Coronavirus, parla Peter Piot esperto di Ebola e Aids: “Siamo solo all’inizio della pandemia”

Sul coronavirus Sars-CoV-2 "abbiamo imparato molto: una delle lezioni più importanti è che dobbiamo agire presto": parla Peter Piot, esperto di Ebola e Aids

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La seconda ondata della Covid-19 con ogni probabilità non sarà l’ultima. In realtà, “siamo solo all’inizio della pandemia”, provocata dal coronavirus Sars-CoV-2, che fino all’anno scorso non era passato all’uomo. E la lotta per uscirne sarà “lunga“, visto che c’è un solo virus che attacca l’uomo che è stato “eradicato“, nella storia, il vaiolo. A spiegarlo, in videoconferenza stampa al termine del collegio dei commissari, è stato Peter Piot, microbiologo belga noto per le sue ricerche su Ebola e Aids, direttore della London School of Hygiene and Tropical Medicine, tra i consulenti speciali della Commissione per la Covid-19.

In Europa, ha detto Piot, “la situazione è molto seria e rischia di peggiorare, se non adottiamo misure più drastiche. I numeri sono impressionanti e si tratta di persone. Crescono anche i decessi. Circa mille persone al giorno muoiono di Covid-19: e sono persone“. Nel Vecchio Continente, ha sottolineato, “sempre più famiglie sono colpite, non è solo una cosa che è là fuori ed è marginale. La notizia positiva è che la mortalità, il rischio di morire, in ospedale, è stato dimezzato rispetto alla scorsa primavera”.

Ora, dice Piot, “abbiamo più esperienza ed è stato fatto qualche progresso nei trattamenti, anche se non abbiamo ancora una vera cura. Ma se in un Paese 500 o 1.000 persone vengono ricoverate, è come se un ospedale venisse chiuso per gli altri malati, che richiedono interventi chirurgici e altri trattamenti. Questo ha un impatto su molti aspetti, non solo per la Covid“. E la malattia provocata dal coronavirus Sars-CoV-2, sottolinea Piot, “non è un’influenza: sempre più persone soffrono di una Covid lunga, e so di che cosa parlo. L’ho avuta io stesso, per quattro mesi: ero esausto, con complicazioni cardiache”. Insomma, continua Piot, “è una cosa che resterà con noi per un po’ di tempo. Dove stiamo andando? Parlando francamente, anche se è preoccupante, siamo veramente all’inizio di questa pandemia: non dimentichiamo che c’era un mondo prima della Covid, appena all’inizio di quest’anno”.

E, aggiunge Piot, “c’è un solo virus che infetta gli esseri umani che è stato eradicato – ricorda Piot – ed è il vaiolo. Con la poliomielite ci siamo vicini”. Sul coronavirus Sars-CoV-2 “abbiamo imparato molto: una delle lezioni più importanti è che dobbiamo agire presto. Per lo scienziato, “non dobbiamo aspettare che la gente inizi a morire, con grandi numeri, perché questo segue circa 3-4 settimane dopo l’aumento dei contagi. Ed è sicuro come la notte segue il giorno. Dobbiamo agire quando aumentano i casi, non quando la gente muore”. “Se allentiamo troppo le misure – avverte Piot – allora paghiamo un prezzo elevato. Non esiste la bacchetta magica: vorrei che ci fosse, ma non c’è”.

Per combattere la pandemia, dice ancora Piot, “ci sono una serie di misure, che funzionano solo se tutti le seguono, come le mascherine. Se le indossa solo una minoranza, e nell’Ue lo fa il 60% della popolazione, non ha impatto: dobbiamo salire al 95%, come a Singapore”. “Capisco totalmente la stanchezza da Covid – continua – ma non è che si fa un mese o due di lockdown e poi tutto andrà bene. Ho paura che non sia così: servono sforzi molto più lunghi. E’ una situazione molto seria, ma il futuro dell’epidemia dipende dalle risposte che daremo, a livello nazionale, cosa importantissima”. “Ma dipende anche dalla comunità da altre parti della società: abbiamo una lunga strada da fare, ma dipende dalle azioni che adotteremo se riusciremo a rendere l’Europa sicura di nuovo”, conclude Piot.