Coronavirus, il Comitato tecnico scientifico scriveva il 1 Marzo: “Stop alle strette di mano e agli abbracci, più letti in ospedale”

Il Comitato tecnico scientifico (Cts), nella seduta del 1 marzo scorso raccomandava "che tutta la popolazione, per tutta la durata dell'emergenza" evitasse "nei rapporti interpersonali strette di mano e abbracci"

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Modificare i comportamenti nella vita di tutti i giorni per difendersi da Covid-19. Il Comitato tecnico scientifico (Cts), nella seduta del 1 marzo scorso, nella sede del Dipartimento della Protezione civile, raccomandava “che tutta la popolazione, per tutta la durata dell’emergenza” evitasse “nei rapporti interpersonali strette di mano e abbracci”.

E’ quanto emerge dal verbale n.14 desecretato e pubblicato sul sito della Fondazione Luigi Einaudi. Non solo, considerato l’impegno degli operatori nelle zone colpite “deve essere pianificato un programma di turnazione, reclutando anche operatori che svolgono attività in altre aree del Paese meno” colpite. Si raccomanda, inoltre, di rafforzare la sorveglianza nelle Regioni con “casi riconducibili a catene di trasmissione note”.

All’epoca la situazione era in evoluzione e “si potranno adottare tempestivamente ulteriori provvedimenti di contenimento”, scrivevano gli esperti. Su richiesta delle Regioni Liguria e Marche, il Cts rispondeva che “le misure di contenimento possono essere applicate anche all’ambito provinciale, laddove c’è presenza di focolai di trasmissione locale”.

In particolare sono giudicate “appropriate” le richieste relative a Savona e Pesaro, dove secondo il Cts vanno “applicate le misure previste per le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna al di fuori della zona rossa“. La situazione lombarda aveva inoltre portato gli esperti a invocare un incremento dei “posti letto a livello nazionale” e “nel minor tempo possibile, in strutture pubbliche e private accreditate”.

Gli esperti ritenevano necessario attivare un modello di cooperazione interregionale coordinato a livello nazionale. Ma anche un incremento a livello regionale del 50% dei posti letto in terapia intensiva. E del 100% dei posti letto in reparti di pneumologia e in reparti di malattie infettive, isolati e allestiti con la dotazione necessaria per il supporto ventilatorio”.

Letti sicuri “anche attraverso la rimodulazione locale delle attività ospedaliere”. Il Cts riteneva inoltre necessario “ridistribuire il personale sanitario destinato all’assistenza, prevedendo un percorso formativo ‘rapido’ qualificante per il supporto respiratorio per infermieri e medici, da dedicare alle aree di sub intensiva“, attraverso corsi Fad (formazione a distanza) presso l’Iss.

Quanto all’uso di strutture private e accreditate, questo “dovrà essere valutato prioritariamente, per ridurre la pressione sulle strutture pubbliche, mediante trasferimento e presa in carico di pazienti non affetti da Covid”. Al primo caso indice, intercettato e “di cui non si conosce la fonte di trasmissione”, l’autorità competente “determina la rimodulazione dell’attività chirurgica elettiva”.

Nella stessa riunione si invita a costituire pool di anestesisti e rianimatori, da mettere a disposizione del sistema di emergenza territoriale 112/118. Infine il Cts ritiene necessario “ridefinire i percorsi di triage dei pronto soccorso con aree dedicate alla sosta temporanea dei pazienti sospetti”; di identificare “presidi Covid”; di definire “un protocollo per l’esecuzione dei tamponi”, incrementando i laboratori ad hoc, e di “definire un protocollo di sicurezza e sorveglianza degli operatori sanitari”.