Coronavirus, vicesindaco di Azzano racconta il suo ricovero a New York: “Conto di 100mila dollari per 17 giorni”

"Centomila dollari di ospedale più 2.500 per gli 800 metri in ambulanza. Per fortuna, e ringrazio la mia azienda, ero assicurato ma in quel momento il timore era forte anche a casa, con il costo di 8.000 dollari al giorno in terapia intensiva"

Ammalarsi di Covid-19 è sempre brutto, ma se succede a 6.890 Km da casa è ancora più traumatico. Anche se questi 6.890Km corrispondono alla Grande Mela. Anzi, forse ancora di più considerando il differente approccio all’assistenza sanitaria.

Francesco Persico, 33enne e vicesindaco di Azzano San Paolo, di lavoro fa l’elettricista della Automazione 2001: si trovava a New York, dove si era recato per lavoro. Doveva costruire un grattacielo. Il 28 febbraio era partito per la Despe demolizioni con un collega dell’azienda, altri due elettricisti e due meccanici.

“Dopo una settimana ho avuto la febbre, ma come per la classica influenza. Ho preso la tachipirina. Dopo 3-4 giorni non passava, avevo capogiri e mal di testa. Poi stavo benissimo e la domenica con i colleghi siamo andati a vedere la partita di basket”, racconta Francesco al Corriere della Sera. Il giorno dopo le febbre è salita e sono scattati i sospetti. Uno dei colleghi ha consigliato di chiamare qualcuno, e poiché dall’albergo non hanno voluto mandare il medico, “abbiamo chiamato il 911″.

In stato confusionale e con la febbre a 41°, Francesco ricorda ancora quei momenti: i due infermieri del 911 bardati con tute, mascherine e visiere, e di aver percorso tre curve in ambulanza per arrivare all’ospedale Mount Sinai West e la fatidica domanda, la prima che gli è stata rivolta. “Con che cosa paga?”.

Per fortuna il vicesindaco di Azzano San Paolo era assicurato dall’azienda. Un dettaglio che in quel caso avrebbe fatto la differenza tra la vita e la morte. Quando gli sarebbe costato curarsi da solo? Per curiosità ha voluto saperlo:Centomila dollari di ospedale più 2.500 per gli 800 metri in ambulanza. Per fortuna, e ringrazio la mia azienda, ero assicurato ma in quel momento il timore era forte anche a casa, con il costo di 8.000 dollari al giorno in terapia intensiva”. Anche se ha persino rischiato, racconta: “Una clausola diceva che l’assicurazione non avrebbe pagato se l’Oms avesse dichiarato la pandemia globale. La mia fortuna è essere stato ricoverato prima”.

Francesco si definisce il paziente zero in quell’ospedale. Non erano preparati: ho aspettato mezz’ora sull’ambulanza, il personale ha allestito uno spazio lì per lì, mi hanno trasferito nel reparto di malattie infettive. Da me entravano protetti ma poi, li vedevo dal vetro, si cambiavano in corridoio. Mi hanno trasferito in terapia intensiva, con la maschera facciale dell’ossigeno. Devo dire che ho ricevuto molte attenzioni, se penso alle immagini di Bergamo con i tutti quei pazienti tutti insieme perché non c’era posto”.

Ricoverato il 9 marzo, ha lasciato l’ospedale il 25 marzo: “Quando sono stato dimesso non mi hanno fatto il tampone, dovevo rimanere 7 giorni in quarantena in hotel”. E racconta di come la pandemia stesse iniziando a cambiare la città di New York. “Sotto la porta della camera dell’albergo ci hanno infilato un biglietto con scritto che avremmo dovuto andarcene perché chiudevano. Ci siamo spostati e anche nel secondo albergo è successa la stessa cosa. Sono rientrato il 4 aprile, con un volo Alitalia per il rimpatrio dei connazionaliSono riuscito a farmi fare il primo tampone il 15 aprile a Seriate, il secondo il 22 ad Albino”.

Come tutti i pazienti Covid, vicini o lontani, anche lui ha sofferto la distanza dalla famiglia: “Mia moglie si era trasferita dai genitori, ho rivisto la bimba due mesi dopo. E poi, io che ho la delega anche alla Protezione civile, non sopportavo l’idea di non poter essere in giro ad aiutare nell’emergenza“.

Adesso sta bene e ha imparato la lezione, Rispetto a tante polemiche, non abbiamo nulla da imparare sulla serietà e capacità di gestire l’emergenza. Trump? Beh, alcune uscite come quella sulla candeggina…. Il fastidio più grande è chi prende questo virus alla leggera, i negazionisti. Non ci sono passati, per forza. Ad Azzano in tre mesi abbiamo avuto cento morti”.