Coronavirus, migranti positivi in Calabria: si temono ripercussioni sul turismo, tregua di proteste ad Amantea e si pensa al piano B

E' tregua ad Amantea, dopo il blocco della statale 18 di ieri per protestare contro il trasferimento di 24 migranti, 13 dei quali risultati positivi al coronavirus

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E’ tregua ad Amantea, dopo il blocco della statale 18 di ieri per protestare contro il trasferimento di 24 migranti, 13 dei quali risultati positivi al coronavirus. Una tregua carica di tensione giunta a conclusione di una giornata caratterizzata da incontri e prese di posizione. A cominciare da quella della presidente della Regione Calabria Jole Santelli che ha ribadito di essere pronta a chiudere i porti calabresi se non arriverà una nave da adibire a luogo di quarantena per i migranti già arrivati e per quelli che dovessero sbarcare nei prossimi giorni.

I cittadini che ieri hanno bloccato la statale 18 hanno incontrato i commissari prefettizi che gestiscono il comune dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Ma ne’ le loro rassicurazioni ne’ quelle dei componenti della task force dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza sono serviti a farli recedere. Non gli basta che i migranti siano ospitati in una palazzina presidiata dalle forze dell’ordine e dai militari dell’operazione Strade sicure giunti da Cosenza.

E neanche che nessuno dei migranti – come ha spiegato il dottor Mario Marino, a capo della task force dell’Asp – al momento ha sviluppato sintomi da coronavirus. I cittadini di Amantea vogliono che i migranti vengano trasferiti. E stasera hanno posto un ultimatum: altre 24 ore di attesa e poi, se la situazione non dovesse cambiare, torneranno a bloccare la statale.

“Non si tratta di razzismo, abbiamo sempre accolto chiunque, qui si tratta di coronavirus“, dicono in coro i manifestanti che sottolineano come la palazzina in cui sono ospitati i migranti, insieme ad un mediatore culturale e ad un’addetta alle pulizie, si trovi nel centro cittadino, accanto ad altre abitazioni dove risiedono anche molti anziani. “Di fatto – è il leit motiv della protesta – è stato costituito un focolaio a discapito di noi residenti, dei villeggianti e degli esercenti”. La paura, oltre che del virus, è anche per gli effetti economici che questa vicenda potrebbe avere.

“La storia è salita alla ribalta dei media nazionali – dicono i manifestanti, che minacciano anche un esposto alla Procura di Paola – e alcuni turisti che avevano prenotato nelle nostre strutture alberghiere hanno disdetto per paura”. Secondo alcuni operatori turistici, già da ieri sarebbero piovute disdette in ristoranti ed alberghi prenotati da tempo per il weekend. Anche i negozi avrebbero visto azzerare le presenze di turisti che, tra l’altro, starebbero vivendo con la paura di ritrovarsi all’improvviso in una “zona rossa”. I manifestanti, quindi, hanno ribadito la loro richiesta: trasferimento immediato dei migranti. “Non ci basta che la struttura venga blindata – dice uno dei cittadini – chiediamo che siano curati in una struttura piu’ idonea e lontana dal centro cittadino. Chiediamo sicurezza per noi e per loro. Viviamo di turismo e questa situazione ci ha gia’ penalizzato troppo”.

Una nave-quarantena subito a disposizione, nel giro di pochi giorni, oppure il Viminale farà’scattare il Piano B: i migranti positivi al Covid verranno accolti a terra in strutture che danno adeguate garanzie di isolamento, come le caserme. “Non vogliamo gravare sulle comunità”, ha sottolineato la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, dopo le proteste ed i blocchi stradali di Amantea (Cosenza). Attualmente c’e’ un traghetto a Porto Empedocle, il ‘Moby Zaza’, che ospita migranti contagiati.

La concessione (si parla di 1,2 milioni di euro piu’ Iva di costo per 30 giorni) e’ in scadenza ed e’ stata prorogata per altri 10 giorni in modo da consentire la conclusione del periodo di quarantena per le persone a bordo. Poi servira’ una nuova nave, da dislocare tra Sicilia e Calabria, per accogliere gli eventuali positivi che sbarcheranno nei prossimi giorni. Ma la ricerca non e’ facile.

Per il periodo estivo, con le navi quasi tutte gia’ impegnate e per la tipologia che serve, con spazi e presidi sanitari adeguati. Una prima gara, ha spiegato la ministra, “è andata deserta. Ora l’abbiamo fatta con procedura accelerata e nel giro di due giorni dovremmo vedere se c’e’ qualcuno. Penseremmo di si’ perché ci è arrivata notizia di qualche societa’ interessata”.

L’alternativa e’ quella di trovare strutture adatte a terra, che diano garanzie dal punto di vista della protezione dall’esterno e non facciano scattare rivolte tra i cittadini come avvenuto in Calabria. Il Viminale pensa quindi a sedi militari, come caserme, che saranno vigilate con un dispositivo rafforzato cui contribuiranno, come accaduto ad Amantea, anche le forze armate.

Il problema contingente del Coronavirus si inserisce naturalmente nel piu’ ampio problema della crescita dei flussi migratori, dall’Africa e dall’Est (gia’ 9mila gli arrivi nel 2020, il triplo del 2019). Con sempre piu’ sbarchi autonomi e, dunque, non controllabili. Per questo Lamorgese cerca alleati sia in Europa che nella sponda Sud del Mediterraneo. Oggi ha promosso una videoconferenza con i Commissari europei Ylva Johansson e Olive’r Varhelyi, i ministri dell’Interno di Germania, Francia, Spagna e Malta e gli omologhi di Libia, Tunisia, Algeria, Marocco e Mauritania. Una dichiarazione congiunta alla fine ha messo nero su bianco l’impegno a “ridurre la sofferenza umana, combattere lo sfruttamento delle persone vulnerabili e la perdita di vite in mare e a terra”. Saranno utilizzati, ha spiegato la ministra, “tutti gli strumenti disponibili, compresi i partenariati bilaterali per individuare e perseguire le reti criminali che sfruttano le persone piu’ vulnerabili”. All’attacco l’opposizione.

“E’ surreale – secondo Salvini – chiudere gli aeroporti e non i porti, l’unica cosa che cresce e’ lo sbarco di migranti. Vuol dire che qualcuno non sa fare il suo mestiere, che il ministro dell’Interno non e’ in grado di difendere confini italiani”.