Coronavirus, il genetista Novelli: “Gli anticorpi sono un’arma versatile per profilassi e terapia”

"Gli anticorpi monoclonali sono un'arma potente e versatile per curare, ma anche per prevenire Covid-19. E lo studio del team di David Ho lo conferma"

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“Gli anticorpi monoclonali sono un’arma potente e versatile per curare, ma anche per prevenire Covid-19. E lo studio del team di David Ho lo conferma”. A sottolinearlo all’Adnkronos Salute è il genetista dell’Università di Roma Tor Vergata Giuseppe Novelli, autore di uno studio sugli anticorpi sintetici contro Sars-Cov-2, commentando la ricerca pubblicata su ‘Nature’ che ha identificato potenti anticorpi neutralizzanti nel sangue dei pazienti con Covid-19, in particolare di quelli con forme gravi.

“Si tratta di un lavoro importante – aggiunge Novelli – perché dimostra che c’è una grande diversità fra gli stessi pazienti nel produrre anticorpi di tipo diverso. Questo spiega anche come mai c’è chi risponde meglio e chi peggio all’attacco del virus”. “I ricercatori americani stilano anche una sorta di mappa dei nuovi punti deboli del virus, da attaccare attraverso vaccini, ma anche farmaci ad hoc. Si tratta di siti sensibili, molto interessanti anche per la produzione di anticorpi sintetici mirati – aggiunge il genetista, impegnato proprio in questo tipo di studi – Inoltre ci dicono che chi si ammala con forme più gravi ha una risposta anticorpale maggiore”.

Notizie interessanti per i ricercatori di tutto il mondo, che confermano come “gli anticorpi monoclonali rappresentino una strada alternativa e parallela rispetto ai vaccini, utile nella cura ma anche nella prevenzione di Covid-19, sia prima dell’esposizione che dopo”.

Novelli pensa in particolare ai focolai di Covid-19 in Rsa, ditte, negozi, famiglie: “Non abbiamo un farmaco per trattare chi è stato esposto al virus, per una sorta di profilassi. Ecco, gli anticorpi monoclonali potrebbero essere come il siero anti-tetanico per chi si è ferito ed è a rischio. Inoltre anche quando sarà disponibile il vaccino, occorre del tempo per somministrarlo e perché si sviluppi l’immunità: cosa diamo alle persone nel frattempo?”, si chiede. C’è poi il ‘nodo’ degli anziani. “I candidati vaccini stanno dimostrando di indurre una buona risposta immunitaria nei pazienti giovani e adulti. E negli anziani, che poi sono quelli più duramente colpiti dalla malattia, cosa facciamo? Ecco, in questi casi potrebbe rivelarsi utile la somministrazione di anticorpi monoclonali. Insomma, si tratta di un’arma versatile che non può mancare nel nostro arsenale contro il virus, potenzialmente utile per la profilassi e la terapia. Occorre investire in questo filone”, conclude il genetista.