Coronavirus, Oms: “Non è esclusa la trasmissione via aerosol ma servono più studi”

"Una trasmissione via aerosol, in particolare in luoghi chiusi affollati e inadeguatamente ventilati dove molte persone passano molto tempo con altre, non può essere esclusa", sostiene l'Oms

Una lettera firmata da oltre 250 scienziati ha sollevato un’importante questione nella lotta alla pandemia del nuovo coronavirus: il SARS-CoV-2 può trasmettersi via aerosol? Questa via di trasmissione “non puo’ essere esclusa“, ma “servono piu’ studi per investigare questa questione e capirne le implicazioni“, ha scritto l’Oms in uno ‘scientific brief’ appena pubblicato. Secondo i firmatari della lettera la trasmissione non avviene solo attraverso ‘droplet’, le gocce di saliva piu’ grandi emesse tossendo o starnutendo, ma anche con quelle piu’ piccole dovute alla respirazione, che rimangono piu’ a lungo nell’aria. Solo un piccolo numero di malattie si ritiene che siano trasmesse via aerosol, tra queste morbillo e turbercolosi, molto contagiose che richiedono grandi precauzioni.

“Ci sono stati focolai riportati di Covid-19 in alcuni luoghi chiusi – si legge – come ristoranti, nightclubs, luoghi di culto, o luoghi di lavoro in cui le persone potevano urlare, parlare o cantare. In questi casi una trasmissione via aerosol, in particolare in luoghi chiusi affollati e inadeguatamente ventilati dove molte persone passano molto tempo con altre, non puo’ essere esclusa. Servono piu’ studi per investigare questa questione e capirne le implicazioni”.

Che il Coronavirus possa essere trasmesso per via aerea durante interventi e procedure mediche è una delle possibilita’ inserite dall’Oms nelle sue linee guida sulla trasmissione del virus, che sono state aggiornate. “Alcune procedure mediche possono produrre goccioline molto piccole che possono rimanere sospese nell’aria per periodi di tempo piu’ lunghi. Quando tali procedure mediche vengono condotte su persone infette da Covid-19 in strutture sanitarie, questi aerosol possono contenere il virus e possono essere potenzialmente inalati da altri se non indossano adeguati dispositivi di protezione individuale”, si legge sul sito dell’Oms.

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