Coronavirus, finalmente un Dpcm di scienza: quarantena scende a 10 giorni, asintomatici non sono più malati

Coronavirus, il nuovo Dpcm allenta le misure sulla quarantena e gli asintomatici: finalmente norme di scienza e buon senso

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E’ la svolta buona del governo Conte per la gestione della pandemia di Coronavirus. La svolta della scienza, o meglio delle misure finalmente adottate in nome della scienza. Misure che nel pieno della seconda ondata, con i contagi che aumentano di settimana in settimana, potrebbero apparire contraddittorie rispetto alla situazione epidemiologica, ma in realtà avremmo dovuto adottare già da molto tempo come hanno fatto molti altri Paesi. Il nuovo Dpcm che il premier Conte annuncerà nelle prossime ore, infatti, allenta alcuni paletti fin troppo rigidi e si adegua alle scelte già adottati da altri “big” del mondo, a partire dalla riduzione del periodo di quarantena obbligatoria.

franciaL’ha già fatto la Francia, dove già da un mese la quarantena dura soltanto 7 giorni o ma anche la Gran Bretagna, dove la London School of Hygiene and Tropical Medicine ha ribadito con uno studio scientifico che 7 giorni sono più che sufficienti per accertare lo sviluppo dei sintomi da Covid-19. Più cauti i Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti d’America, che hanno preferito indicare al Governo americano una durata di 10 giorni per la quarantena, un lasso di tempo individuato anche dalla Germania come più che utile a rispettare le massime precauzioni. E oggi l’Italia, che fin qui ha rigidamente seguito le direttive dell’Oms adottando la quarantena-fiume di 14 giorni, si adegua alle scelte americane e tedesche abbassando a 10 giorni la quarantena per chi rientra dall’estero, o per i contatti di casi positivi.

E’ bene precisare che la durata della quarantena non riguarda casi positivi accertati, bensì si tratta di persone senza alcun riscontro empirico di contagio: sono soggetti che vengono tenuti in isolamento preventivo semplicemente perchè rientrano da una determinata zona o hanno avuto un contatto con un caso positivo. Circostanze che solo in rarissimi casi determinano un contagio: si è trattato di un enorme eccesso di zelo. Che continuerà ancora, ma almeno con tempi ridotti.

Un altro passaggio importante è la differente considerazione degli asintomatici. Che da oggi anche per il Governo non sono più malati. Si tratta di oltre il 90% dei casi positivi accertati nel nostro Paese, che però la nostra legge si ostinava a considerare ammalati. E a tenere reclusi per settimane, in alcuni casi mesi, con l’assurda regola del doppio tampone negativo necessario per considerarli guariti. E restituirli alla vita normale, nonostante fossero perfettamente sani, potessero andare a scuola, al lavoro, a fare sport senza problemi e senza il minimo rischio che potessero contagiare qualcuno per via della bassa carica virale. Con il nuovo Dpcm, finalmente, cessa la regola del doppio tampone negativo e “guarigione” automatica dopo 21 giorni di decorso senza sintomi. Per la scienza era così già da tempo: quante volte gli esperti hanno ribadito che “positivo non significa malato“? Adesso finalmente se ne sono accorti anche al Governo. Meglio tardi che mai.

La confusione determinata da questi provvedimenti non è tanto legata alle scelte del nuovo Dpcm, quanto al clima di terrore instaurato in Italia da scelte allarmiste e anti-scientifiche: in molti si chiedono se fin qui avevano scherzato o se decidono cosa fare estraendo i numeri a sorte, ma in realtà erano le regole pregresse ad essere eccessivamente rigide e restrittive, in base alle evidenze scientifiche.

E così ieri sera il Comitato Tecnico Scientifico ha diffuso una nota stampa in cui riassume i risultati della riunione fatta per analizzare la ridefinizione della quarantena e dell’isolamento fiduciario. Il CTS, pur continuando ad adottare il principio di massima cautela, sottolinea quindi “l’esigenza di aggiornare il percorso diagnostico per l’identificazione dei casi positivi così come la tempestiva restituzione al contesto sociale dei soggetti diagnosticamente guariti“. Analogamente, il CTS ha ridefinito i criteri dell’isolamento fiduciario dei contatti stretti dei casi confermati positivi al virus Sars-CoV-2. Per il raggiungimento dell’obiettivo strategico connesso alla sostenibilità del sistema diagnostico dei casi di positività al virus Sars-CoV-2, il CTS “ritiene necessario il coinvolgimento anche dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta per il prezioso e fondamentale contributo che potranno assicurare nella esecuzione dei tamponi, al fine di sostenere in maniera essenziale il sistema sanitario nel Paese“. Valutate quindi le diverse condizioni e la relativa ridefinizione dei periodi di quarantena o di isolamento fiduciario. Nel dettaglio:

  • CASI POSITIVI ASINTOMATICI, diagnosi confermata da test molecolare positivo; isolamento per 10 giorni e tampone molecolare unico a fine quarantena.
  • CASI POSITIVI SINTOMATICI, diagnosi confermata da test molecolare positivo; isolamento per almeno 10 giorni (dei quali obbligatoriamente gli ultimi 3 in completa assenza di sintomi) e tampone molecolare unico a fine quarantena.
  • CASI POSITIVI ASINTOMATICI CHE NON SI NEGATIVIZZANO DOPO 21 GIORNI: diagnosi confermata da test molecolare positivo; isolamento per almeno 21 giorni, con riscontro di positivita’ al test molecolare effettuato al 10 e 17 giorno (nei casi asintomatici l’isolamento si interrompe comunque al 21 giorno in quanto le evidenze disponibili non documentano alcun caso di presenza di virus competente per la replicazione).
  • CONTATTI STRETTI: isolamento fiduciario della durata di 10 giorni e tampone antigenico rapido o molecolare.

E’ una vera e propria rivoluzione scientifica nelle modalità di fronteggiare la pandemia, che determinerà un immediato aumento dei soggetti sottoposti a test in modo particolare grazie ai tamponi molecolari ed antigenici, che sono molto più rapidi e aiuteranno molto ad individuare più in fretta i positivi e testare un numero più grande di persone.