E’ certo che altri asteroidi si schianteranno sulla Terra come già accaduto in passato, è sicuro che devastanti terremoti colpiranno le aree esposte al rischio sismico come l’Italia, è matematico che devastanti tsunami investiranno le coste del Mediterraneo comprese quelle del nostro Paese. Così come per i fenomeni meteorologici più estremi, dagli uragani ai tornado. Questi ultimi sono prevedibili ormai con enorme precisione e affidabilità, quindi fanno un po’ meno paura proprio grazie alle previsioni meteo a cui la società si affida. Ma in ogni caso la prevenzione resta l’unica arma per limitare i danni dei disastri naturali più violenti.

allarme tsunamiInvece terremoti e maremoti non sono ancora prevedibili con precisione: sappiamo bene dove si verificheranno, ma non siamo ancora in grado di indicare il giorno, il mese o l’anno. Fatto sta che ieri notte un terremoto di magnitudo 5.5 ha colpito il mar Jonio tra Italia e Grecia, e l’INGV ha attivato il Centro Allerta Tsunami (CAT) che ha fornito al Dipartimento di Protezione Civile nazionale e agli altri Paesi del Mediterraneo un messaggio di Informazione che ha consentito di monitorare la situazione. Per fortuna lo tsunami non c’è stato. Stavolta. Ma la scienza ci dice che ci sarà. E il sismologo dirigente dell’INGV Alessandro Amato, ai microfoni di MeteoWeb, ieri ha denunciato che “la percezione del rischio maremoto nella popolazione è pressoché inesistente“, nonostante i numerosi eventi che hanno segnato la storia delle comunità siciliane, calabresi e anche pugliesi.

Lo studio scientifico condotto proprio dall’INGV conferma che la popolazione non è consapevole di questi rischi, come si può evincere anche dai commenti al nostro articolo “Tsunami in Italia: pericolo più alto in Puglia, Calabria e Sicilia orientale ma la popolazione ha una bassa percezione del rischio“:

Ci avete rotto con queste notizie false siete gli indovini del mondo ,non se ne può più sarebbe da fare di spegnere tutti cellulari per due mesi come il virus ,siccome ci sono gli abbocca pesce che ci credono ,ma andate a quel paese.

Perché questi creano solo panico ? Forse non siamo già preoccupati per altre cose?

Aoh ma che pillole ….ma basta co sti allarmismi che cavoli pero’!!!!

Ecco, allora, che il Coronavirus non ci ha insegnato nulla. Perchè evidentemente continuiamo a fare gli stessi errori che hanno provocato questo disastro. Erano “allarmismi” e “fake news“, e siamo a un passo dai 33 mila morti.