Coronavirus, l’infettivologo Matteo Bassetti: “Numero di contagi ininfluenti per il nostro sistema sanitario”

Gli ultimi numeri sui contagi da coronavirus "dal punto di vista socio sanitario sono praticamente ininfluenti per una salute pubblica come la nostra"

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Gli ultimi numeri sui contagi da coronavirus “dal punto di vista socio sanitario sono praticamente ininfluenti per una salute pubblica come la nostra. A dirlo è l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del San Martino di Genova. “Oggi ho notato con piacere che alcuni illustri colleghi, catastrofisti fino a qualche settimana fa, hanno fatto marcia indietro, mitigando i toni. Sono molto contento di questo e lo apprezzo”, precisa sul suo profilo Facebook. E avverte: “Chi fa informazione medico-divulgativa sul Covid dovrebbe avere in questa fase molta calma, una certa dose di ottimismo e molta prudenza”.

Nello specifico “l’aumento dei contagi, per fortuna non dei malati è reale, ma è più alto in numeri che in percentuale perché stanno ovviamente e giustamente aumentando i tamponi”. Il superamento della soglia psicologica di mille positivi nei giorni scorsi fa sì – prosegue il medico – che “il numero dei contagi sia simile a quello della prima quindicina di marzo, ma la percentuale di contagi sui tamponi fatti e’ 10-15 volte inferiore”.

Inoltre, “morti, ricoverati e terapie intensive non sono neppure paragonabili a quelli di inizio marzo. C’è un leggero aumento di ricoverati, non di decessi e il trend degli ultimi 3 mesi è stabilmente basso“. Gli ospedali, insomma, in questo momento sono “tranquilli“, pochi ricoveri, pochissime terapie intensive, pochi contagi in ospedale. Il primario sottolinea poi che “chi ha altri problemi di salute, necessità di fare interventi, cure, controlli, può curarsi senza problemi“: un dato “da ripetere mille volte perché alcune evidenze scientifiche mostrano un aumentano di mortalità cardiovascolare quasi triplicata per il fatto che le persone evitano di recarsi in pronto soccorso per paura di contrarre un virus, che attualmente a livello ospedaliero è sparito“.

Rimane importante la prudenza: “E’ necessario tenere la situazione sotto controllo, continuando a prevedere alcuni la mascherina nei luoghi chiusi ed in quelli aperti sovraffollati e altre precauzioni a tutti note”. Infine relativamente alla possibilità di reinfettarsi nuovamente dopo vari mesi dalla prima infezione “occorre dire che al momento è stato riportato un unico caso ad Hong Kong, pubblicato nei giorni scorsi su Clin Infect Dis”, un caso che lo specialista definisce “anedottico”, anche perché la prima infezione è stata sintomatica, la seconda invece totalmente asintomatica. “Proviamo a coglierne l’aspetto positivo“, conclude.

“Sembra assurdo che gli stessi bambini che hanno giocato tutta l’estate sulle spiagge o in piscina con i loro coetanei senza mascherine ora debbano metterle per stare in classe. Al di là della efficacia del provvedimento, credo che sia un problema di sostenibilità e buon senso“. E’ la considerazione dell’infettivologo Matteo Bassetti, primario del San Martino di Genova. Secondo il medico “bisogna fare i salti mortali per aprire le scuole e lasciarle aperte con distanziamento, mascherine, ma solo prima di entrare in classe”.

E soprattutto è necessario “un investimento nella medicina scolastica“. Più in generale “i numeri dicono che l’Italia ha gestito la situazione in maniera ottima: siamo stati il primo Paese europeo (ed il secondo mondiale, dopo la Cina) colpito da questa pandemia eppure ne siamo usciti con numeri in parte simili ed in parte migliori di molti altri che hanno avuto tempo di vedere cosa stava succedendo e prendere le precauzioni. Per una volta si puo’ essere orgogliosi della nostra reazione come Paese. Gli aumenti degli infettati di questi giorni sono molto inferiori a quelli di altri paesi europei, evidentemente stiamo continuando a controllare bene”, conclude lo specialista.